Marateale 2026 diventa piattaforma per giovani e industria
Top

Marateale 2026 diventa piattaforma per giovani e industria

Il direttore artistico Nicola Timpone guarda oltre il festival: “Il nostro core business è far crescere i giovani”. Con “La Perla” nasce il primo seme di una piattaforma industry nel Sud. Dal 20 al 25 luglio 2026 a Maratea

Paolo Ruffini, Nicola Timpone, Rocco Papapleo - Marateale- intervista di Alessia de Antoniis
Paolo Ruffini, Nicola Timpone, Rocco Papapleo - Marateale
Preroll

Alessia de Antoniis Modifica articolo

11 Luglio 2026 - 20.04


ATF

di Alessia de Antoniis

Marateale diciotto anni fa non era un brand, non era una piattaforma, non era un festival capace di chiamare a Maratea Rai Fiction, Medusa, produttori, istituzioni e ospiti internazionali. Era un’intuizione nata da Manuela De Filippo, una ragazza di Maratea. Oggi è un luogo di relazioni tra cinema, territorio e industria, tra giovani talenti e sistema audiovisivo. 

Un festival – dal 20 al 25 luglio a Maratea, nel Teatro sul Mare dell’Hotel Santavenere – che registra anche il peso crescente della serialità. In una fase in cui il cinema fatica a tenere insieme produzione, finanziamenti e pubblico, la fiction conserva una forza industriale più stabile: ha reti alle spalle, distribuzione prevista, continuità di racconto. Rai Fiction ha scelto infatti Marateale per presentare la nuova stagione di Doc – Nelle tue mani e Il medico di tutti con Rocco Papaleo.

La novità di quest’anno “La Perla”, va in questa direzione: due giorni dedicati all’incontro tra produttori indipendenti, distributori e operatori del settore. Timpone la chiama “un seme”.

“Fare un festival nel Sud non è semplice – racconta Nicola Timpone, direttore artistico del Marateale – È stato un lavoro duro. All’inizio le difficoltà erano economiche, ma anche logistiche: far arrivare attori e ospiti era complicato, non c’erano treni diretti, le strade non erano semplici. Negli anni, anche grazie all’attività di promozione, il festival è cresciuto. Gli attori che venivano si trovavano bene e facevano passaparola. 

Poi è arrivato Frecciarossa, nostro sponsor principale. Anche grazie al festival, Trenitalia ha iniziato a fermarsi a Maratea con più treni al giorno: oggi si arriva da Roma in due ore e quaranta. È stato un percorso lungo, ma siamo riusciti a posizionare Marateale in una fascia medio-alta e a farlo conoscere sempre di più, anche fuori dall’Italia.

Marateale oggi tiene insieme formazione, industria, racconto del territorio, promozione culturale. È ancora un evento concentrato in pochi giorni o sta diventando un dispositivo continuativo, che lavora anche prima e dopo il festival?

La versione estiva dura sei giorni, ma ormai Marateale lavora tutto l’anno. Ci sono Marateale Lab, Marateale Winter, Talent Young, attività nelle scuole, incontri che facciamo anche in altre città italiane. Stiamo chiudendo accordi con università e abbiamo firmato un accordo importante con UNICEF Italia per sviluppare attività legate al mondo dell’infanzia.

Quest’anno lanciamo un piccolo seme: La Perla. Al Sud, nei festival, non esiste ancora una vera dimensione industry strutturata. Noi vogliamo iniziare a costruirla, partendo da due giorni pensati per far incontrare giovani produttori indipendenti con distributori e operatori del settore. Partiamo a livello italiano con l’obiettivo di farlo crescere e, dal prossimo anno, provare a portarlo a livello europeo. 

Il Sud ha festival quotati come Taormina, Giffoni, Bif&st, ognuno con una propria identità. Quale spazio specifico vuole occupare Marateale?

La valorizzazione dei giovani: il nostro core business è far crescere i giovani.

Abbiamo Marateale in Short e Marateale in School, rivolti ai ragazzi. Poi Young Blood, un progetto che realizziamo con Daniele Orazi e Alice nella Città: selezioniamo quindici giovani attori tra circa duecento in tutta Italia. Chi vince riceve un premio e l’opportunità di lavorare in fiction o film importanti.

Per Marateale Lab, con concorsi nelle scuole, abbiamo scolaresche che arrivano a Maratea per partecipare alle masterclass ed entrare in contatto con il mondo del cinema. Vorrei che Marateale fosse riconosciuto per questa grande attività di valorizzazione dei giovani attori e professionisti under 35.

Quando si parla di festival si insiste spesso sul prestigio culturale, meno sulle ricadute economiche. Marateale che cosa produce per il territorio?

Credo che sul territorio resti molto. Durante il festival alberghi e B&B sono pieni. Ci sono persone che arrivano da diverse parti d’Italia e d’Europa: abbiamo avuto adesioni da Slovenia, Romania, Bulgaria. Molti, appena conoscono le date del festival, prenotano con mesi di anticipo.

Questo significa pernottamenti, ristoranti, viaggi, servizi. L’indotto è alto. Quest’anno sto monitorando la ricaduta economica sul territorio e dopo il festival daremo dei dati precisi.

C’è poi un effetto promozionale che dura tutto l’anno. Le tv nazionali parlano del festival e delle sue iniziative, da Rai a Mediaset a Sky. Marateale aiuta a promuovere il territorio ben oltre la settimana della manifestazione.

Questa rete può guardare anche al mercato europeo, alle coproduzioni, alle relazioni con chi finanzia e distribuisce fuori dall’Italia?

In parte questa funzione Marateale la svolge già. Al festival arrivano molti dei soggetti che contano nel mondo del cinema: produttori, distributori, direttori di Rai Cinema, Rai Fiction, Netflix, il direttore del Festival di Venezia.

In questi anni sono nate connessioni, opportunità, film, coproduzioni. Credo che creare relazioni concrete sia una delle funzioni più interessanti del festival. 

Se dovesse raccontare Marateale senza citare premi, ospiti e red carpet, da dove partirebbe?

Lo definirei un luogo di grande energia, dove tutti stanno bene e vogliono esserci. È il posto, il mare, il periodo estivo, ma soprattutto è l’energia che si crea durante il festival. 

Dopo diciotto edizioni che cosa manca ancora a Marateale per fare un ulteriore salto?

Ogni anno cerchiamo di fare cose diverse, di trovare nuovi stimoli. Quest’anno, per esempio, c’è il lavoro sull’industria, con La Perla. E c’è un festival sempre più diffuso. Non sarà solo Maratea: avremo un’arena a Sapri, dove proietteremo film e dove la sera ci sarà animazione con Radio 2; un’arena a Trecchina per i corti in concorso; due giornate a Rivello; proiezioni a Latronico, nel cuore del Pollino. L’obiettivo è far vivere Marateale non solo a chi arriva a Maratea, ma a tutta l’area sud.

In più ci sarà Marateale in Book, con grandi autori che presenteranno i loro libri nel centro storico di Maratea, prima dell’inizio del festival. È un modo per allargare ancora il perimetro della manifestazione: non solo il Teatro sul Mare dell’Hotel Santavenere, non solo il porto, ma un festival che abita più luoghi e più comunità.

Native

Articoli correlati