Quello che non racconta Giorgia Meloni. Cresce in Italia il numero delle famiglie in difficoltà e dei cosiddetti lavoratori poveri. È quanto emerge dal Rapporto sulla povertà elaborato dalla rete Caritas.
Secondo il documento, nel 2025 i servizi Caritas hanno seguito 282.539 persone, corrispondenti ad altrettanti nuclei familiari, dato che l’assistenza è rivolta all’intero contesto domestico. Si tratta del livello più alto mai registrato, con un incremento dell’1,7% rispetto all’anno precedente.
I dati provengono da 3.520 servizi informatizzati attivi in 206 diocesi italiane, pari al 94,5% del totale nazionale. La rete copre tutte le 16 regioni ecclesiastiche e circa la metà complessiva dei servizi Caritas presenti sul territorio.
Il rapporto evidenzia come le famiglie con figli rappresentino il principale bacino di richiesta di aiuto: il 52% delle persone assistite vive infatti con minori a carico. La povertà, secondo l’analisi, non appare più come una condizione episodica, ma come una situazione sempre più stabile e radicata nel tempo.
Nel corso dell’anno, gli interventi complessivi sono stati quasi cinque milioni (4.831.931). La maggior parte — oltre 3,6 milioni — riguarda beni di prima necessità come alimenti e vestiario. Più di 430mila interventi hanno interessato l’ambito abitativo, tra accoglienza temporanea e soluzioni di lungo periodo. Circa 76mila hanno riguardato il settore sanitario, mentre quasi 300mila sono stati dedicati all’ascolto e all’orientamento.
Un altro dato significativo riguarda la crescita della povertà tra gli anziani. Negli ultimi dieci anni, gli over 65 seguiti dalla Caritas sono aumentati del 191%, a fronte di un incremento complessivo degli assistiti del 48%. Un fenomeno che si intreccia con fragilità sanitarie, isolamento sociale e indebolimento delle reti familiari.
Parallelamente, cresce anche la solitudine: la quota di persone che vivono sole è passata dal 23,8% al 32,9%. Spesso si tratta di situazioni segnate da eventi critici come lutti o separazioni, che riducono la capacità di far fronte a difficoltà economiche e relazionali.
Il rapporto segnala inoltre un forte aumento dei bisogni sanitari, cresciuti del 69%, inclusi quelli legati alla salute mentale. In questo quadro assume sempre più peso la figura dei lavoratori poveri, soprattutto nelle fasce centrali dell’età adulta.
A questo proposito il report osserva che: “Sul fronte occupazionale – si legge nel testo – emerge con forza il fenomeno del lavoro povero. Se quasi la metà degli assistiti risulta disoccupata (47,3%), il 24% dispone di un’occupazione che non garantisce risorse sufficienti per vivere dignitosamente; quest’ultima condizione assume particolare rilievo nelle fasce centrali dell’età lavorativa, raggiungendo il 31,7% tra i 35-44enni e il 31% tra i 45-54enni. Dieci anni fa gli occupati rappresentavano appena il 13,3% degli assistiti”.
Un altro nodo centrale riguarda la casa. Il rapporto segnala oltre 24mila persone senza dimora o in condizioni di grave precarietà abitativa. Ma il problema non si limita all’estrema marginalità: sempre più famiglie faticano a sostenere affitti, bollette e spese ordinarie.
In questo senso: “Resta molto forte – si legge ancora nel Report della Caritas – anche il tema abitativo, non soltanto nella forma più estrema della mancanza di una dimora (sono state oltre 24mila le persone “senza casa” e “senza tetto” incontrate), ma anche nelle crescenti difficoltà legate alla gestione della casa: affitti, utenze, spese ordinarie, condizioni abitative precarie o inadeguate. L’abitare continua così a rappresentare uno degli snodi più delicati della povertà in Italia, perché incide sulla stabilità delle famiglie, sulla salute, sui percorsi educativi e sulla possibilità stessa di progettare il futuro”.