Claudia Potenza: "La felicità è un lavoro"

A Venezia 83 è Donna Diega ne Il Mestiere di Beppe Tufarulo. Racconta il Sud, la libertà dagli stereotipi, i ruoli femminili, il lavoro nei penitenziari e quella domanda che si porta dietro da quando aveva nove anni: si può diventare un’attrice importante ed essere felici?

Claudia Potenza protagonista de Il Mestiere di Beppe Tufarulo a Venezia 83 - intervista di Alessia de Antoniis - ph.Azzurra Primavera
Claudia Potenza, protagonista femminile de Il Mestiere di Beppe Tufarulo, presentato alle Giornate degli Autori di Venezia 83 - ph. Azzurra Primavera
Preroll AMP

Alessia de Antoniis Modifica articolo

22 Settembre 2026 - 21.09


ATF AMP

A Venezia 83 Claudia Potenza è la protagonista femminile de Il Mestiere, opera prima di Beppe Tufarulo con Luigi Lo Cascio, presentata alle Giornate degli Autori: interpreta Donna Diega, una donna segnata dalla violenza che sceglie di allontanare il figlio per salvarlo. 

Top Right AMP

Nella nostra chiacchierata vent’anni di mestiere, il Sud, le etichette da evitare e una domanda che si porta dietro da quando aveva nove anni: si può diventare un’attrice importante ed essere felici?

Ne Il mestiere sei Donna Diega, una donna che resiste e che sopporta. Ma resistere e sopportare non sono la stessa cosa…

Dynamic 1 AMP

In questo caso sì. Resiste nel senso di sopportare quello che le è successo: un passato difficile, la violenza subita, l’impossibilità di andare altrove. Chi resiste si trova anche nella condizione di sopportare. E, nel caso di Donna Diega, anche di supportare suo figlio.

Per amore lo allontana da sé e lo affida a Sauro Cantafame, che in quel momento è quasi uno sconosciuto. Pur di non far convivere il figlio con certe dinamiche di quella terra, preferisce separarsene e affidarlo a qualcuno che possa portarlo via da un luogo diventato pericoloso.

Un gesto che molti giudicherebbero non materno…

Dynamic 1 AMP

Secondo me lei è proprio l’archetipo della madre. Una madre ha il sesto senso di chi riesce a guardare il più avanti possibile.

La difficoltà dell’essere genitori non consiste nell’amore che proviamo per i figli, ma nel riconoscere la loro libertà. Non soltanto razionalmente o a parole: nel donare libertà, nell’insegnare che cos’è e nell’accettare la distanza. Nel riconoscere che un figlio è una creatura a sé stante.

Sul set, Lo Cascio diventa Sauro al punto da portarselo anche fuori scena; Riccardo Maiello utilizza invece la propria insicurezza per costruire Giocondo. Tu come entri in un personaggio?

Dynamic 1 AMP

A me piace entrare attraverso i suoni, immaginare la voce del personaggio.

Quando costruisci un personaggio finisci inevitabilmente per portarti qualcosa fuori dal set. Non credo che si possa semplicemente scegliere. Entri in una bolla che comprende un prima, un durante e un dopo.

È un mestiere che coinvolge tantissime parti di te. La vita si mischia alla scena: non soltanto attraverso il personaggio, ma attraverso i rapporti che nascono, la squadra, tutto ciò che si crea durante un lavoro.

Dynamic 1 AMP

Rocco Papaleo, per Basilicata Coast to Coast, cercava più un’outsider che un’attrice. Oggi insegni anche recitazione. Che cosa è rimasto di quell’outsider? Il mestiere rende un attore più libero o rischia di addomesticarlo?

La tua libertà la devi sapere mantenere tu. È quella la scintilla di un attore. Se ti classifichi, se ti omologhi, è la fine: si spegne quel lume.

La libertà è la propria particolarità. L’outsider cambia nel corso del tempo perché cambia l’età. Quando ho incontrato Rocco ero una ragazzina sperduta. Oggi sono una donna adulta, i miei occhi hanno visto molto di più, ho vissuto tante esperienze diverse.

Dynamic 1 AMP

Bisogna essere bravi a mantenere una freschezza, anche con più gioie e più dolori addosso. Per me quella freschezza ha a che fare con la libertà che sei riuscito a preservare.

Anni fa temevi di essere identificata con “la ragazza del Sud”. Oggi? Che cosa è cambiato?

Ho cambiato idea. Oggi voglio proprio essere una ragazza del Sud, mi piace da matti.

Dynamic 1 AMP

Probabilmente allora avevo paura di essere incasellata. Dentro non potrò mai cambiare: sono una ragazza del Sud. La paura era essere messa dentro un’unica situazione.

L’etichetta, da qualunque punto di vista, è l’antitesi della libertà. Lavorare contro le etichette è un lavoro quotidiano. Nel mio piccolo cerco sempre di uscirne.

E poi, in questo momento storico, quando abbiamo a che fare con il Sud, con la mia terra, molto spesso non siamo profeti in patria; e questo mi fa soffrire.

Dynamic 1 AMP

Il successo immediato è il sogno di un’attrice, ma può diventare anche una gabbia: tutti ti vogliono, poi rischi di essere dimenticata. Che rapporto hai avuto con quel tipo di successo?

Non è facile esplodere da giovanissimi e poi riuscire a restare sulla cresta dell’onda. Quando ero più giovane guardavo quella possibilità e mi piaceva, perché quando hai un sogno guardi chi ce l’ha fatta e pensi che piacerebbe anche a te.

Però l’ho sempre osservata con una certa distanza. Mi sentivo vicina e impaurita. Da un lato pensavo: mi piacerebbe; dall’altro: forse vorrei fare le cose più lentamente.

Dynamic 1 AMP

Poi la calma è arrivata. Una volta mi insegnarono che bisogna stare molto attenti a come si esprimono i desideri: bisogna essere precisi, perché poi il desiderio può arrivare davvero. E tu magari dici: «Ma io non intendevo questo, parlavo per simboli». E invece no: hai detto quello. In ogni caso sono sempre grata alla mia vita.

Cioè?

È qualcosa di profondo. Cerco di insegnarla tutti i giorni anche ai miei figli. Essere grati significa sentire il senso del grazie, la pienezza. Sentirsi felici anche per le cose di tutti i giorni.

Dynamic 1 AMP

Non dire grazie perché sto facendo la protagonista dei miei sogni, ma perché stasera mi corico e penso di aver vissuto qualcosa che mi ha dato gioia. Perché ho mangiato con una persona che amo, perché mia figlia mi ha dato un abbraccio, perché ho cercato di aiutare qualcuno e l’ho visto felice.

La felicità delle piccole cose: sono espressioni di cui abusiamo, ma per me restano fondamentali. Questo è stato il mio passaggio degli ultimi anni. 

Quando mi accorgo di essere entrata in uno stato di lamentela cerco subito di cambiare rotta, perché penso di non averne motivo. E perché la vita si onora anche così.

Dynamic 1 AMP

Vent’anni di carriera significano anche vent’anni in più sulla carta d’identità. Per un’attrice, quanto pesa ancora l’età e quanto invece ciò che il cinema ha il coraggio di scrivere e scegliere?

Abbiamo ancora strada da fare. Pian piano vedo dei ruoli interessanti. Ma il punto non è semplicemente sull’età: il problema sono i ruoli femminili, lo spazio che viene dato al racconto delle donne. L’osare sulle donne da tutti i punti di vista: osare nel modo in cui vengono raccontate e osare anche nella scelta delle attrici.

E quando una donna resta “moglie di”, “madre di”, “figlia di”?

Dynamic 1 AMP

Un individuo può essere raccontato anche in tre scene. Il punto non è quello. È la centralità rispetto alla curiosità di un’industria nell’indagare le donne.

Se metti un personaggio femminile al centro di una storia è diverso da una donna che, nella trama, dipende da altri personaggi o è costruita in relazione a loro. È una questione di indipendenza.

Poi questo riguarda il nostro lavoro, ma riguarda tutto. Io sogno un momento in cui non dovremo più rimarcare continuamente ogni cosa che riguarda noi donne. 

Dynamic 1 AMP

Ma chiaramente c’è ancora un bel pezzo di strada da fare. Basta guardare come andiamo avanti e indietro anche politicamente: la società e quello che raccontiamo sono intrecciati.

A Rebibbia hai recitato Čechov portando il dialogo tra madre e figlio del Gabbiano. Che esperienza è stata?

Per avvicinarti a quel mondo non devi essere giudicante e  devi credere fortemente nell’essere umano.

Dynamic 1 AMP

Avevo avuto un bellissimo incontro con Gabriele. La prima volta che l’ho visto c’era anche sua madre. Era una famiglia composta quasi tutta da donne, e poi c’era lui.

Quel giorno sua sorella aveva portato suo figlio, appena nato, a conoscere questo zio. Mi è rimasta impressa l’immagine di queste donne che lo guardavano. Gabriele mi ha colpito nell’anima.

Era un reading: a un certo punto mi sono girata e ho visto sua madre, provatissima. Era come se in mezzo a tutta quella gente ci fosse stato un faro puntato su di lei. Ho sentito quasi un dolore al petto, come se tutto quello riguardasse anche me.

Dynamic 1 AMP

Gabriele ha sua madre come faro della sua vita; io sono madre. Tutta me stessa si è sentita coinvolta nelle viscere. Così, quando ho dovuto scegliere che cosa portare, mi è venuto immediatamente in mente quel dialogo.

Il lavoro nei penitenziari sembra essere diventato una parte importante del tuo percorso. Come è nato?

Sono stata coinvolta da Rossana Ruggero, che si occupa di etica penitenziaria, e sono molto felice che lo abbia fatto.

Dynamic 1 AMP

Tutto è partito da un reading alla Giudecca, nel carcere femminile di Venezia. Fu una giornata indimenticabile. Ho conosciuto donne che mi hanno segnata, donne incredibili. Mi hanno aperto la testa e il cuore.

Questo mestiere è stato diverso da come lo immaginavi da bambina? C’è un prezzo che allora non avevi previsto?

C’è una cosa che ricordo benissimo. Una volta chiesi a mia madre se si potesse essere attrici importanti ma anche felici.

Dynamic 1 AMP

Avevo più o meno nove anni. Me lo ricordo: mia madre stava stirando.

Mi arrivavano continuamente storie tragiche e un senso di profonda tristezza legato alle attrici famose. Un giorno qualcuno si era suicidato e chiesi a mia madre: «Secondo te si può diventare un’attrice famosa ed essere anche felice? Avere una famiglia?»

Se oggi mia figlia lo chiedesse a me, le direi: «Sì, assolutamente». Ma le direi anche che non è così scontato, che la felicità è un lavoro.

Dynamic 1 AMP

Un lavoro?

Sì, un lavoro personale, interiore, molto profondo. Ha a che fare anche con quel senso di gratitudine di cui parlavo prima. È un lavoro dentro di sé.

Come rivoluzione dentro se stessi?

Dynamic 1 AMP

Esatto. La felicità è una rivoluzione dentro. Non puoi darla per scontata. Per me la felicità ha a che fare con un equilibrio e l’equilibrio è un lavoro.

Quindi non arriva da qualcosa che sta fuori?

Affatto. Se pensi che la felicità sia fuori, sei proprio dall’altra parte della felicità. Questo io non lo sapevo da piccola, ma lo so da grande. E me lo sono conquistato.

Dynamic 1 AMP
FloorAD AMP
Exit mobile version