"Tra Sacro e Sacro Monte": un viaggio unico nel teatro, l'arte e la sacralità

Andrea Chiodi, direttore artistico del festival, sul programma e l'importanza del teatro nella nostra società.

"Tra Sacro e Sacro Monte": un viaggio unico nel teatro, l'arte e la sacralità
Andrea Chiodi @Masiar Pasquali
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Tiziana Buccico Modifica articolo

4 Luglio 2023 - 09.40


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Una nuova edizione del Festival “Tra Sacro e Sacro Monte”, una sfida che si rinnova di anno in anno per raccontare attraverso dei luoghi simbolici i misteri, la vita, l’animo umano, il teatro, l’arte, un perfetto insieme di bellezza, cultura ed intrattenimento.

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Dal 6 al 27 luglio in diverse location, la kermesse racconterà con delicatezza ed intensità il rapporto con il sacro e la sacralità e le mille riflessioni che da esso derivano. Spettacoli, monologhi, viaggi attraverso testi ed autori per un pubblico ampio e diversificato, alla ricerca di emozioni e di originalità. La XIV Cappella della Via Sacra di Varese sarà di nuovo il palco a cielo aperto del Festival per consentire la maggiore capienza di spettatori. La Casa Museo Pogliaghi ospiterà, due appuntamenti di prosa nella dimora storica del poliedrico artista e collezionista. Gli appuntamenti domenicali avranno come scenario il secolare Viale delle Cappelle partendo dalla prima per continuare sino al Santuario, inoltre si terranno due eventi anche Villa Panza.

Chi è l’artefice di tutto questo? Andrea Chiodi, regista teatrale con una carriera importante, direttore artistico del Festival, pronto ogni anno, ad investire in un programma in cui crede, con passione e dedizione, alla ricerca di artisti, attori ed attrici capaci di attrarre e di stupire la platea. 

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Una chiacchierata con il direttore Chiodi alla vigilia dell’apertura, nel pieno delle prove e di quell’ansia coinvolgente che precede i grandi eventi. Questo l’incipit del Direttore artistico: “Voglio partire da questa sinossi, legata al primo spettacolo, di e con Simone Cristicchi “Paradiso. Dalle tenebre alla Luce” che presenteremo, in questa quattordicesima edizione, che vede ancora una volta grandissimi protagonisti del teatro e della cultura arrivare in cima al monte. In ogni uomo abita una nostalgia dell’infinito, un senso di separazione, un desiderio di completezza che lo spinge a cercare un senso alla propria esistenza. Il compito dell’essere umano è dare alla luce sé stesso, cercando dentro all’Inferno – che molto spesso è da lui edificato – barlumi di Paradiso: nel respiro leggero della poesia, nella magnificenza dell’arte, nelle scoperte della scienza”.

Affabile e piacevole come sempre, Chiodi, molto interessante confrontarsi con lui e ascoltare il racconto di una vita dedicata al teatro, quell’arte meravigliosa che da sempre crea una comunità unica che nasce dall’alchimia tra pubblico e artisti. 

“È stato un anno bellissimo per me, tanti lavori e successi con il Teatro del Veneto e con l’insegnamento presso il Piccolo di Milano, con tante altri lavori e progetti” – prosegue Chiodi – “finalmente dopo la pandemia, torniamo ad un teatro senza mascherine e senza la paura di ritrovarsi insieme agli altri, senza timori e mostrando sul proprio volto le emozioni”. Una ventata di positività l’inizio della nostra chiacchierata.” Ho ritrovato un pubblico partecipe, consapevole anzi direi più consapevole delle scelte e più esigente, un pubblico che ha saputo riconoscere il lavoro e la capacità di resistenza che il teatro ha manifestato durante un periodo nero e complicato per tutti. Un pubblico fatto di età diverse e gusti diversificati, un pubblico attento alla qualità e affezionato al lavoro di registi e attori. Una voglia ritrovata per il divertimento, per la riflessione, per una serata senza cellulare e serie televisive, il ritorno al teatro, la riscoperta di entrare nelle ‘vite degli altri’ attraverso la recitazione dal vivo, la scrittura di grandi e giovani autori, e la rilettura di registi tradizionali, originali o trasgressivi, la voglia di interagire con chi dal palco regala arte, bravura, passione e talento.

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Chiodi crede nella ricerca e nella sperimentazione, ha coraggio da vendere nel provare a creare un insieme di personalità e rappresentazioni in un cartellone che raccoglie generi e stili diversi di raccontare ed interpretare. Il Festival porta grandi artisti in un luogo più intimo rispetto ad un grande teatro, in un luogo che non ha nessuna separazione tra spettatori ed interpreti, 600 posti che ad ogni edizione registrano il tutto esaurito, confermando e decretando il successo e anche la partecipazione sia del territorio ma anche di chi sceglie il Festival come meta prescelta e come appuntamento imperdibile di un’estate all’insegna della profondità. 

Artisti davvero di grande prestigio e notorietà, la prova che salire su questa ‘cima’ è una sfida a cui ci si appassiona, un luogo che per alcuni è diventato casa, un ritorno gradito, un palcoscenico particolare dove poter ricevere appalusi e apprezzamenti, il vero dono che ad un artista si può fare. Apre la rassegna Simone Cristicchi, ai più noto come cantautore, oggi artista completo che unisce in un “one man show” musica e racconto. Una sua ricerca su Dante Alighieri, un percorso nell’opera, madre della nostra lingua. Cristicchi ha dichiarato alla stampa che: “il primo libro che ho rubato da piccolo era la Divina Commedia”. Porterà in scena il racconto di un viaggio interiore dall’oscurità alla luce, ispirato al Paradiso di Dante Alighieri.

“Dopo Dante raccontato da Cristicchi sarà poi Maria Paiato, una delle grandi interpreti della prosa italiana, in occasione del 150° anniversario della morte di Alessandro Manzoni, a condurci dentro una delle pagine più straordinarie della letteratura italiana classica, in cui Manzoni racconta e descrive la possibilità di cambiamento del cuore umano, uno sguardo nuovo” -dichiara Chiodi – “Una notte infinita quella dell’Innominato, interminabile, sofferta e salvifica al tempo stesso, una rinascita, la notte in cui tutto può accadere e accade. Come cambia poi lo sguardo sui più fragili, sui malati, ce lo fa scoprire, attraverso la comicità Giacomo Poretti, amico del Festival e notissimo comico italiano insieme ad Aldo e Giovanni, con “Chiedimi se sono di turno”, fortunatissimo spettacolo che, dopo aver girato l’Italia, arriva per la prima volta a Varese. Un testo irriverente, che parla di umanità con ironia e con la maestria di un attore che per la prima volta parteciperà al Festival, come ho detto sempre un Festival che racconta i tanti sguardi e le tante prospettive di un rapporto con il sacro che il teatro sa rendere fluido, stimolante, coinvolgente, un momento di cui tutti sentiamo il bisogno. Chiuderemo poi i giovedì di “Tra Sacro e Sacro Monte” con una conversazione-spettacolo con uno dei più importanti attori di cinema e teatro del nostro Paese, per la prima volta al Sacro Monte, Giancarlo Giannini, in una serata anch’essa improntata sullo sguardo che muta anche grazie alla letteratura, dal titolo “Da Dante a Leopardi, Giancarlo Giannini, una conversazione”. Un onore immenso avere Giannini ospite – prosegue Chiodi – si parlerà delle grandi questioni dell’essere umano, delle domande più profonde e complicate, in un luogo che farà da cornice perfetta, all’incontro con un mostro sacro del teatro e del cinema italiano”. Proprio quel Giancarlo Giannini che sul tema della fede e del sacro ha da poco narrato in alcune sue dichiarazioni, nel descrivere la sua amicizia con Vittorio Gassman, che la sua fede, era fonte di invidia da parte del ‘ Il Mattatore’.

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Concludendo con Chiodi:” Mi preme ricordare un altro anniversario importantissimo per noi del Festival, quello del grande autore lombardo Giovanni Testori che fin dalle prime edizioni abbiamo messo in scena e letto; per Testori ci saranno due creazioni nuove: una che risalda la collaborazione con Karakorum Teatro e prevede molte repliche le domeniche di luglio per un racconto del Viale delle Cappelle attraverso i testi di Testori e poi una rilettura della sceneggiatura per film di Amleto, scritta dallo stesso Testori  e riportata in scena per noi da Rosario Tedesco e Pasquale Di Filippo. Ritorna poi con una produzione ATIR di Serena Senigallia, un lavoro dal titolo “Grate”, una splendida storia su una suora di clausura e quindi uno sguardo ancora nuovo, forse il più vivace, con Chiara Stoppa diretta da Francesco Frongia”.

“Il teatro, per me, è un atto d’amore, una relazione amorosa, è un atto di comunione, un rito sacro” per citare Pippo Delbono e il sacro.

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