Scurati: i giornalisti Rai scioperino per dire no al fascismo che avanza e alle ombre sul Servizio Pubblico

Sarebbe un segnale di vitalità, di vitalità professionale oltre che politica, sarebbe il rinnovo di un giuramento democratico che sempre si è chiesto a chi opera in un settore che per timone ha l'articolo 21 della Costituzione. 

Scurati: i giornalisti Rai scioperino per dire no al fascismo che avanza e alle ombre sul Servizio Pubblico
Antonio Scurati
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20 Aprile 2024 - 11.32


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di Adelmina Meier

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I giornalisti RAI abbiano uno scatto, e spendano l’annunciato pacchetto di giorni di sciopero per dire NO al fascismo che avanza e addensa lunghe e pesanti ombre sul Servizio Pubblico radiotelevisivo. Sarebbe un segnale di vitalità, di vitalità professionale oltre che politica, sarebbe il rinnovo di un giuramento democratico che sempre si è chiesto a chi opera in un settore che per timone ha l’articolo 21 della Costituzione. 

Sarebbe un modo per onorare il 25 Aprile che si avvicina e che ricorda come uomini e donne seppero dare il massimo – anche giornaliste e giornalisti – per uscire dall’incubo del fascismo che gli uomini di questo potere ci ricordano, seppure in versione ridicola, ma per questo non meno pericolosa. 

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La notizia della censura al monologo sul 25 Aprile che Antonio Scurati avrebbe dovuto fare a “Che sarà”, su Rai3, non so se farà scandalo in Italia, certamente si in Europa e nel mondo democratico, già allarmato dai segnali che il governo Meloni sta dando in tema di libertà, di diritti civili: si spazia dai diritti negati alle donne a quelli sul libero pensiero. Si manganellano i giovani, si portano in tribunale i filosofi della politica, solo per averci avvertito dei rischi che corre la nostra democrazia, la nostra Repubblica. In una Rai alla deriva, che getta alle ortiche un patrimonio di professionalità e raccoglie dati allarmanti per le casse e per la stessa sopravvivenza, prima si parla di aborto escludendo le donne, come ha fatto il potente Vespa, ieri sensibile a chi era a cavallo, ora alla piccola amazzone de noantri, poi si chiude la porta in faccia ad uno storico che vorrebbe ricordarci l’Italia che seppe resistere al nazismo e ai suoi vigliacchi servitori, i fascisti. 

A chi vorrebbe instaurare in Italia un regime rozzo e violento come quello di Orban, che trascina in tribunale una donna italiana antifascista, umiliandola con catene e guinzaglio, va data una risposta ampia e decisa, di popolo. Si è discusso troppo, troppo si continua a disquisire, sulla natura di questo governo: se sono fascisti o no. Si potrebbe prendere in prestito la frase che tuonò in chiesa ai funerali del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, per bocca del cardinale di Palermo Salvatore Pappalardo: “Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur”, “Mentre a Roma si pensa sul da fare, Sagunto viene espugnata dai nemici”. Ecco, ricordiamocelo, il fascismo salì al potere anche per una irresponsabile sottovalutazione degli allarmi della Storia.

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