Ecco perché vale sempre la pena ricordare la festa del primo maggio

Insieme alla lotta e al rigore nell’impegno per debellare il covid, c’è la grande preoccupazione per il lavoro da non perdere e come eventualmente ritrovarlo in un contesto economico e produttivo

La festa del primo maggio
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Nuccio Fava Modifica articolo

1 Maggio 2021 - 08.31


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Ancora ragazzo il mio primo maggio lo ricordo bene, è stato nella piazza di un piccolo paese della Calabria qualche anno dopo la fine della guerra. Mi aveva trascinato un mio compagno della squadra di pallone, un po’ più grande, figlio di contadini. 
Non eravamo in tanti e non erano tante neppure le bandiere rosse. Difficile considerarla una manifestazione festosa anche se i partecipanti cantavano bandiera rossa e rumoreggiavano contro i “padroni”. 
Per molti anni successivi in varie parti d’Italia la festa del 1°maggio ha avuto svolgimenti contrastati con l’intervento anche delle camionette della polizia. Ricordi lontani che hanno sicuramente contribuito a rendermi cara questa ricorrenza che celebra il diritto del lavoro posto del resto a fondamento della repubblica nel primo articolo della Costituzione. Da allora i progressi sono stati molti e pur tra tanti problemi l’Italia è profondamente cambiata e cresciuta. Anche in meglio pur tra squilibri, contraddizioni e distanze non attenuate tra ricchi e ceti disagiati, tra senza lavoro e scarse prospettive per la propria famiglia e i propri figli, fino a casi di vera disperazione e concrete difficoltà a portare a casa il necessario. Quest’anno il 1° maggio è ovviamente diverso, dentro una crisi pandemica non ancora superata e con diffuse paure e insicurezze per il futuro. 
Il mondo del lavoro ne è ovviamente drammaticamente investito , non solo per le crisi e le difficoltà del presente, ma anche per una sorta di generale incertezza per il futuro. Insieme alla lotta e al rigore anche personale nell’impegno per debellare il covid, c’è la grande preoccupazione per il lavoro da non perdere e come eventualmente ritrovarlo in un contesto economico e produttivo spesso tanto mutato se non addirittura obsoleto, con innovazioni tecnologiche ed informatiche che urgono per il rinnovamento del mercato del lavoro e la sua sostenibilità nei confronti della concorrenza non solo in Europa ma in una economia sempre più globalizzata. 
Solo qualche cenno pertanto tenendo sempre ben presenti il divario nord-sud, la condizione delle donne e dei giovani che rappresentano oltretutto una strozzatura per lo sviluppo futuro e ci mantengono all’ultimo posto nelle classifiche dell’Europa. Mi pare giusto inoltre non ignorare il grave dramma dei morti sul lavoro e l’urgenza di un maggiore impegno per la sicurezza tanto degli imprenditorie che delle autorità di governo unitamente ad una più stretta vigilanza da parte degli stessi sindacati. Per questo insieme di ragioni la festa del 1° maggio non va trascurata e anzi ricordarla e festeggiarla deve rappresentare un impegno per contribuire a far procedere in avanti l’intero paese.

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