Nel lavoro l'Italia ultima in Europa e divario di genere più alto

Nella fascia 20-64 anni l’Italia si ferma al 67,6%, contro il 76,1% medio dell’Unione. Il divario rispetto agli uomini resta molto elevato con 17,4 punti, quasi il doppio rispetto agli 8,8 punti registrati nell’Unione.

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17 Aprile 2026 - 15.00


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L’avvenuto recupero nell’occupazione non è servito a colmare un divario che appare sempre più strutturale e l’Italia continua a occupare le retrovie in Europa. Secondo Eurostat, nel 2025 il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni ha raggiunto il 62,5%, in aumento di appena 0,3 punti rispetto all’anno precedente. Un progresso che non incide sulla distanza complessiva perché il gap resta ampio, pari a 8,5 punti rispetto al 71% europeo.

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Il ritardo emerge con ancora più chiarezza nella fascia 20-64 anni, quella utilizzata nei confronti internazionali. Qui l’Italia si ferma al 67,6%, contro il 76,1% medio dell’Unione con il livello più alto mai registrato a livello europeo. Il confronto con le principali economie conferma la difficoltà italiana a tenere il passo. La Germania supera l’81%, la Francia si attesta al 75,5%, la Spagna al 72,4%.

Ma il dato più significativo riguarda la dinamica: anche i Paesi che partivano da condizioni peggiori stanno recuperando più rapidamente. Nell’ultimo anno, la Grecia ha guadagnato oltre un punto percentuale, mentre l’Italia si è fermata a +0,3. Dal 2019 a oggi, il tasso di occupazione italiano è cresciuto di 3,5 punti. Nello stesso periodo, la Grecia ha registrato un aumento di 8,5 punti e la Spagna di 3,7. Numeri che segnalano un miglioramento, ma non un cambio di passo.

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A pesare sul quadro complessivo è soprattutto la debole partecipazione femminile al mercato del lavoro, una delle principali fragilità strutturali del Paese. Tra i 15 e i 64 anni lavora il 53,8% delle donne, contro una media europea del 66,6%. Il divario rispetto agli uomini resta molto elevato con 17,4 punti, quasi il doppio rispetto agli 8,8 punti registrati nell’Unione. Una distanza che si è ridotta solo marginalmente nell’ultimo anno.

Anche nella fascia 20-64 anni, dove i livelli migliorano, il problema resta invariato. L’occupazione femminile si ferma al 58%, a fronte del 71,3% europeo, mentre quella maschile raggiunge il 77,1%. Il risultato è un gap di genere di 19,1 punti che resta il più alto nell’Unione europea, contro una media di 9,6. Solo Grecia e Romania presentano differenze comparabili, ma comunque inferiori.

La lentezza del recupero e l’ampiezza dei divari territoriali, generazionali e soprattutto di genere, indicano limiti strutturali che le sole dinamiche di mercato non sembrano in grado di risolvere. Senza un intervento più incisivo sulle condizioni che ostacolano l’accesso, in particolare per le donne, il rischio è che la distanza dall’Europa smetta di essere un ritardo temporaneo e diventi una condizione permanente.

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