Yorick Festival: il buffone shakespeariano invade i musei di Roma
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Yorick Festival: il buffone shakespeariano invade i musei di Roma

Dal 7 al 17 febbraio Palazzo Esposizioni, Palazzo Altemps, Palazzo Braschi, MACRO e Teatro Torlonia diventano un teatro diffuso. Leonardo Petrillo: "Il buffone non ci consola, ci destabilizza

Yorick Festival - dal 7 al 17 febbraio - Teatro Torlonia, Palazzo Esposizioni, Palazzo Altemps, Palazzo Braschi e MACRO - intervista al direttore artistico Leonardo Petrillo di Alessia de Antoniis
Yorick Festival - dal 7 al 17 febbraio - Teatro Torlonia, Palazzo Esposizioni, Palazzo Altemps, Palazzo Braschi e MACRO - intervista al direttore artistico Leonardo Petrillo
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Alessia de Antoniis Modifica articolo

6 Febbraio 2026 - 20.19


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di Alessia de Antoniis

Il teatro esce dal teatro e invade i musei. Dal 7 al 17 febbraio 2026, sei spettacoli di drammaturgia contemporanea trasformano Palazzo Esposizioni, Palazzo Altemps, Palazzo Braschi, MACRO e Teatro Torlonia in un ecosistema performativo diffuso: è la prima edizione dello Yorick Festival, dedicato al buffone shakespeariano, ideato e diretto da Leonardo Petrillo per il Teatro di Roma.

Prodotto in collaborazione con Teatro Stabile Torino, Teatro Biondo Palermo e Fringe Italia Off (con il patrocinio del Presidente della Commissione Cultura della Camera), il festival riprende un’esperienza del 2013 quando Petrillo era direttore artistico del Carnevale Romano: “Il Carnevale per me non è folklore, è metodo – racconta Petrillo – È il momento della sospensione delle regole, del tempo del rovesciamento in cui anche la città cambia ritmo”.

Gli spettacoli arrivano da Avignone, Edimburgo e Brașov (Romania, nell’ambito del gemellaggio culturale Italia-Romania 2026), intercettando un pubblico trasversale e internazionale.

“Ci tengo a menzionare in particolare i due spettacoli che arrivano dai grandi festival internazionali – spiega Leonardo Petrillo – Da un lato c’è At Home With Will Shakespeare con Pip Utton, un attore straordinario che porta in scena un ritratto sorprendente e intimo del Bardo. Dall’altro c’è Othello, diretto e interpretato da Philippe Nicaud, un lavoro in cui la storia viene raccontata dal punto di vista di Iago, con tutta la sua ragnatela di gelosia e potere.
Accanto a questi, ci sono gli altri quattro spettacoli del programma: il mio Casanova ½, in scena al Teatro Torlonia, che è anche un omaggio a Fellini nel cinquantesimo anniversario del suo capolavoro e in qualche modo questo lavoro è un mio tributo. Poi Ulisse inside di e con Salvo Piparo, Quell’attimo di beatitudine di e con Christian di Filippo, e Viața mea din flori, ospitato a Palazzo Esposizioni, spettacolo in lingua romena”.

Yorick richiama il Fool shakespeariano: perché dedicare un festival al buffone oggi, nel 2026? Il giullare serviva ai tempi dei re…

Questo è forse il grande fraintendimento: il buffone è una figura che, se vogliamo fare una dichiarazione antropologica, non scompare mai. Cambia forma, cambia maschera, cambia linguaggio, ma resta.
Chi è il re dei buffoni che conosciamo? Totò. Zalone è un buffone di oggi. E poi Troisi. Ci sono vari modi di essere buffone.

Cosa significa essere buffone?

Significa stare in equilibrio precario tra potere e popolo, tra sacro e profano, tra commedia e tragedia: sono tutte dissonanze. Anche nei colori: i colori degli Jori sono il giallo e il verde. Il giallo è il colore dell’ambiguità, della follia, del tradimento; un oro che non è mai puro. Nel Rinascimento veniva attribuito alle cortigiane perché era talmente elegante che le dame si vergognavano di avere quelle eleganze, allora volevano farle riconoscere. Il verde è il colore della vita, della rinascita, del caos naturale, dell’istinto. Questi colori che si contrastano, come i concetti che esprime il Fool: tutte dissonanze. È una figura che non è in equilibrio perché ci vuole destabilizzare. Non ci consola, non ci rassicura. Magari ci fa ridere, però attraverso quella risata ci rende più consapevoli. E questo è il compito del teatro.

E poi esistono due tipi di buffone, non per qualità artistica ma per ciò che dice: può essere il “ruttino liberatorio” di cui parlava Dario Fo, che permette al potere di dire “vedete, non c’è censura”; oppure può essere quello che contesta davvero il sistema, sempre in modo democratico. Un tempo rischiava la lingua: nel Medioevo venivano appesi per la lingua, come monito, per aver detto ciò che non dovevano.

Qual è la verità che oggi non passa se non la fai dire a un buffone?

Non parlerei di verità assoluta, ma di libera espressione. Basti pensare a Céline, osteggiato per tutta la vita e capace di rivoluzionare la lingua con quel ritmo spezzato… è lui che ha inventato i tre puntini.
Il punto, per me, è semplice: non fare censura. Non censuriamo i buffoni. Ascoltiamo le opinioni di tutti e poi, eventualmente, contestiamo democraticamente: ma prima ascoltiamo.

E quando il Fool diventa innocuo?

Se si addomestica: allora perde forza. La Commedia dell’Arte ha perso la sua forza quando si è addomesticata per avere la sicurezza di entrare a corte.
Feci uno spettacolo a Palazzo Braschi dove raccontavo questo passaggio dalla piazza alla corte: gli attori della Commedia dell’Arte si spogliavano, cambiavano costume ed entravano a corte. E la corte, simbolicamente, diventava il palazzo stesso.
Lo spiegavo al pubblico con chiarezza: in quel momento tu diventi il buffone di corte. È un passaggio netto.

Come mette in scena Casanova senza assoluzione né tribunale? Qual è la domanda che si impone di non eludere?

C’è tutta una questione sul MeToo che va affrontata. Ma quello di Casanova, come quello di Fellini – io dedico il mio “Casanova ½” a Fellini, con il quale ho avuto il privilegio di lavorare in “Ginger e Fred” – non era maschilismo, ma un desiderio ancestrale di conoscenza, un ritorno al materno, all’infanzia, al calore delle balie. È un viaggio indietro nel tempo: tornare bambini e guardare con occhio più puro, senza pudore.
Nei suoi film, Fellini ha messo in discussione la società patriarcale, ha fatto la caricatura del matrimonio, aveva un rispetto profondo della donna. Casanova, per esempio, è il primo ad aver pensato ai consultori femminili, il primo ad aver pensato al piacere sessuale della donna.

Certo, c’è la sessualità, c’è il desiderio. Ma Fellini ha colto soprattutto uno spirito, che ho cercato di portare dentro Casanova ½. Perché, al di là del mito, Casanova è un maschio eternamente adolescente: confuso, incapace di compiersi davvero. È come un bozzolo che non riesce a diventare farfalla.
È fragile, insicuro, e cerca conferme. In questo, per certi versi, assomiglia anche a Fellini: anche lui aveva bisogno di essere accolto, chiamava le persone con nomignoli affettuosi, come un modo per cercare contatto, riconoscimento: quell’affetto che in fondo cerchiamo tutti.

Dopo Fellini, come guarda oggi l’ossessione contemporanea per l’immagine di sé?

Casanova è stato il primo influencer della storia, se vogliamo: ha pubblicizzato se stesso. E Fellini in qualche modo ha fatto lo stesso: ha creato il suo personaggio. La sciarpa rossa, il cappello… Loro pubblicizzavano il proprio prodotto come l’influencer di oggi.
Il problema è che allora non avevi la rete: era molto più complicato, un passaparola che attraversava tutta l’Europa.

Casanova ha inventato anche altro: per esempio la lotteria, proposta tra Inghilterra e Francia come sistema per salvare le finanze dello Stato. Era un genio, capace di fare cose concrete e insieme visionarie.
Ed era mille persone in una: letterato, poeta, alchimista, giocatore d’azzardo, occultista, ma anche militare, storico, spia, esperto di politica. Ha tradotto Omero e ha attraversato ruoli e mestieri, suonava il violino, viaggiava senza sosta. È difficile trovare un paragone oggi.

Quando Yorick entra nel Teatro di Roma, come si resta Fool senza diventare sistema? In una frase: qual è il suo antidoto al “carnevale autorizzato”?

Scegliere begli spettacoli. Io scelgo begli spettacoli dai festival in giro per l’Europa, e credo che anche il mio sia un bello spettacolo. Gli altri cinque che ho scelto sono spettacoli dove non faccio censura. Sono il direttore artistico, quindi la responsabilità è mia, non del teatro.

La maschera oggi libera o nasconde?

Diceva Bernard Shaw: date a un uomo una maschera e lo costringerete alla sincerità.

YORICK FESTIVAL
Ideazione e direzione artistica: Leonardo Petrillo
Produzione: Teatro di Roma – Teatro Nazionale
In collaborazione con: Teatro Stabile Torino, Teatro Biondo Palermo, Fringe Italia Off
Date: 7–17 febbraio 2026
Luoghi: Palazzo Esposizioni · Palazzo Altemps · Palazzo Braschi · Teatro Torlonia · MACRO

Programma

7-8 febbraio, Palazzo EsposizioniViața mea din flori (romeno, con sottotitoli)
9 febbraio, Palazzo AltempsQuell’attimo di beatitudine (Christian di Filippo)
9-10 febbraio, Palazzo BraschiUlisse Inside (Salvo Piparo)
12-13 febbraio, Palazzo AltempsAt Home With Will Shakespeare (inglese, Pip Utton)
12-15 febbraio, Teatro TorloniaCasanova ½ (Leonardo Petrillo)
16-17 febbraio, MACROOthello (francese, Philippe Nicaud)

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