Creato un vaccino per i coronavirus non ancora emersi 
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Creato un vaccino per i coronavirus non ancora emersi 

Una nuova tecnologia vaccinale si è dimostrata efficace nel fornire protezione contro un'ampia gamma di coronavirus nei topi, con potenziali implicazioni per le future epidemie, comprese quelle non ancora conosciute.

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7 Maggio 2024 - 01.12


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Una nuova tecnologia vaccinale si è dimostrata efficace nel fornire protezione contro un’ampia gamma di coronavirus nei topi, con potenziali implicazioni per le future epidemie, comprese quelle non ancora conosciute. Il nuovo approccio, chiamato “vaccinologia proattiva”, è stato sviluppato da scienziati dell’Università di Cambridge, dell’Università di Oxford e del Caltech, e i risultati sono stati pubblicati su Nature Nanotechnology.

Questo metodo innovativo prevede lo sviluppo di un vaccino prima che l’agente patogeno responsabile della malattia emerga. Il vaccino addestra il sistema immunitario dell’organismo a riconoscere regioni specifiche di otto diversi coronavirus, inclusi il SARS-CoV-1, il SARS-CoV-2 e alcuni ceppi presenti nei pipistrelli che potrebbero potenzialmente diffondersi agli esseri umani causando una pandemia.

L’efficacia di questo vaccino risiede nella sua capacità di mirare a regioni specifiche del virus presenti anche in altri coronavirus correlati. Addestrando il sistema immunitario a riconoscere e combattere queste regioni, si ottiene una protezione contro altri coronavirus non inclusi nel vaccino stesso, incluso quelli ancora sconosciuti.

Ad esempio, sebbene il nuovo vaccino non contenga il coronavirus SARS-CoV-1 che ha causato l’epidemia di SARS nel 2003, è in grado di stimolare una risposta immunitaria contro quel virus. Questa promettente tecnologia potrebbe aprire la strada a nuove strategie di prevenzione delle malattie infettive, consentendo di affrontare in modo proattivo le potenziali minacce per la salute pubblica.

Il nostro obiettivo è creare un vaccino che ci protegga dalla prossima pandemia di coronavirus e che sia pronto prima ancora che la pandemia abbia inizio», ha dichiarato Rory Hills, ricercatore laureato presso il Dipartimento di Farmacologia dell’Università di Cambridge e primo autore del rapporto.

«Abbiamo creato un vaccino che fornisce protezione contro un’ampia gamma di coronavirus diversi, compresi quelli che ancora non conosciamo», ha continuato Hills.

«Non dobbiamo aspettare che emergano nuovi coronavirus; sappiamo abbastanza sui coronavirus e sulle diverse risposte immunitarie ad essi, che possiamo iniziare a costruire vaccini protettivi contro i coronavirus sconosciuti», ha affermato Mark Howarth, del Dipartimento di Farmacologia dell’Università di Cambridge e autore senior del lavoro.

«Gli scienziati hanno fatto un ottimo lavoro producendo rapidamente un vaccino COVID estremamente efficace durante l’ultima pandemia, ma il mondo è entrato comunque in una crisi enorme, con un numero ingente di morti», ha proseguito Howarth.

«Dobbiamo capire come fare ancora meglio in futuro, e una componente importante di questo lavoro è iniziare a sviluppare i vaccini in anticipo», ha aggiunto Howarth.

Il nuovo vaccino, «Quartet Nanocage», si basa su una struttura chiamata nanoparticella, una sfera di proteine legate da interazioni incredibilmente forti. Catene di diversi antigeni virali sono attaccate a questa nanoparticella utilizzando una nuova «supercolla proteica». In queste catene sono inclusi più antigeni, che addestrano il sistema immunitario a colpire regioni specifiche condivise da un’ampia gamma di coronavirus.

Lo studio ha dimostrato che il nuovo vaccino suscita un’ampia risposta immunitaria, anche nei topi preimmunizzati con il SARS-CoV-2. Il nuovo approccio ha, inoltre, un design molto più semplice rispetto ad altri vaccini ad ampia protezione attualmente in fase di sviluppo, il che, secondo i ricercatori, dovrebbe accelerarne il percorso verso la sperimentazione clinica.

La tecnologia di base possiede anche un potenziale di utilizzo per lo sviluppo di vaccini contro molte altre minacce sanitarie.

Il vaccino dovrebbe entrare in fase 1 di sperimentazione clinica all’inizio del 2025, ma la sua natura complessa ne rende difficile la produzione, il che potrebbe limitarne la produzione su larga scala.

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