Gaza: metodi e tecniche della propaganda e disinformazione aggressiva di Israele per negare i suoi crimini
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Gaza: metodi e tecniche della propaganda e disinformazione aggressiva di Israele per negare i suoi crimini

Fondamentalmente questa propaganda si muove su alcune linee principali con un uso magistrale (purtroppo) di alcune metodologie ben note a chi mastica di comunicazione e psicologia sociale:

Gaza: metodi e tecniche della propaganda e disinformazione aggressiva di Israele per negare i suoi crimini
Benjamin Netanyahu
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Gianni Cipriani Modifica articolo

31 Agosto 2025 - 12.56


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Da giugno ho cominciato una attività sistematica di osservazione (osservazione e non monitoraggio perché in quel caso sarebbe necessario mettere su uno staff che lavori h24) della propaganda israeliana, che è diventata ogni giorno più aggressiva e penetrante.

Fondamentalmente questa propaganda si muove su alcune linee principali con un uso magistrale (purtroppo) di alcune metodologie ben note a chi mastica di comunicazione e psicologia sociale:


Le metodologie più ricorrenti sono: l’inquadramento selettivo, per orientare la percezione dell’opinione pubblica nel modo voluto, l’estrapolazione, ossia singole frasi o parole tolte dal contesto, la distorsione del contesto (che si capisce da sola) e la manipolazione per omissione, ossia raccontare di un fatto solo la parte che conviene. Inoltre la cosiddetta ‘fallacia ad hominem’ che consiste nell’attaccare la persona che esprime un’idea invece di confutare l’idea stessa.

Dal punto di vista dei contenuti politici e propagandistici le linee principali sono:

1 – Accusare di collusione con Hamas o di legittimare il ‘terrorismo’ chiunque abbia una posizione pubblica fortemente contraria a quella del governo Netanyahu

2 – Fare sistematicamente ricorso alla categoria dell’antisemitismo per descrivere ogni azione o protesta che metta in dubbio le scelte di Israele.

3 – Adombrare il ruolo dell’Iran dietro le proteste internazionali a Gaza.
4 – La disinformazione secca come quella di dire che il giornalista di al-Jazeera fosse un terrorista, o che la carestia non esiste o fornire versioni menzognere per negare le stragi israeliane. Piazza Fontana sono stati gli anarchici, ecco le prove… ricordate?

5. – La negazione sistematica delle accuse anche attraverso la creazione di unità di intelligence e l’uso di agenti di influenza per alimentare la ‘macchina del fango’ che serve a delegittimare le figure più scomode per Netanyahu, ossia la fallacia ad hominem – di cui ho parlato prima – che colpisce sempre più spesso.

Questa tendenza è abbastanza evidente, ma purtroppo questi metodi riescono ad attenuare o circoscrivere le responsabilità di Israele o intimidire opinion maker o opinion leader.

A mio giudizio siamo ben oltre la soglia di attenzione e il livello di denuncia di questi metodi dovrebbe essere più penetrante.

Ci sono poi alcune ‘chicche’ che farebbero sorridere se non fossimo di fronte ad una grandissima tragedia.

Sui social impazza un propagandista di Netanyahu che con grande enfasi sostiene che la carestia a Gaza non esista e che le colpe della fame siano solo dell’Egitto e dell’Onu e tante alte bestialità. Nel profilo costui si presenta come una persona che ‘contrasta la propaganda’ e vuol fare ‘ragionare la gente cin la propria testa’.

È spuntato perfino un ospite di grido dei talk che ha sostenuto apoditticamente che le università italiane siano alla mercé dell’Iran. Nemmeno Vance e Trump, che pure sulle università le sparano grosse, erano arrivati a tanto.

Però, ripeto, non c’è nulla da ridere. Anche la propaganda e la disinformazione sono funzionali allo sterminio, al massacro o al genocidio come lo si voglia chiamare. Questa propaganda che gronda sangue va denunciata: descrivere i suoi target e i suoi metodi può aiutare a non cadere nelle trappole o ad avvertire chi ci sta cadendo o c’è già caduto

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