I ControDavid delle maestranze invisibili

Maschere bianche simbolo dell'invisibilità e una questione che arriva anche sul palco dei David con Matilda De Angelis.

I ControDavid delle maestranze invisibili
fonte immagine: Ansa
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8 Maggio 2026 - 23.31 Culture


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Si è tenuta ieri la Settantunesima edizione dei David di Donatello a Cinecittà e insieme alla celebrazione della bellezza e della magia del cinema, l’attenzione fuori dagli studios è stata attirata dai ‘Controdavid’: un presidio voluto da Usb Cinema e dal movimento #siamoaititolidicoda di lavoratori e maestranze dei set, molto spesso fisicamente invisibili sul grande schermo ma anche nel mondo del lavoro che li condanna al costante precariato.

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L’assistente operatore Gigi Piepoli ha dichiarato ai microfoni dell’Ansa per Usb Cinema: “Oggi siamo qui in presidio per lanciare simbolicamente i Contro David, perché portiamo alla luce e all’attenzione i lavoratori invisibili e le maestranze, che da 27 anni si vedono negati il rinnovo contrattuale” e ancora “Oggi vogliamo dare importanza anche alla filiera del cinema, che vive da tre anni ormai in una crisi fortissima, e dare lustro e importanza alle vertenze dei lavoratori e delle lavoratrici”.

Rispetto alla cerimonia si è espresso affermando che: avrebbe avuto senso se fosse stata un’azione globale. L’intento comunque era sollevare il problema e portare all’attenzione dell’opinione pubblica le dinamiche in cui ci troviamo.
Le maschere bianche diventano un simbolo: “rappresentano i lavoratori invisibili, che non hanno volto un’identità e che da 27 anni non hanno tutele”.

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 Vincenzo Lauricella, delegato di Usb, ha annunciato che in assenza di risposte: “siamo anche pronti a scioperare a fermare i set” e ha ricordato che “I compensi per i lavoratori sono bassissimi, ai limiti dello sfruttamento. In assenza di una regolamentazione, di un contratto collettivo attuale c’è il caporalato, che impone di accettare determinate retribuzioni, sempre più al ribasso”. Dentro i set “la legge non esiste, c’è la legge del ‘o ti prendi questo contratto o accetti questa paga infame oppure non lavori più'”.

Arriva la critica anche alle organizzazioni sindacali “che da 27 anni non hanno fatto nulla, addirittura cercano di soffocare il dissenso, spiegano loro che facendo tante ore entreranno in banca ore, e quelle verranno utilizzate per allungare la contribuzione, per guadagnare giorni di pensione”. E’ per questo che “tantissimi lavoratori si sono rivolti all’Unione sindacale”. Insieme a loro “abbiamo scritto una piattaforma di rivendicazione contrattuale che si fonda su tre cardini: il salario, la sicurezza sul lavoro perché qui viene assolutamente dimenticata quando si comprimono riposi e pause, e soprattutto dobbiamo risolvere il problema della discontinuità perché questi lavoratori dopo decine di anni non troveranno nulla alla fine della loro carriera”. Oggi “siamo qui davanti agli studios perché speriamo, e ad oggi ancora non è arrivata questa solidarietà che speravamo, che qualcuno lì dentro alzi la voce, alzi la testa e dia voce alle istanze di questi lavoratori”. 


A sostegno dei lavori e presenti al presidio anche membri dei partiti d’opposizione come Matteo Orfini (Pd) che ha dichiarato: “Qui ci sono quelli che più hanno pagato questi anni di crisi nel settore, i lavoratori del cinema e dell’audiovisivo. Senza di loro non ci sarebbe nulla di quello che si celebra oggi ai David. Come abbiamo detto oggi con le altre opposizioni, se si vuole fare una riforma si parta dalle nostre proposte e cominciare da ripristino di quelle forme di tutela sociale, come l’indennità di disponibilità, che in questi anni sono state smantellate”.

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La questione non è rimasta però fuori dalla reggia dorata che ha accolto e premiato attori e registi: L’attrice Matilda De Angelis nel suo discorso dopo la vittoria del David come attrice non protagonista in Fuori di Mario Martone ha dichiarato dal palco: “Mi spiace che si debba arrivare a vedere che viene umiliata un’intera categoria per ricordarci che esiste” riferendosi a quello che stava accadendo poco fuori.

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