Mandato allo sbaraglio: ombre sull'assassinio dell'ambasciatore Attanasio

Li hanno mandati allo sbaraglio. Senza mezzi blindati. Senza una scorta adeguata. In un’area infestata da 160 gruppi armati, tagliagole, sequestratori, jihadisti della peggior specie

Luca Attanasio
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

23 Febbraio 2021 - 16.24


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Li hanno mandati allo sbaraglio. Senza mezzi blindati. Senza una scorta adeguata. In un’area infestata da 160 gruppi armati, tagliagole, sequestratori, jihadisti della peggior specie, miliziani di varia appartenenza etnica sconfinanti dal vicino Rwanda.

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Zone d’ombra

Nella dinamica che ieri ha portato alla morte dell’ambasciatore italiano a Kinshasa, Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci, e del loro autista congolese Mustapha Milambo, ci sono alcuni fatti acclarati e diversi dubbi che gli inquirenti proveranno a sciogliere. L’ambasciatore era arrivato a Goma già venerdì scorso, riferisce un comunicato della presidenza congolese.  “L’ambasciatore è arrivato a Goma venerdì 19 febbraio 2021 alle 10:30 a bordo del jet della Monusco immatricolato 5Y/Sim. Alle 09:27 di lunedì 22 febbraio”, viene aggiunto, “un convoglio di due veicoli del Programma alimentare mondiale ‘Pam’ è partito da Goma alla volta del comune di di Kiwanja, in territorio di Rutshuru”. Secondo le testimonianze raccolte da fonti locali il convoglio Onu in cui viaggiavano era composto da due autovetture del Programma alimentare mondiale (Pam) e da sette persone, quattro congolesi e tre italiani. Oltre ad Attanasio e Iacovacci, il terzo italiano coinvolto nell’agguato – Rocco Leone, vice direttore del Pam a Kinshasa – è illeso, in buone condizioni, è stato portato in ospedale per controlli ma non ha riportato alcuna ferita. La moglie ha parlato con lui al telefono e l’avrebbe rassicurata sulle sue condizioni. Gli altri tre che mancano all’appello sono cittadini congolesi che sarebbero stati rapiti dal commando.

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 “I membri del convoglio, sette persone compreso Attanasio, sono stati prima bloccati e portati nella boscaglia da assalitori che parlavano in kinyarwanda, prima di essere uccisi dagli stessi assalitori, durante uno scontro a fuoco tra questi ultimi e un gruppo di guardie forestali di pattuglia nella zona, con il sostegno di militari delle forze armate congolesi”. Questa ricostruzione fornita a InfoAfrica da una fonte locale corrisponde in parte a quella diffusa in un comunicato dal ministero degli Interni congolese. Ma il quadro, è tutt’altro che chiaro e gli scambi di accuse tra le parti coinvolte confermano la complessità e l’instabilità dello scenario. Il presidente della Repubblica democratica del Congo, Félix Antoine Tshisekedi Tshilombo, ha deciso di inviare oggi a Roma un suo rappresentante per consegnare una lettera personale al presidente del Consiglio Mario Draghi.E ha inviato una squadra a Goma a supporto delle indagini sul campo. Il presidente, inoltre, si recherà oggi a far visita  a Zakia Seddiki, la moglie dell’ambasciatore italiano, “come vuole la tradizione  africana”, ha spiegato. 

Lo scambio di accuse 

Ieri pomeriggio il governo congolese ha accusato dell’imboscata “elementi” delle Fdlr. Il gruppo ribelle ha stabilito basi nel Nord Kivu dopo il genocidio in Ruanda del 1994 e resta una forza di opposizione sia nei confronti dell’esecutivo di Kinshasa che di quello di Kigali, insediato dopo le stragi di 27 anni fa per lo più con il sostegno di combattenti tutsi. Ma le Forze democratiche di liberazione del Ruanda (Fdlr) hanno smentito con un comunicato un loro coinvolgimento, puntando il dito contro elementi dell’esercito congolese e di quello ruandese. Secondo Fdlr, l’attentato sarebbe avvenuto “non lontano” da pattuglie delle forze armate della Repubblica Democratica del Congo. 

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Nella zona a dei monti Virunga, fra Congo, Ruanda e Uganda, operano molti gruppi ribelli che spesso prendono di mira i ranger del parco, famoso per i gorilla di montagna. Tshisekedi si è detto costernato per quanto accaduto ed ha condannato “questo attacco terroristico”, assicurando il massimo impegno “per fare piena luce sulla vicenda” e “assicurare i responsabili alla giustizia”. Secondo la ricostruzione fatta dalle autorità congolesi, riportata dal sito cas-info, “gli aggressori, in un numero di sei, erano armati con 5 mitragliatrici tipo AK47 e un machete. Hanno sparato colpi di avvertimento prima di costringere gli occupanti dei veicoli a scendere e seguirli fino in fondo al Parco, dopo aver sparato a uno dei conducenti per creare il panico”. Con l’arrivo delle Guardie del parco e dei militari presenti nei dintorni si è innescata una sparatoria. Il commando armato avrebbe sparato a bruciapelo al carabiniere, morto sul posto, e all’ambasciatore ferendolo all’addome. Quest’ultimo è morto un’ora dopo all’ospedale della missione Monusco a Goma.”

“È già in corso un’indagine per chiarire le circostanze, le responsabilità e per intraprendere azioni repressive relative a questa tragedia”, ha annunciato il governo. “La Presidenza della Repubblica si impegna a fare regolarmente il punto sullo stato di avanzamento delle indagini appena avviate su iniziativa del Presidente della Repubblica. Intanto, secondo il rapporto dell’intelligence italiana, “il Ministero dell’Interno della Repubblica Democratica del Congo ha immediatamente ritirato, dopo la sua pubblicazione, un tweet nel quale si sosteneva che l’azione delittuosa era specificamente diretta contro l’Ambasciatore italiano”. 

Se la dinamica dell’agguato, secondo le varie ricostruzioni, sembra accertata anche se mancano importanti elementi sulle responsabilità, resta un altro punto oscuro relativo all’assenza di una guardia armata al convoglio, a parte la presenza del carabiniere. Il fatto che il responsabile locale della polizia abbia affermato di non essere stato al corrente dello spostamento dell’ambasciatore nell’area, “in una zona così pericolosa, ha suscitato sorpresa e molti interrogativi”, ha precisato ancora la fonte locale. Di conseguenza, quali sarebbero i motivi che hanno spinto il convoglio dell’ambasciatore ad addentrarsi in un’area – lungo la strada che da Goma porta a Rutshuru – potenzialmente pericolosa senza scorta? In un comunicato, il Pam ha sostenuto che l’attacco “è avvenuto su una strada che era stata precedentemente dichiarata sicura per viaggi senza scorte di sicurezza”. Un’affermazione che apparentemente contrasta con le dichiarazioni da parte congolese. Di certo, l’ambasciatore Attanasio non era nuovo a queste zone e ne conosceva le insidie. In Kivu era già stato, e nei giorni scorsi si era trattenuto a Bukavu, prima di far ritorno via battello a Goma. Tra l’altro, proprio nei giorni scorsi, una delegazione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu si era recata in quell’area incontrando le varie realtà presenti sul territorio, nell’ambito della missione Monusco (la missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione nella Repubblica Democratica del Congo).

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Rientro in patria

 Stasera arriveranno a Ciampino le salme dell’ambasciatore e del carabiniere uccisi in Congo ieri, nella zona di Nord Kivu, a 15 chilometri da Goma. La Farnesina ha chiesto e ottenuto di effettuare in Italia l’esame autoptico disposto dalla procura di Roma, che indaga per sequestro di persona con finalità di terrorismo. A coordinare le indagini i pm Sergio Colaiocco e Alberto Pioletti. 

“Il Ministero degli Esteri non risparmierà alcuno sforzo, in coordinamento con tutti i competenti apparati dello Stato, per arrivare ad una corretta ricostruzione del tragico attacco in RDC  nel quale hanno perso la vita l’Ambasciatore Luca Attanasio ed il Carabiniere Vittorio Iacovacci”. E’ quanto si legge in una nota della Farnesina. “A tale riguardo, come in ogni tragica circostanza che coinvolge nostri connazionali all’estero, e nel rispetto del dolore delle famiglie delle vittime, la Farnesina auspica la massima cautela nel dare spazio a ricostruzioni mediatiche che potrebbero rivelarsi approssimative o addirittura fuorvianti”, si aggiunge. “Nelle prossime ore è del resto prevista una informativa del ministro Di Maio in cui verranno fornite al Parlamento tutte le informazioni al momento disponibili”, si conclude nella nota.. 

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La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha disposto, per la giornata di ieri e di oggi, l’esposizione a mezz’asta della bandiera italiana e della bandiera europea sugli edifici pubblici degli Organi Costituzionali e dei Ministeri, in segno di lutto per la tragica scomparsa dell’Ambasciatore d’Italia nella Repubblica Democratica del Congo, Luca Attanasio, e del carabiniere Vittorio Iacovacci, a seguito del vile attacco avvenuto oggi a Goma. Anche le bandiere dell’Unione europea e dell’Italia presso la sede del Parlamento europeo oggi sono state abbassate a mezz’asta. Lo riferisce lo stesso Parlamento Ue.

 I Ros a Kinshasa per indagini 

Un team di investigatori del Ros, su delega della Procura di Roma, è partito alla volta di Kinshasa, capitale della Repubblica democratica del Congo, per affiancare gli investigatori locali nelle indagini relative alla morte dell’ambasciatore italiano, Luca Attanasio, e del carabiniere Vittorio Iacovacci. I pm di piazzale Clodio attenderanno, quindi, una prima informativa su quanto avvenuto. I carabinieri del Ros dovranno acquisire i verbali delle testimonianze ieri e verificare quali siano state le armi usate dai ranger che sono intervenuti durante il tentativo di sequestro. Tra i testi ascoltati ieri c’è l’italiano funzionario del World Food Programme, Rocco Leone, due guardie del corpo congolesi e il secondo autista, rimasto illeso.

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Polveriera Virunga

Secondo un bilancio diffuso dalle stesse autorità del parco, negli ultimi 25 anni almeno 200 ranger sono stati uccisi al suo interno per difendere animali e civili. Un pesante bilancio che fa del Virunga l’area naturale protetta che ha pagato il più alto tributo di sangue al mondo proprio per la sua tutela. La maggior parte degli ultimi attacchi mortali compiuti ai danni delle guardie è stata messa a segno dai miliziani Mai-Mai, uno dei tanti gruppi armati che seminano morte nella regione e si contendono il controllo delle risorse naturali e minerarie.  Le ultime vittime domenica scorsa quando sei guardia-parco sono stati uccisi in un attacco. Miliziani Mai Mai hanno teso un’imboscata nella zona tra Nyamitwitwi e Nyamilima, santuario dei gorilla di montagna, secondo quanto riportato da Africa News. “Sei guardiani del parco sono morti a seguito di un attentato perpetrato da un gruppo armato nella zona tra Nyamitwitwi e Nyamilima (centro del parco)”, ha riferito Olivier Mukisya, addetto alla comunicazione del Parco, “Un altro guardiano è rimasto gravemente ferito”. Questa vasta area nel cuore della regione dei Grandi Laghi, une delle più povere e densamente popolate dell’Africa, è ricca di risorse naturali che fanno gola ai diversi gruppi armati congolesi, ruandesi e ugandesi che vi hanno trovato rifugio negli ultimi 20 anni. Secondo le stime ufficiali, il saccheggio delle foreste del parco in carbone di legna ha un valore annuo di circa 27,5 milioni di euro. Elefanti vengono uccisi per il loro avorio, venduti dai trafficanti attraverso i confinanti Ruanda e Uganda. A queste attività di contrabbando si aggiungono le tasse percepite illegalmente dai gruppi armati, sia i Mai-Mai sia le Forze democratiche di liberazione del Ruanda (FdlR), tasse imposte ai pescatori sulle sponde del Lago Eduardo: in tutto ogni settimana circa 2 mila piroghe pagano ai miliziani cinque euro in cambio di un gettone che autorizza la loro circolazione. A denunciarlo è il Centro di ricerca sull’ambiente, la democrazia e i diritti umani (Creddho) di Goma, capoluogo del Nord Kivu. Nel Virunga si è poi sviluppata un’altra attività altamente redditizia per i gruppi armati: il rapimento dei dipendenti delle Ong internazionali, ma anche di poveri contadini e soprattutto dei preti. I rapiti vengono liberati solo se le famiglie, in genere molto povere, riescono a pagare il riscatto, somme esorbitanti fino a 500 mila dollari. Numerose famiglie hanno raccontato di essersi indebitate a vita pur di salvare i propri cari. Essendo diventata sempre più insicura, dal 2016 la nazionale numero 2, la principale strada che attraversa il parco, si può percorrere soltanto sotto scorta. 

Nel corso degli anni le guardie ambientali sono diventate veri e propri soldati incaricati di proteggere anche i civili, ma evidentemente non basta. Oggi circa 800 agenti sono dispiegati nel parco del Virunga, ben equipaggiati e addestrati dalle forze belghe. Nonostante le aggressioni subite, il numero di gorilla e di altre specie è in aumento e il miglior rifornimento in luce e acqua sta giovando al turismo, concentrato nell’enclave dei vulcani Mikeno e Nyiragongo. “I gruppi armati cercano di sabotare le nostre azioni a favore delle popolazioni ma non ci scoraggiamo” aveva dichiarato al quotidiano francese Le Monde il vice direttore del Virunga, Innocent Mburanumwe. 

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Cosa sia il Congo lo ricorda il portavoce dell’Unicef Italia, Andrea Iacomini: “Il Congo è uno dei paesi più pericolosi e instabili al mondo con 5,2 milioni di persone sfollate, più che in ogni altro paese eccetto la Siria. Il 50% sono sfollate negli ultimi 12 mesi. Nelle province di Ituri, Nord Kivu, Sud Kivu e Tanganyika, le più colpite dalle violenze e dove si è verificato l’attentato, oltre 8 milioni di persone si trovano in condizioni di insicurezza alimentare acuta, un quadro devastante”.

Cosa è stato l’ambasciatore Attanasio, lo ricorda lo stesso Iacomini: “Uomo di rara disponibilità e umanità che dimostrò proprio 3 anni orsono seguendo personalmente il non facile iter di uscita dal Congo di alcuni giovani e bambini e bambine del paese per venire in Italia a raccontare le loro storie nella nostra trasmissione “Prodigi – La Musica è vita“. 

“In trenta secondi sono passati i ricordi di una vita, ci è crollato il mondo addosso. Sono cose ingiuste, che non devono accadere. Per noi la vita è finita”:così Salvatore, il papà dell’ambasciatore Luca Attanasio, ha spiegato all’agenzia Ansa il momento in cui ha appreso della morte in un agguato del figlio. “Ma adesso – ha aggiunto – bisogna pensare alle nipoti, queste tre creature avevano praterie davanti con un padre così. Non sanno ancora cosa è accaduto – ha detto -.Anche la loro mamma, la moglie di Luca, è distrutta dal dolore”. Poi a proposito della sua missione ha aggiunto: “Ci ha detto quali erano gli obiettivi. E’ stato sempre una persona rivolta agli altri, ha sempre fatto del bene, ed è sempre stato proiettato verso alti ideali, capace di coinvolgere chiunque nei suoi progetti. Una cosa che a me poteva sembrare poco chiara, lui mela rendeva positiva. Era onesto, corretto, mai uno screzio”. 

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Doveva essere protetto. Così non è stato. Perché?

 

 

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