Tra birra, ironia e mistero: René e Georgette Magritte investigatori nel romanzo noir di Nadine Monfils
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Tra birra, ironia e mistero: René e Georgette Magritte investigatori nel romanzo noir di Nadine Monfils

Le folli indagini dei coniugi Magritte di Nadine Monfils trasforma il pittore surrealista René e la moglie Georgette in investigatori, tra noir ironico, cultura belga e humour pungente.

Tra birra, ironia e mistero: René e Georgette Magritte investigatori nel romanzo noir di Nadine Monfils
Nadine Monfils
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31 Agosto 2025 - 15.07


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di Rock Reynolds

La storica contrapposizione tra Francia e Belgio ricorda, per molti versi, quella tra Stati Uniti e Canada, tralasciando naturalmente le recenti intemerate del presidente americano Donald Trump su una possibile annessione del vicino settentrionale. Da parte dei secondi c’è una sorta di complesso di inferiorità latente, se non altro nei numeri. Da parte dei primi un ridicolo paternalismo che, non di rado, è smentito dai fatti. E poi c’è la comune questione della birra. Già, avete capito bene, la birra!

Per i canadesi, la birra americana è poco più che piscio imbevibile, brodaglia slavata, nel migliore dei casi. Mi viene in mente un divertentissimo pamphlet scritto dai fratelli Ian e Will Ferguson, How to be a Canadian, in cui alla berlina finiscono quasi tutte le smargiassate e le idiosincrasie dei vicini a stelle e strisce ma, soprattutto, la loro pessima birra. Immagino cosa direbbe un belga delle birre francesi. D’altro canto, in un paese dal territorio minuscolo come il Belgio di grandi birre, per giunta dal nome altisonante, ce ne sono tante: Jupiler, Orval, Maes Pils, Stella Artois, Chimay Leffe, Duvel, De Koninck. E potrei andare avanti a lungo con la lista. Se volete entrare nella mente di un belga e coglierne l’orgoglio nazionale – soprattutto attraverso l’esaltazione proprio della birra – Le folli indagini dei coniugi Magritte (TRE60, traduzione di Valentina Russo, pagg 283, euro 20) di Nadine Monfils è il libro che fa per voi.

Regista, romanziera, produttrice e artista a tutto tondo, Nadine Monfils vive nel nord della Francia, in Normandia, dopo aver soggiornato per anni a Montmartre, Parigi. Però, non datele della francese. È fieramente belga. Come belga era il grande pittore surrealista René Magritte che l’autrice, con l’umorismo nero che la contraddistingue anche nella vita, ha scelto di rendere protagonista insieme alla moglie Georgette di una serie di noir di successo. Forse perché di lui è stato detto che era il pittore del “mistero indefinibile”, ovvero un artista interessato a rappresentare il mistero senza chiarirne i contorni. Traumatizzato dal suicidio della madre, avvenuto quando lui aveva solo 14 anni, Magritte ha finito per essere uno tra gli artisti del Novecento più amati. Persino Paul McCartney è un suo appassionato estimatore e vanta alcune sue opere nella collezione di quadri che non in tanti sanno che possiede.

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Il Magritte a cui Nadine Monfils regala una seconda vita non è poi tanto diverso da quello che realmente calcò il palcoscenico della tragicommedia umana e vanta la stessa inguaribile curiosità – che artista sarebbe stato, se non ne fosse stato dotato? – e il medesimo humour sanguigno in cui l’autrice stessa si specchia con gusto.

La vicenda nasce da una visione del grande pittore, a una fermata del tram: una bella ragazza. Nulla di sconvolgente per chi di quando in quando chiedeva a una giovane esponente del gentil sesso di fargli da modella, solitamente discinta. Il fatto è che la ragazza della visione esiste sul serio e, dopo qualche giorno, viene trovata morta, assassinata. È l’inizio di una serie di episodi inquietanti in cui i coniugi Magritte mettono il naso.

Impostato su una chiave narrativa semiseria ma mai esageratamente sopra le righe, per non rischiare un sovradosaggio di battute che renderebbero i personaggi caricature poco credibili, Le folli indagini dei coniugi Magritte si fa apprezzare per la sua levità, oltre che per l’abbondanza di informazioni sulla cultura popolare belga che Nadine Monfils, con malcelato orgoglio, dispensa al lettore. Per esempio, la morte del poeta maledetto francese Charles Baudelaire, che si era sentito male sui gradini di una chiesa barocca di Namur, nel Belgio vallone, a causa della sifilide. Baudelaire quella chiesa l’aveva descritta come «un terribile e delizioso catafalco». Monfils si fa beffe dell’atteggiamento di superiorità dello scrittore francese: «Punizione divina? Forse per la sua avversione verso i belgi di cui aveva parlato severamente in un libello intitolato Povero Belgio!, intriso di rabbia e di odio… I fiori del male avevano avuto la meglio su di lui. La poesia può essere una pianta carnivora e, quando i versi ci divorano, resta soltanto la crudeltà delle parole». Monfils è sempre giocosa, un tratto che spicca e rende la sua prosa molto personale. Come quando fa incontrare Magritte e il cantautore e attore belga Jacques Brel, che nella realtà «non si sono mai incontrati», come mi ha confessato l’autrice, «ma che si sarebbero tranquillamente potuti incontrare. E che incontro sarebbe stato!».

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Le folli indagini dei coniugi Magritte racconta una storia fosca in cui violenza fisica e psicologica, prevalentemente ai danni di personaggi femminili, fa la parte del leone. Eppure la leggerezza resta la chiave di volta della narrazione. Ci sono sorelle che si detestano, uomini che sbavano per le sottane, gatti importuni, dipinti incompiuti, solenni bevute di birra e scorpacciate di cioccolata e altre leccornie belghe. Una tappa al bistrò è immancabile. «René amava quei posti dove tutto era permesso; a differenza del confessionale dove si espiavano i propri peccati. Lì ci si poteva dire tutto senza essere giudicati; ci si divertiva e si beveva.»

Nel romanzo si incontrano direttamente o solo per sentito dire personaggi reali come Salvador Dalì, Vincent Van Gogh, Paul Delvaux, o immaginari, , come l’eroe nazionale dei fumetti Tintin.

Nadine Monfils non è certo la prima penna a trasformare un personaggio storico in un investigatore. Giulio Leoni lo ha fatto con Dante Alighieri; Gyles Brandreth con Oscar Wilde; J.C. Briggs con Charles Dickens; Bella Ellis con le sorelle Brontë. La scrittrice francese, però, sceglie una figura davvero singolare e lo fa con amore vero, oltre che profonda conoscenza della materia. Non a caso, lei è stessa si diletta nelle arti figurative e il suo compagno Patrick è un pittore di vaglia.

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La lettura del suo romanzo – il primo della serie, nel nostro paese – è destinata a essere un’esperienza divertente e arricchente per molti: in fondo, l’intrigo e la curiosità di sapere sono la benzina della vita di tutti, a maggior ragione per un artista. Perché «un artista che non ha dubbi è come chi va in bici guardando soltanto avanti senza ammirare il paesaggio. Un giorno o l’altro va a sbattere contro il muro».

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