La scorsa settimana, ben prima dell’attacco di Trump e Netanyahu all’Iran, una persona che doveva viaggiare in uno dei paesi attualmente coinvolti in questo incendio del Merio Oriente, mi ha chiesto se fosse il caso o no.
Gli ho risposto che sarebbe stato meglio evitare perché i segnali erano poco rassicuranti.
Nel giro di alcune ore ci siamo risentiti e ho aggiunto che dopo essermi confrontato con altre persone che erano vicine ad alcuni dossier internazionali e aver fatto alcuni approfondimenti Osint non solo sconsigliavo il viaggio ma se fosse stato un mio familiare glielo avrei proprio vietato.
Io sono un semplice cittadino, non ho accesso a report riservati o segreti, no ho informazioni dirette dai satelliti. Ho contatti con persone che seguono gli scenari internazionali e qualche capacità di ricavare alcuni elementi attraverso specifiche fonti aperte. Null’altro.
E allora c’è una domanda che merita una risposta: come è possibile che il ministro della Difesa si sia fatto sorprendere a Dubai mentre da giorni i segnali di rischio erano forti?
I nostri servizi di intelligence sono così scarsi e improvvidi da non aver valutato bene lo scenario e sconsigliato fortemente a Crosetto di andare negli Emirati?
Ovviamente non lo so. Però mi sembrerebbe davvero inverosimile, proprio perché in quel comparto c’è molta professionalità, oltre ad una certa specializzazione sul Medio Oriente.
O il ministro della Difesa è andato direttamente senza farsi consigliare e senza avvertire nessuno?
Non ho la risposta. Ma c’è una certezza: sicuramente Crosetto si è fatto sorprendere dalla guerra di Trump e Netanyahu mentre era in un luogo nel quale non avrebbe dovuto essere. Eviterei di tirare in ballo il caso o la sfortuna ma è doveroso capire perché sia accaduto.
Non è una situazione da cavalcare per una strumentalizzazione politica o gossip, questioni che non mi appartengono e che vivo con un certo fastidio. Ma è una questione di sicurezza nazionale. Questo sì.
Bisognerebbe parlarne al Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, soprattutto adesso che siamo entrati in un vortice del quale nessuno in questo momento può capire né le traiettorie e né la fine. Meglio, allora, se l’Italia non si farà sorprendere ancora.