Wikipedia e l’assalto dell’intelligenza artificiale

Nata il 15 gennaio 2001, è diventata una delle principali infrastrutture silenziose su cui l’Ai si addestra, senza essere più necessariamente il luogo finale della ricerca.

Wikipedia e l’assalto dell’intelligenza artificiale
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Marcello Cecconi Modifica articolo

14 Gennaio 2026 - 10.46 Culture


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Il segno del cambiamento profondo nel clima culturale attorno a Internet sta facendo calare la nebbia su Wikipedia. Così l’anniversario dell’enciclopedia online basata sul software wiki, che avrebbe cambiato radicalmente il modo di informarsi, sta passando quasi sottotraccia. Wikipedia nasceva in Florida il 15 gennaio 2001 e meriterebbe maggiori celebrazioni mediatiche.

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Il sapere universale messo a disposizione di tutti, aggiornabile collettivamente, era ciò che autenticamente ha rappresentato Wikipedia fino a pochi anni fa, quando con un click si apriva un mondo. Si colmava un vuoto di memoria o si soddisfaceva un dubbio improvviso. A farlo non erano soltanto i nativi digitali, ma anche intere generazioni che hanno trovato in Wikipedia una forma rapida di alfabetizzazione, una biblioteca alternativa al libro di carta.

Non può, però, sfuggire il fatto che quell’oceano di conoscenza ha mostrato sin da subito la sua ambivalenza. Come diceva Umberto Eco, in mare aperto nuotano pesci buoni e pescecani: il problema non è solo l’accesso alle cose ma mantenere la capacità critica di orientamento fra le stesse. Non sorprende quindi che, col tempo, l’entusiasmo per il sapere partecipato abbia lasciato spazio a un dibattito sempre più acceso sull’autorevolezza delle voci, sulla difficoltà di controllo da parte del nucleo centrale, sulla sottorappresentazione dei punti di visti non occidentali e sul confronto con modelli editoriali fondati su revisione esperta e selezione rigorosa.

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Wikipedia nasceva infatti da un contrasto mai risolto. Il progetto originario, Nupedia, diretto da Larry Sanger e voluto da Jimmy Wales, puntava a un’enciclopedia di qualità accademica, ma il processo di revisione la rese troppo lenta. Wikipedia, “veloce istruzione”, dal suffisso greco pedia unito al termine hawaiano wiki, scelse la velocità e l’apertura. Una scelta che ha ottenuto il successo globale ma, allo stesso tempo, ha mostrato la fragilità strutturale.

Oggi Wikipedia conta edizioni in quasi trecento lingue e milioni di voci e a venticinque anni dalla nascita la sua crisi non è più solo interna Con l’esplosione dell’intelligenza artificiale generativa Wikipedia si è trovata in una posizione paradossale: è diventata una delle principali infrastrutture silenziose su cui l’AI si addestra, senza essere più necessariamente il luogo finale dell’informazione.

I modelli di linguaggio “imparano” da Wikipedia, ne assorbono struttura e dati, ma restituiscono risposte senza rimandare alla fonte, senza click.  In questo senso, Wikipedia viene sfruttata. Non è più un’enciclopedia da consultare, ma una miniera di conoscenza da cui estrarre valore. Il rischio è evidente. Mentre l’AI è sempre più al centro come interfaccia del sapere, Wikipedia rischia di diventare un dataset invisibile, pur restando fondamentale.

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E allora la domanda non è più soltanto se Wikipedia sia affidabile, ma se ci saranno altri strumenti che potranno permettersi di esserlo domani. Nell’ecosistema dell’intelligenza artificiale, la conoscenza aperta come quella di Wikipedia rischia di diventare materia prima gratuita per sistemi che non restituiscono nulla: né trasparenza, né responsabilità e, nemmeno, nessun riconoscimento. Wikipedia viene consultata sempre meno e “usata” sempre di più.

Il paradosso è evidente: mentre si moltiplicano gli allarmi sulla disinformazione, una delle poche infrastrutture costruite per contrastarla attraverso regole condivise e verificabilità viene progressivamente marginalizzata. Non perché abbia fallito, ma perché non è compatibile con un modello di conoscenza che privilegia la velocità alla verifica e l’efficienza alla complessità.

 Wikipedia si sta difendendo ma la lotta è impari e se dovesse indebolirsi e infine scomparire non potrà essere l’AI a rimpiazzarla con un sapere migliore. A scomparire sarebbe l’idea stessa che il sapere possa essere un bene comune governato collettivamente e non da algoritmi opachi.

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Forse è per questo timore che il suo anniversario non si festeggia con i fuochi d’artificio ma ricordarlo oggi significa almeno ammettere che il futuro dell’informazione non è una questione solo tecnologica, ma anche politica.

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