Il biotecnopolo di Siena può essere una calamita per il futuro
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Il biotecnopolo di Siena può essere una calamita per il futuro

I ritardi del governo continuano a pesare ma la presenza dell'Europa offre nuovi spiragli per ripartire.

Il biotecnopolo di Siena può essere una calamita per il futuro
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14 Maggio 2026 - 12.05 Oltreilponte


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di Pino Di Blasio

Il viatico migliore è stato quello del professor Alberto Mantovani, immunologo di chiara fama, presidente della Fondazione Humanitas e ricercatore tra i più citati nella letteratura scientifica internazionale. “Per me è un grande piacere essere qui a Biotecnopolo per quello che questa istituzione e Rino Rappuoli rappresentano per il passato, il presente e soprattutto il futuro della ricerca nel nostro Paese. Penso che Biotecnopolo possa rappresentare una cintura di sicurezza per il nostro Paese per fronteggiare le sfide presenti e future nel campo delle malattie infettive”.  Sono parole pronunciate un mese fa, il 15 aprile, nel primo evento pubblico organizzato dalla Fondazione Biotecnopolo di Siena. Nell’auditorium del Medecine Research Center, ex sede di Tls e ora di proprietà del Biotecnopolo, è andato in scena il confronto ‘Biotecnologie, opportunità e sfide per il Made in Italy”, voluto dal ministero retto da Adolfo Urso. Oltre ai messaggi di rito del ministro Urso e del titolare del dicastero della Salute, Orazio Schillaci, oltre alla splendida lezione tra arte e scienza del professor Mantovani, ciò che è stato importante quel giorno è l’avvio ufficiale di una grande sfida per Siena e per l’Italia. Il direttore generale Gianluca Polifrone, dopo aver ricordato l’acquisto della Medicine Center dalla Fondazione Mps, ha rivelato ai cronisti qualche numero. “Siamo una startup, con circa 40 milioni di euro di budget, di cui 21 milioni dall’Unione Europea. Oggi abbiamo 40 ricercatori, vorremmo arrivare a quota 120 l’anno prossimo. L’ambizione della Fondazione Biotecnopolo è connettere e università e industria, creare un ponte dalla ricerca all’industria. La sfida è formare giovani ricercatori di valore e offrire loro le condizioni per restare in Italia. Il Biotecnopolo intende consolidare il proprio ruolo come hub di ricerca di eccellenza nazionale e internazionale”. 

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Bastano i pochi numeri forniti da Polifrone per capire lo stato dell’arte del Biotecnopolo. Non ha più senso oggi guardare indietro, ripensare a quei 340 milioni di euro promessi dal Governo e dall’ex ministro della Sanità Speranza nei mesi dell’avvio del Biotecnopolo. Quegli stanziamenti erano in una legge di bilancio, ma l’avvento del governo Meloni, la lunga fase di ‘decomunistizzazione’ della Fondazione (per usare un termine coniato dal deputato FdI Francesco Michelotti), il cambio dei vertici a partire dal presidente Aime (sostituito con il professor Montorsi), l’estromissione della Fondazione TLS dall’elenco dei soci fondatori, hanno avuto come logica conseguenza la cancellazione prima di 140 milioni e poi del resto. Il Governo Meloni non ha avuto tutti i torti, però: l’errore dell’ex ministro Speranza, di Enrico Letta e del Pd, è stato quello di fare le nomine ad agosto, sperando che Mario Draghi reggesse almeno fino a marzo 2023. E invece a ottobre, dopo le elezioni catastroficamente perse dal centrosinistra, si è insediato l’esecutivo di centrodestra, forte di una maggioranza parlamentare granitica.

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Per due anni Siena si è ‘aggrappata allo scialbo’, ha cercato di difendere qualcosa del Biotecnopolo. Qualche decina di milioni oltre a quelle stanziate per i tre anni di avvio: 12, 14 e 16 milioni. Sono rimasti solo i 16 milioni nel budget della Fondazione, come ha confermato il dg Polifrone. Gli altri 25 milioni li ha trovato Rino Rappuoli, che è ancora direttore scientifico, resta il garante principale, se non unico, per la comunità scientifica internazionale che a Siena può nascere davvero un centro nazionale antipandemie. E che il centro senese può fare da hub di riferimento per gli altri 5 centri europei dedicati alla scoperta di vaccini e anticorpi contro le future pandemie. Che non sono affatto uno spettro lontano, come dimostra l’hantavirus andino che sta già scatenando il panico nazionale, nonostante non ci sia un contagiato in Italia. Per questo Bruxelles ha finanziato il centro senese con 25 milioni dal bilancio dell’Unione. Per questo sono stati arruolati i primi 40 ricercatori e, si spera, presto ne saranno arruolati altri 80. Perché al Biotecnopolo finora lavorano solo quelli dell’équipe di Claudia Sala, il team pensato da Rappuoli che sperimentò gli anticorpi monoclonali contro il Covid, illusione di terapia che si frantumò contro la variante Omicron e si lasciò dietro una scia di polemiche e accuse.

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Il Biotecnopolo e Siena, però, non possono permettersi altri rimpianti e recriminazioni. La minestra va preparata con gli ingredienti che si hanno, non con quelli che si vorrebbero o che ci furono promessi. Siccome l’emergenza della città e di tutto il territorio è attirare giovani di valore e provare a tenere qui i talenti locali, il Biotecnopolo può fare da calamita, può aprirsi a eccellenze per il futuro, dando a giovani scienziati un orizzonte di ricerca da provare a raggiungere. Essendo però consapevoli che, come ogni orizzonte, non si raggiunge mai definitivamente.

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