Un festival lontano dal mondo reale
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Un festival lontano dal mondo reale

Una conduzione che ha tentato di tenere insieme tanti gusti e generi diversi. Gran silenzio sulle guerre in corso.

Un festival lontano dal mondo reale
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25 Febbraio 2026 - 01.47 Culture


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di Manuela Ballo

Dalla dedica a Pippo Baudo, dall’omaggio al maestro Vessicchio per la prima volta lontano dai cieli sanremesi e dalle papere di un’emozionatissima co-conduttrice alle prese con i problemi di dizione delle doppie consonanti, si è aperto un Festival che sembra stampato sulla tradizione. Con le canzonette cercheranno di seppellire tutte le polemiche politiche che lo hanno annunciato e in parte lanciato (panna montata ad arte?) per far crescere l’attesa e per far alzare gli indici di visione.

A tenere lontana la politica politicante è stata una donna: Gianna Capaldi Pratesi che, con parole semplici, ha raccontato la sua ultracentenaria vita, rammentando di narrare ai giovani la storia e ricordando loro che bisogna volersi bene e voler bene. Poi una caterva di spot pubblicitari tra un ospite canoro e un altro: dal palco un Tiziano Ferro in gran forma, dalla piazza un’esuberante Gaia e dalla nave da crociera un pacifico Max Pezzali.

Pochi i punti polemici e pochi anche i richiami, se non sbiaditi, alla grave situazione di Gaza e alla ricorrenza dell’inizio della guerra in Ucraina, forse solo in una canzone, “Stella,stellina” di Meta, si è tentato di ricordare con tenerezza il terribile destino dei bambini di Gaza. Poi l’amarcord con il nuovo Sandokan, Can Yaman, e più che altro con il vecchio , Kabir Bedi tanto che lo stesso Carlo Conti è stato costretto a presentarlo come una “carrambata”.

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In conferenza stampa il gran maestro di questa kermesse, Carlo Conti, ha dichiarato di essere cristiano e democratico, cioè democristiano. Lo ha dimostrato legando tutto, stringendo le mani a tutti e facendo scivolare via una serata senza avere scossoni e tutt’al più ricorrendo a qualche struggente amarcord. Un Festival che cerca di mescolare ogni cosa: generazioni, generi e gusti in un cocktail dai troppi sapori da renderlo in un qualche modo soporifero. È lungo, tanto lungo. Non ho in questa prima serata né riso né pianto. Ho canticchiato qua e là qualche canzone. Ma non dispero, e come nel memorabile film “Via col vento” mi dico: “Domani è un altro giorno”

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