Il Veneto si prepara ad affrontare una delle sfide più rilevanti per il futuro della propria economia: la carenza di lavoratori. Secondo le stime dell’Osservatorio regionale Mercato del Lavoro, entro il 2030 potrebbero mancare circa 189 mila persone per coprire i posti di lavoro disponibili. Il fenomeno è legato soprattutto all’evoluzione demografica, al calo della natalità e all’invecchiamento della popolazione.
Il rapporto regionale evidenzia che la tenuta del sistema produttivo dipenderà dalla capacità di mobilitare nuove risorse: tra queste vengono considerate l’aumento della partecipazione femminile, il maggiore impiego delle fasce oggi meno coinvolte nel mercato del lavoro e la permanenza più lunga degli occupati anziani. Tra le ipotesi viene indicato anche il contributo dei flussi migratori regolari.
Il peso dei lavoratori stranieri nell’economia veneta
I dati dell’Osservatorio regionale mostrano che la componente straniera è già una parte strutturale del mercato del lavoro veneto. Nel 2025 gli occupati stranieri residenti risultano circa 267 mila, pari a circa il 12% del totale degli occupati, mentre i lavoratori stranieri con un rapporto di lavoro dipendente attivo superano le 320 mila unità in media annua.
Secondo Veneto Lavoro, i lavoratori stranieri rappresentano inoltre una quota significativa dei nuovi ingressi nel mercato occupazionale regionale: ogni anno oltre 50 mila persone straniere fanno il loro primo ingresso lavorativo in Veneto.
Il tema non riguarda soltanto l’industria manifatturiera, ma anche settori come agricoltura, costruzioni, turismo, logistica e servizi, dove la domanda di personale continua a essere elevata. La Regione Veneto ha inoltre promosso progetti per favorire l’arrivo di lavoratori qualificati dall’estero attraverso percorsi di formazione nei Paesi di origine.
Il confronto politico: lavoro e immigrazione al centro del dibattito
La questione della mancanza di manodopera si intreccia con il dibattito politico sull’immigrazione. Da una parte il mondo economico e alcuni osservatori sottolineano la necessità di nuovi ingressi regolari per rispondere alle esigenze delle imprese; dall’altra una parte del centrodestra insiste sulla riduzione dei flussi e su politiche di incentivo al rientro degli italiani dall’estero o di sostegno alla natalità.
Nel dibattito nazionale è emerso anche il tema della cosiddetta “remigrazione”, sostenuta da alcune forze politiche di destra come proposta di riduzione della presenza straniera. Il confronto nasce proprio dalla contraddizione tra la richiesta di maggiore disponibilità di lavoratori da parte del sistema produttivo e le posizioni politiche favorevoli a limitare la presenza straniera.
Il problema demografico resta la questione centrale
Al di là dello scontro politico, le analisi dell’Osservatorio regionale indicano che il problema principale riguarda la struttura demografica del Veneto. Una popolazione più anziana e un numero ridotto di giovani in ingresso nel mercato del lavoro rendono difficile mantenere gli attuali livelli occupazionali.
La Regione sottolinea che il Veneto mantiene livelli di attività e occupazione superiori alla media nazionale, ma individua margini di crescita attraverso un maggiore coinvolgimento delle risorse ancora inutilizzate.
La sfida dei prossimi anni sarà quindi trovare un equilibrio tra nuove politiche del lavoro, formazione, aumento della partecipazione interna e gestione dei flussi migratori, in una regione dove la domanda di personale continua a crescere.