Per una volta una bella notizia. Che rallegra i cuori. Che dà speranza. Mai, come stavolta, il Nobel per la Pace è andato alla persona giusta nel momento giusto: Navanethem Pillay, per tutti Navi, 85 anni portati splendidamente. Una grande donna, a una giurista coraggiosa. La prima donna non bianca ad aprire uno studio legale nella provincia di Natal, nel 1967. E, in seguito, la prima donna non bianca a diventare giudice dell’Alta Corte del Sudafrica. Da avvocata difese Nelson Mandela. L’ultima cosa che ho fatto è presiedere la Commissione indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sul Territorio occupato della Palestina. E a Gaza, al suo popolo martoriato, sono andate le sue prime parole dopo aver saputo, era a Norimberga, di essere stata insignita del prestigioso, meritatissimo, Premio.
“Ciò che è avvenuto a Gaza lo abbiamo definito genocidio, scandisce Pillay ricevendo un grande applauso nell’aula dove fu tenuto il processo ai gerarchi nazisti. “Sono stata ringraziata per il coraggio, potete immaginare la mia sorpresa, perché serve coraggio nel dire la verità? Abbiamo interpretato la legge, abbiamo analizzato tutti i fatti, è stata una decisione imparziale”. La magistrata è celebre per il suo contributo alla lotta all’apartheid, per il suo pioneristico lavoro come presidente del Tribunale penale internazionale per il Ruanda. Più di recente, è stata presidente della Commissione d’inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi Occupati che, nel 2025, ha accusato Israele di «genocidio» nella Striscia di Gaza. «La pace richiede giustizia», ha affermato il Comitato, rendendo omaggio a una personalità che «con coraggio e integrità eccezionali ha aperto la strada a un ordinamento giuridico globale più completo». Secondo il Comitato, Pillay «ha svolto un ruolo determinante nel garantire che i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità e il genocidio siano perseguiti penalmente».
Pillay è stata a capo della Commissione Internazionale Indipendente dell’Onu che il 16 settembre 2025 ha pubblicato un rapporto nel quale conclude che le autorità e le forze di sicurezza israeliane hanno commesso “quattro dei cinque atti genocidi” definiti dalla Convenzione del 1948 per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio. Tra questi, “uccidere membri del gruppo; causare gravi danni fisici o mentali ai membri del gruppo; infliggere deliberatamente al gruppo condizioni di vita volte a provocarne la distruzione fisica, totale o parziale; e misure volte a impedire le nascite all’interno del gruppo”. “La Commissione – si legge nel report – conclude che il presidente israeliano Isaac Herzog, il primo ministro Benjamin Netanyahu e l’allora ministro della Difesa Yoav Gallant hanno incitato alla commissione di un genocidio e che le autorità israeliane non hanno intrapreso azioni per punirli”. “La comunità internazionale non può rimanere in silenzio di fronte alla campagna genocida di Israele contro il popolo palestinese a Gaza. Quando emergono chiari segni e prove di genocidio, non agire per porvi fine equivale a complicità”, dichiarò Pillay.
La sua reazione è stata colta dalla segretaria generale di Amnesty International Agnès Callamard a Norimberga e pubblicata sul X: “Se applaudite un po’ più forte, forse dividerò il premio con Trump “, ha detto scherzando Pillay nel suo primo discorso dopo la proclamazione
“L’ultima cosa che ho fatto è stata il rapporto su Gaza, in cui definisco ciò che sta accadendo lì come un genocidio. Una delle reazioni principali a quel rapporto è stata quella di rendermi omaggio per il mio coraggio. E potete immaginare quanto fossi sorpresa. Perché ci vorrebbe coraggio per dire la verità?”, ha proseguito la neo-Nobel. Quando le è stata data la notizia, ha raccontato Pillay, il primo commento che ha fatto è stato “dev’essere uno scherzo”. “In questo contesto, i vostri applausi significano davvero molto – ha detto ancora – Sapete, non si vuole ricevere un premio se il pubblico non concorda sul fatto che lo si meriti. Quindi apprezzo i vostri applausi di oggi. Ma, essendo avvocato e giudice – ha scherzato – desidero comunque verificare le vostre affermazioni…”. “Al momento – ha detto ancora – sono ancora presidente del collegio giudicante nel caso intentato dal Gambia contro il Myanmar. Tutti mi chiedono: ‘Quando smetterai?’ Ho compiuto 85 anni il mese scorso. Non posso smettere, ovviamente”.
Il premio è stato assegnato a Pillay, è la motivazione fornita dal Comitato del Nobel, per “il suo lavoro per promuovere pace e diritto internazionale “. “In un’epoca segnata da sfide esistenziali, tra cui un numero di guerre e conflitti che il mondo non vedeva da molto tempo, il diritto internazionale non è più solo un complemento alla pace e alla sicurezza, è una necessità assoluta – afferma la motivazione -. Il sistema di diritto internazionale è sottoposto a una pressione enorme e le sue istituzioni sono sotto attacco. Assistiamo a uno spostamento verso la politica di potenza a spese del quadro giuridico e del rispetto globale per diritto e giustizia. Ogni volta che la forza prevale sul diritto, vengono intaccate stabilità, fiducia e convivenza pacifica”. Il Comitato “vuole ricordare al mondo che lo stato di diritto, a livello nazionale e internazionale, è alla base del sistema che abbiamo istituito per garantire pace e risolvere conflitti in modo non violento. La pace richiede giustizia”.
Una giustizia “giusta” a cui Navi Pillay ha dedicato tutta la sua lunga, impegnata, splendida vita. E se un giorno vi fosse una “Norimberga per Gaza”, nessuno come lei potrebbe svolgere al meglio il ruolo di procuratore generale.
Post scriptum. «Oggi il Comitato per il Nobel si è coperto di vergogna in modo irreparabile e ha sminuito il Premio Nobel per la Pace, un tempo così prestigioso, assegnandolo a Navi Pillay delle Nazioni Unite». È il messaggio pubblicato su Truth Social dall’account Schoenlaw e ricondiviso da Donald Trump, nel primo commento, seppure indiretto, del presidente americano dopo l’assegnazione del premio all’ex Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani. “Pillay è una nemica dichiarata degli Stati Uniti e di Israele. Nel corso del suo mandato ha esaltato i terroristi e premiato Hamas. Ha condotto una finta ‘indagine’ sostenendo di aver scoperto che Israele aveva commesso un genocidio e sollecitando un procedimento penale – si legge nel post – Non gode di alcuna credibilità in nessun ambito normale e non ha mai fatto nulla per promuovere la pace. Anzi, proprio il contrario. Ma cosa ci si poteva aspettare da un comitato che in passato aveva assegnato quello che un tempo era l’ambito Premio Nobel per la Pace a Yasser Arafat?”.
«Assegnare il Premio Nobel per la Pace a Pillay non è un atto di giustizia, ma la grottesca strumentalizzazione di un riconoscimento per legittimare l’odio e i pregiudizi contro Israele. Ora che la commissione del Nobel ha premiato la più grande menzogna del XXI secolo, Joseph Goebbels sta certamente applaudendo dall’inferno».
Lo scrive il ministero degli Esteri israeliano in una nota. «Se esistesse un premio per le menzogne, l’odio e le accuse infamanti, Pillay sarebbe la favorita assoluta. Il suo ruolo nell’incessante demonizzazione di Israele, con motivazioni politiche, e nella promozione delle accuse di genocidio è eloquente».
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