Un percorso tra immagine e poesia: la nuova mostra fotografica di Anna Caterina Masotti
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Un percorso tra immagine e poesia: la nuova mostra fotografica di Anna Caterina Masotti

Dal titolo "Eden. Il giardino dell’anima", la fotografa costruisce un percorso immersivo in cui natura e corpo diventano metafora di trasformazione, memoria e nuova percezione dello sguardo.

Un percorso tra immagine e poesia: la nuova mostra fotografica di Anna Caterina Masotti
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1 Febbraio 2026 - 18.20 Culture


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Bologna si apre a un’esperienza sensoriale e poetica con Eden. Il giardino dell’anima, la nuova mostra personale della fotografa Anna Caterina Masotti. L’esposizione, ospitata negli spazi suggestivi di Palazzo Tubertini fino al 12 febbraio, costruisce un dialogo profondo tra immagine, materia e introspezione, offrendo ai visitatori un percorso in cui la natura non è mera rappresentazione decorativa ma metafora di trasformazione e coscienza.

Niente è lasciato al caso: il progetto si sviluppa intorno a diciassette fotografie – numero carico di valenze simboliche legate a speranza, rinnovamento e immortalità dell’anima – stampate su leggero chiffon in seta con dettagli in Lurex dorato che va a creare dei piccoli contrappunti nell’immagine.  

Gli elementi ricorrenti nella narrazione visiva sono la farfalla, archetipo universale di metamorfosi, e i primi piani botanici con edere rampicanti, papiro e Monstera deliciosa richiamano l’Art Nouveau e il Liberty, epoche in cui il naturale si configurava come simbolo di forza e sensualità. 

Al centro di questo paesaggio, però, si trovano le figure femminili, interpretate dalla figlia dell’artista, che suggeriscono un continuum generazionale e un profondo legame con la maternità e il corpo umano diventa una forma vivente intrecciata e in dialogo con il mondo vegetale.

L’artista inoltre spiega all’Ansa: “Attraverso dettagli fugaci, una spalla nuda accarezzata da una farfalla, l’edera che si arrampica su un muro antico, la pelle che si fa corteccia, si dischiude un mondo in cui ogni forma vivente è eco dell’altra, Il corpo si fa paesaggio e la natura assume tratti umani. Nel mio progetto ogni immagine si fa ornamento, ogni frammento si lega con l’altro in un fluire armonioso di forme e sensazioni”. Le ombre svolgono un ruolo fondamentale evocando l’inconscio e le zone nascoste dell’identità, invitando a una riflessione introspettiva oltre alla mera visione.

L’allestimento stesso, tra ampie vetrate in ferro battuto, soffitti che ricordano una serra vittoriana e colonne decorate, amplifica questa sensazione di immersione: lo spazio architettonico si fonde con l’estetica delle immagini, trasformando il Palazzo in una sorta di giardino d’inverno, dove l’umano e il naturale coesistono senza gerarchie.

La mostra restituisce anche l’urgenza personale dell’artista di continuare a esprimersi attraverso la fotografia dopo la scoperta, nel 2010, di un grave problema agli occhi che l’ha sottoposta a numerosi interventi chirurgici. Da allora, come scrive lei stessa, lo sguardo sul mondo si è trasformato in una pratica necessaria e quasi compulsiva, orientata alla ricerca di nuove e alternative modalità di percezione della luce.

Eden. Il giardino dell’anima non è solo una mostra, è un’esperienza tra simboli e sussurri visivi che apre al visitatore orizzonti di significato più ampi, trasformando lo sguardo in luogo di appartenenza e presenza.

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