“Ringiovaniti” per la prima volta ovociti umani
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“Ringiovaniti” per la prima volta ovociti umani

Si tratta di un risultato che potrebbe aumentare il tasso di successo della fecondazione nelle donne in età avanzata.

“Ringiovaniti” per la prima volta ovociti umani
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9 Gennaio 2026 - 23.07 Culture


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Un nuovo studio potrebbe segnare una svolta nei tassi di successo della fecondazione in vitro per le donne in età avanzata. Un team guidato da Melina Schuh, direttrice del Max Planck Institute for Multidisciplinary Sciences di Gottinga, ha annunciato di essere riuscito per la prima volta a “ringiovanire” ovociti umani, riducendo in modo significativo i difetti genetici associati all’invecchiamento.

La ricerca, che sarà presentata alla British Fertility Conference di Edimburgo e diffusa in preprint su Biorxiv, esamina il ruolo cruciale avuto da una proteina: la Shugoshin 1. Questa funziona come una sorta di “collante” che mantiene uniti i cromosomi durante la meiosi. Con l’avanzare dell’età i suoi livelli si abbassano, aumentando il rischio di errori nella divisione cellulare e generando embrioni con un numero anomalo di cromosomi. Quest’ultima è una delle principali cause di aborti spontanei e di disturbi genetici come la sindrome di Down.

Attraverso microiniezioni di Shugoshin 1 in ovociti donati da donne fertili i ricercatori sono riusciti quasi a dimezzare l’incidenza di queste anomalie. Nei test, il tasso di errori cromosomici è sceso dal 53% al 29%. “Abbiamo identificato una singola proteina che diminuisce con l’età; riportandola ai livelli giovanili, abbiamo ottenuto un effetto enorme”, spiega Schuh. “Stiamo ripristinando la condizione biologica originale”, aggiunge”.

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L’innovazione, sviluppata dalla startup Ovo Labs co-fondata dalla stessa Schuh, potrebbe cambiare radicalmente il percorso della procreazione assistita. Oggi, per le donne tra i 43 e i 44 anni, il tasso di natalità per embrione trasferito non supera il 5%, contro il 35% delle pazienti sotto i 35 anni. L’obiettivo della nuova tecnica è permettere a molte più donne di ottenere una gravidanza già al primo ciclo di IVF, evitando iter ripetuti e fisicamente impegnativi. La procedura non può estendere la fertilità oltre la menopausa – non influisce infatti sulla riserva ovarica – ma i risultati sono stati definiti “estremamente promettenti” da esperti indipendenti. Il team è già in dialogo con le autorità regolatorie per avviare i trial clinici e verificare se il miglioramento della qualità degli ovociti si tradurrà in un aumento dei nati sani.

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