di Caterina Falconi
La vie en rose nel sorprendente, rutilante immaginario di un severo accademico. Alessandro Niero non è solo uno dei massimi slavisti italiani, docente di Letteratura Russa all’Università di Bologna, saggista, traduttore, è anche un poeta e uno scrittore di vaglia e, udite udite, un autore di deliziosi testi per bambini. La sua fantasia, rigorosamente imbrigliata nei testi accademici, zampilla in creazioni stroboscopiche nelle storie e filastrocche per i lettori più giovani. Sue cifre peculiari la capacità rara di giocare con le parole come se fossero d’argilla di volta in volta modellata a colpi di penna, e l’eleganza impeccabile della prosa o dei versi.
Nella fiaba “La tirannosaura rosa”, recentemente pubblicata da Caissa Italia Editore, prospetta una vicenda dalle imprevedibili evoluzioni, ambientata nella città di Rosemburgo, integralmente rosa, ma di un rosa speciale, denominato rosa rosemburgensis, che addirittura si estende nella magnifica valle circostante. Tale monocromia è fortemente voluta, e ottenuta, dalla sovrana della città, la tirannosaura Rosalba. Sua Maestà, dotata di un unico dente aguzzo e magico, inocula con esso il rosa roserbungensisin tutti i saurini appena nati pungendoli, senza far troppo male, sulla chiappetta destra. In seguito a tale intonazionei piccoli perderanno il loro colore originale e andranno a uniformarsi alla sinfonia di rosa che ammanta e impregna abitanti, abitazioni e cose nella stucchevole quanto soporifera città di Rosemburgo. I fedeli collaboratori (forse sarebbe meglio definirli sgherri) della tiranna sono il dottor Rosario Rosiello, medico e oculista di corte, e Fiorello De Rosis, capitano dei rosarmi, la guardia reale di Rosalba.
Perficerein latino significa portare a termine, concludere. Allude alla conclusione di un assetto e al ribaltamento o alla metamorfosi evolutiva dello stesso. Certo, Rosemburgo è una città dove la monotonia non solo cromatica garantisce una prevedibile esistenza senza scosse, in cui gli unici eventi degni di nota sono le cene luculliane preparate dalla sovrana in persona. Ma cosa accadrebbe se Rosalba, un po’ brilla per aver bevuto troppo rosé, pungesse con il dente magico la chiappetta sinistra anziché la destra di una saurina destinata a crescere volitiva e smaniosa di valorizzare la propria unicità? La rivoluzione accadrebbe. Non cruenta, e senza spargimento di sangue (di chiazze policrome, semmai) ma risolutiva. Come? Chi scrive non può mica svelarlo! Sarebbe fare spoiler e privare il lettore di questa modesta recensione del piacere di inseguire Alessandro Niero, abilissimo tramista, nelleconcatenazioni strategiche e imprevedibilidegli eventi fino alla conclusione, felicemente paradossale rispetto all’incipit.
“La tirannosaura rosa” è una fiaba godevolissima anche per com’è scritta. Un testo privo di ripetizioni, senza una virgola di troppo, dalla sintassi perfetta. Una lettura entusiasmante per grandi e piccini.