Civitafestival 2026, da Matteotti a Dario Fo

Civitafestival Summer, in programma a Civita Castellana dal 24 agosto al 10 settembre, usa la memoria non come rifugio dal presente, ma come lente attraverso la quale guardarlo

Ugo Di Ghero mistero buffo - Civitafestival Summer 2026
Ugo Di Ghero mistero buffo - Civitafestival Summer 2026
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Alessia de Antoniis Modifica articolo

21 Agosto 2026 - 18.45


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Dal 24 agosto al 10 settembre, la trentottesima edizione del Civitafestival Summer 2026 porta teatro, musica, danza e arti visive tra il Forte Sangallo e il Chiostro di San Francesco. Quattordici spettacoli, due prime nazionali e un programma che attraversa Pirandello, Leopardi, De André, il jazz e le grandi colonne sonore.

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Matteotti e la responsabilità individuale di fronte alla violenza; Pirandello e la coscienza della fine; Dario Fo e Franca Rame, capaci di trasformare la comicità in strumento di critica; Leopardi affidato alla voce di Gabriele Lavia. E poi gli orfani di femminicidio, la disabilità, il rapporto tra protezione e libertà, la figura dell’eroe riletta a partire dalla sua fragilità. Il programma diretto da Fabio Galadini tiene insieme epoche e linguaggi differenti senza cercare un’unità artificiale: a collegarli è la capacità delle opere di porre domande che il tempo non ha risolto.

«La memoria non è un esercizio celebrativo: è uno strumento critico per comprendere il presente», spiega Galadini. Una dichiarazione che individua la linea culturale di un festival nel quale il repertorio classico convive con la drammaturgia contemporanea, il teatro civile con il jazz, la danza con la musica sinfonica e le colonne sonore cinematografiche.

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Anche i luoghi partecipano a questa costruzione. Il Forte Sangallo e il Chiostro di San Francesco non sono semplicemente contenitori di spettacoli, ma spazi nei quali il patrimonio storico della città entra in relazione con la creazione contemporanea. Portare qui orchestre, compagnie e interpreti significa sottrarre i monumenti a una fruizione puramente contemplativa e restituirli alla comunità come luoghi ancora capaci di produrre cultura.

Il festival si apre lunedì 24 agosto al Forte Sangallo con la presentazione della manifestazione e l’inaugurazione di Le Madame Barrique di Giuliana Allegretti. Il progetto recupera barrique dismesse, trasformandole in superfici decorate e spostando un oggetto legato alla produzione del vino dal ciclo dell’utilità a quello dell’espressione artistica. La mostra resterà visitabile per tutta la durata del festival.

Il programma serale comincia il 25 agosto nel Cortile maggiore del Forte con l’Orchestra Domenico Mazzocchi – Città di Civita Castellana, diretta da Fabio Galadini. L’ouverture Coriolano e la Settima Sinfonia di Beethoven precedono l’Incompiuta di Schubert. Fondata nel 2022 e intitolata al compositore barocco nato a Civita Castellana, l’orchestra è uno dei risultati più concreti del rapporto costruito dal festival con il territorio: non una formazione convocata per l’occasione, ma un progetto musicale stabile nato all’interno della città.

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Il teatro entra nel programma il 26 agosto con Il corpo di Matteotti, vincitore come miglior spettacolo al Roma Fringe Festival 2026. Liberamente ispirato al libro di Italo Arcuri, il lavoro di Andrea Baldoffei e Riccardo Milani concentra la ricostruzione storica sul corpo della vittima e su quello del carnefice, interrogando la responsabilità personale, la violenza politica e la possibilità di mettere in discussione le proprie convinzioni.

Il 28 agosto Aleksandros Memetaj e Yoris Petrillo presentano Eroi e Letteratura – Trilogia dell’Eroe, spettacolo di danza e teatro fisico costruito attraverso IliadeOdissea ed Eneide. L’eroe classico viene sottratto alla retorica della forza e della vittoria per essere osservato nella fragilità, nella resistenza e nella ricerca di senso: una rilettura che misura la distanza tra i modelli fondativi della cultura occidentale e il modo in cui oggi costruiamo, consumiamo e talvolta demoliamo le figure eroiche.

Il 31 agosto la formazione FaberNoster attraverserà il repertorio di Fabrizio De André, restituendo attraverso un organico di otto musicisti la dimensione poetica e civile delle sue canzoni. Il percorso musicale proseguirà il 1° settembre con il ritorno dell’Orchestra Domenico Mazzocchi, diretta dal violinista Wolfgang Redik in un programma che accosta Mozart, Mendelssohn e Čajkovskij.

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Il 2 settembre Rumore di fondo di Teatro Segreto porterà al Chiostro di San Francesco una delle questioni più dolorose del presente: la condizione degli orfani di femminicidio. Gea Martire e Antonella Ippolito, accompagnate dalle musiche composte ed eseguite dal vivo da Ivo Parlati, danno voce a chi continua a vivere dentro una violenza che il racconto pubblico tende spesso a considerare conclusa con la morte della vittima. La regia è di Nadia Baldi, la drammaturgia di Benedetta Palmeri.

Il 3 settembre debutta in prima nazionale L’uomo dal fiore in bocca di Luigi Pirandello, con Fabio Galadini e Luigi Saravo e la regia dello stesso Saravo. A novant’anni dalla morte dello scrittore, il testo viene inserito in una ricerca scenica sul corpo, sulla malattia e sulla trasformazione dello sguardo prodotta dalla consapevolezza della fine. Immagini di repertorio, testimonianze di persone affette da patologie terminali e suggestioni del cinema espressionista accompagnano il protagonista, facendo emergere la sorprendente contemporaneità del dialogo pirandelliano.

La seconda prima nazionale arriva il 4 settembre con Canti erranti della Paolo Damiani Liste New Band. La voce di Elena Paparusso, la tromba di Filippo Mollicone, le chitarre di Luigi Masciari e il contrabbasso di Damiani costruiscono uno spazio musicale nel quale la tradizione mediterranea, l’opera italiana, la forma-canzone e l’improvvisazione jazzistica si incontrano senza stabilire gerarchie.

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Il 5 settembre Il Principe dei sogni belli di Tobia Rossi, diretto da Pierpaolo Sepe e prodotto dalla Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello, affronta la disabilità attraverso il rapporto tra genitori e figli, mettendo in discussione il confine sottile tra il desiderio di proteggere e il diritto dell’altro alla libertà.

Il programma musicale prosegue il 6 settembre con l’ensemble Ottoni d’Autore diretto da Francesco Del Monte, in un itinerario che da Giovanni Gabrieli arriva a Goffredo Petrassi ed Ennio Morricone, e il 7 con Sinatra della Big Fat Band di Max Pirone, affiancata da Giulio Todrani.

L’8 settembre Gabriele Lavia torna alle liriche leopardiane con Lavia dice Leopardi. Non una lettura accademica, ma l’incontro tra la parola del poeta e un attore che la frequenta da decenni, restituendone prima di tutto il suono, il ritmo e la capacità di attraversare fisicamente chi la pronuncia e chi l’ascolta.

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Il 9 settembre, nel centenario della nascita di Dario Fo, Ugo Dighero interpreta e dirige Mistero Buffo. In scena due monologhi scritti da Fo e Franca Rame, Il primo miracolo di Gesù bambino e La parpàja topola: racconti nei quali comicità, invenzione linguistica e poesia diventano ancora una volta strumenti per parlare di emarginazione, potere, desiderio e diversità.

La chiusura del 10 settembre è affidata all’Orchestra Giuseppe Tartini, diretta da Antonio Cipriani, con Hollywood Film Music. Da Henry Mancini a Max Steiner, da Leonard Bernstein a John Williams, fino a Cole Porter, Leroy Anderson e Justin Hurwitz, il concerto attraversa musiche che hanno contribuito a costruire l’immaginario del cinema internazionale.

Gli spettacoli iniziano alle 21 e i biglietti costano 16 euro. Il Civitafestival Summer è riconosciuto dal Ministero della Cultura nell’ambito del Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo e si svolge con il patrocinio del Comune di Civita Castellana.

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