In arrivo Exodus, il nuovo spettacolo della Compagnia di danzatori No Gravity, con la voce di Moni Ovadia

Danza e teatro nella magia dei corpi, in una suggestiva fusione di tradizione cristiana, arte rinascimentale, musica ebraica, romana, greca, aramaica e berbera impreziosita dalla voce di Moni Ovadia

In arrivo Exodus, il nuovo spettacolo della Compagnia di danzatori No Gravity, con la voce di Moni Ovadia
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Giuseppe Costigliola Modifica articolo

23 Maggio 2022 - 19.21


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Dal 26 al 29 maggio, al Teatro Olimpico di Roma, andrà in scena Exodus, il nuovo spettacolo della Compagnia No Gravity, che ancora una volta ci stupisce con le sue tecniche illusionistiche di sculpure dance e physical theatre. Il titolo di questa ardita performance si riferisce al nome della nave che portò in Palestina i futuri cittadini israeliani nel 1947, e non a caso, poiché il motivo dell’esodo, in chiave biblica, ritorna nella storia ebraica come una ricorrenza ciclica, a rappresentare il tema universale dell’immigrazione. I due protagonisti, Emiliano Pellisari e Mariana Porceddu, in arte Mariana, affrontano così insieme un nuovo viaggio iniziatico attraversando, insieme ai loro danzatori, deserti che muoiono sulla spiaggia, tempeste dell’anima, naufragi dello spirito: è questo il Mediterraneo, ove sprofonda o galleggia la nostra cultura, un’acqua che, ai nostri occhi, richiama simbolicamente un antico battesimo.

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Lo spettacolo si lega al Libro del Qohèlet, al profeta Giona, alla forza terribile del mare, alla violenza della nostra natura, al primo esodo registrato della storia, con il lungo cammino degli Ebrei, la dannazione dello spirito dei Cristiani, la coesistenza nella terra dove vivono anche i musulmani. Un viaggio di anime sospese, di dura razza, nate nell’asciutto, che, cacciate dal luogo natio, inseguono l’odore del sale. Figure senza gravità scorrono leggere come la nostra incoscienza che le ha abbandonate, pesanti come solo la colpa ed il peccato possono essere. I danzatori-acrobati della No Gravity creano nello spazio un susseguirsi di immagini che, evocando le nostre radici, raccontano una storia senza tempo, eppure assolutamente contemporanea.

In un’ora di danza e teatro che riprende nella magia dei corpi dei danzatori la grande tradizione cristiana dell’arte rinascimentale, unendosi alla musica ebraica, romana, greca, aramaica e berbera di Jordi Savall e Walter Maioli, accompagnata dalla voce fuori campo del grande Moni Ovadia, agli spettatori viene presentato un suggestivo incontro tra Oriente e Occidente, materializzato dalla fluttuante e aerea plasticità di questi notevoli artisti, sempre capaci di rapire l’occhio che li osserva nel vortice d’una fantasmagorica creatività.

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