di Maria Antonietta Coccanari
Giallo particolare diretto dal giovanissimo e già Premio Oscar Daniel Roher, caratterizzato dalla raffinatezza stilistica, insolita in un genere sempre considerato “minore”.
Niki, giovane accordatore (Leo Woodall), da piccolo era stato un pianista prodigio ma per un disturbo uditivo, una iperacusia, cioè l’ipersensibilità ai suoni, che lo obbliga a portare delle cuffie per proteggersi dai rumori del mondo, non può diventare un concertista. Deve restare un umile accordatore, lasciato a una docile atroce rassegnazione tra i capricci degli Steinway e gli Yamaha rassicuranti. “Non immagini quanto rumore ci sia al mondo”.
Ma accordare è anche una metafora fine: gli accordatori non usano mai l’aggettivo “perfetto”, un solo tasto non significa tutto, accordare significa ridare senso all’insieme, creare armonia dal caos, e al contempo accettare l’ineluttabilità dell’imperfezione. La sua anomalia sensoriale è anche una risorsa, almeno all’inizio: con il suo orecchio assoluto, dal piccolo suono che solo lui riesce a sentire tra le scanalature dei dischi e la leva, può trovare la combinazione delle casseforti. Questo gli consente di rimediare a un problema di quella della coppia dei suoi protettori amici del papà defunto, ma presto lo rende obiettivo succulento della malavita. Droga sporcizia violenza e in effetti tutti i peggiori rumori del mondo, pur nel disincanto Niki li attraversa con la memoria dell’Arte e l’innocenza del cuore.
Allora peripezie varie. Specie dopo la conoscenza della giovane compositrice Ruthie al cui pianoforte Niki ammorbidisce le acute per ottenere “una melodia più dolce” occupandosi specialmente di un mi bemolle centrale che “non va”. E’ molto assorbita dalla sua ambizione, bisognosa di riconoscimento, esaltata dalla possibilità di farsi notare e apprezzare dal celebre compositore Marius Maissner (Jean Reno) questa Ruthie. Per lei Niki commette una ennesima sciocchezza, madornale, che tuttavia si rivelerà sorprendente. Frustrazione, competizione, capacità di adattamento, empatia e generosità convivono nel ragazzo fenomenale.
La parola pesata tra umorismo filosofia e crudeltà fino alla battuta finale fulminante, la puntualità psicologica, la sontuosità degli interni con i pianoforti magnifici dei conservatori e delle case dei ricchi, le minuziose inquadrature sui dettagli delle persone e delle cose e le sequenze di una New York splendida e frenetica di giorno e di notte, la Musica sprint, l’alternanza incalzante di scene in contrasto, formano una costruzione che osiamo chiamare tecnicamente perfetta e intellettualmente assai stimolante. Non secondario il ruolo di quella specie di genitori putativi dove il saggio Dustin Hoffman anche lui accordatore in guai economici, ci regala la sua espressività ineccepibile, da datore di lavoro, guida e confidente fino alla malattia confortata dal festoso pianoforte giallo a fiori dell’ospedale che gli portano nella stanza della morte.
Questa malattia è determinante per Niki nel farsi coinvolgere da una banda di ladri quando vuole pagargli le cure, così come è centrale l’innamoramento per quella esotica Ruthie quando vuole regalarle un orologio rubato costosissimo ma anche simbolico e fatale, snodo di uno sviluppo imprevedibile e originale la cui morale è: tutto ha un prezzo ma se il valore della cosa in gioco è altissimo, val la pena pagarlo. E per la parte della residua amarezza, umorismo e ironia sono sempre la risorsa migliore.
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