di Antonio Salvati
Si afferma solitamente nell’analisi geopolitica che i presidenti americani hanno un ruolo comunque relativo nella gestione e nella risoluzione dei conflitti. Occorre, quindi, vedere cosa accade dietro le quinte, negli apparati. Un ruolo fondamentale, sia in questa guerra con l’Iran che in generale nella geopolitica degli Stati Uniti, lo ha Peter Tiel.
Nell’aggressione all’Iran sono stati utilizzati da parte degli Stati Uniti tutta una serie di software, intelligenza, meccanismi di intelligenza artificiale, già in uso nelle forze armate americane che provengono da Palantir, la società di Peter Tiel. Fin dal primissimo giorno di guerra, è stato usato un avanzato sistema militare basato sull’intelligenza artificiale, noto come Project Maven (o Maven Smart System), sviluppato in collaborazione con aziende tecnologiche come Palantir Technologies, che consente una straordinaria capacità di raccolta, analisi e organizzazione delle informazioni, con le quali l’aviazione americana e quella israeliana sono riusciti a colpire ed eliminare la guida suprema dell’Iran. Ma il dato significativo è che si crea tra alcuni soggetti privati e le strutture dello Stato una vera e propria simbiosi, per cui diviene complicato comprendere dove inizia l’azione imprenditoriale di un soggetto come Peter Tiel e dove invece inizia l’azione effettivamente strategica dello Stato. Gli USA dispongono certamente una capacità di potenza militare e tecnologica superiore rispetto al passato, ma al contempo rende le strutture dello Stato dipendenti da soggetti appunto come Peter Tiel o come Elon Musk per quanto riguarda ad esempio i viaggi spaziali e i lanci spaziali. In un contesto simile questa nuova élite tecnologica non si mette più semplicemente a disposizione dello Stato, come è accaduto nella storia del capitalismo americano, ma punta a trasmettere una precisa cultura politica e a cambiare gli equilibri di potere all’interno degli apparati e anche nel complesso militare industriale. Del resto, Peter Tiel non è solo un uomo tecnologico, ha una sua visione politica e ha anche un background filosofico. Tiel condivide – com’è noto – il manifesto di Palantir in 22 punti che riassume il libro del suo amministratore delegato Alex Karp The Technological Republic nel quale sostiene che «la Silicon Valley ha un debito morale nei confronti del Paese che ha reso possibile la sua ascesa». E aggiunge che «l’elite ingegneristica ha l’obbligo di partecipare alla difesa del Paese». Se «un marine chiede un fucile migliore, dovremmo produrlo. E lo stesso vale per il software», aggiunge osservando che gli Stati Uniti«dovrebbero come paese essere capaci di portare avanti un dibattito sull’opportunità di un’azione militare all’estero». Il Manifesto segna una rottura con il modello della Silicon Valley, nato tra gli anni Novanta e gli anni Duemila, formato da persone che credevano nell’indipendenza del cyberspazio, un posto dove non eh ci sarebbe stato controllo da parte del governo e chiunque avrebbe potuto vivere nell’anonimato, felice, tranquillo. Una visione del mondo che si affiancava poi a una visione effettivamente anarco capitalista tale per cui la rete era il luogo in cui il capitale avrebbe potuto finalmente informare di sé tutto quanto, distruggendo quelli che erano considerati come dei vincoli, ovvero soprattutto i vincoli territoriali dello Stato e i vincoli di richiesta in termini di tassazione eccetera, sempre da parte delle istituzioni pubbliche. Programmatori che comunque erano assai critici nei confronti della loro della realtà con cui in cui vivevano. Svilupparono un modello ideologico, detto anche ideologia californiana, che ha soprasseduto alla nascita di internet e delle prime grandi aziende legate ad internet. Anche Mark Zuckerberg, in realtà, è un prodotto dell’ideologia californiana. Il primo motto di Facebook era Move fast break thing, cioè muoviti velocemente, distruggi tutto. Questo distruggi era anche inteso in senso, come dire spaziale, cioè l’obiettivo di Facebook – oggi è Meta – era collegare tutto quanto il mondo, facendo un sacco di soldi. Ma il progetto era essenzialmente globalista.
Alla corrente di pensiero dell’ideologia californiana è stata sempre associata un’altra corrente di pensiero che è quella dei membri della cosiddetta PayPal Mafia che è un gruppo influente di ex fondatori e dipendenti di PayPal (inclusi Elon Musk, Peter Thiel e Reid Hoffman) che, dopo la vendita della società a eBay nel 2002, ha fondato o investito in molte delle più grandi aziende tecnologiche della Silicon Valley, tra cui LinkedIn, YouTube, SpaceX, Yelp e Palantir. Musk e Tiel litigheranno ma restano concordi sull’idea che la tecnologia deve essere messa al servizio non dell’umanità, non contro lo Stato, ma per lo Stato inteso però come nazione, quasi come soggetto ed ente morale. Una visione chiaramente nazionalistica. Per Karp gli ingegneri della Silicon Valley devono essere educati e smettere di essere liberal o pacifisti.
E Muk che fine ha fatto? Musk è uscito dai riflettori politici e si sta concentrando sulla trasformazione di Tesla da un’azienda che produce essenzialmente macchine a un’azienda che dovrà iniziare a produrre robot autonomi, i famosi robot Optimus, un robot umanoide autonomo sviluppato da Tesla e progettato per svolgere compiti pericolosi, ripetitivi o noiosi. Tiel e Musk sono divisi dal loro approccio nei confronti della Cina. Karp e Tiel operano in chiara funzione anticinese. Mentre Musk non ha mai voluto staccarsi dalla Cina e dai suoi rapporti formali o informali con persone vicine al mondo politico cinese. Il Financial Times pubblicò la notizia che i cinesi vedevano di buon grado l’acquisizione del social TikTok da parte di Musk. Musk non ha mai smentito. Mask politicamente non viene contrastato in alcun modo perché l’industria e la politica spaziale americana è interamente dipendente da SpaceX, la sua azienda aerospaziale fondata nel 2002, con sede in Texas. Il suo obiettivo principale è ridurre i costi di accesso allo spazio grazie a razzi riutilizzabili (Falcon 9, Falcon Heavy) per rendere possibile la colonizzazione di Marte.
Si guarda molto al rapporto tra Tiel e James David Vance, vicepresidente degli Stati Uniti d’America, personaggi determinanti nell’equilibrio dell’establishment tecnologico americano. Tra i due c’è un terzo incomodo, un soggetto molto importante Larry Ellison, imprenditore e informatico statunitense, cofondatore e CTO della Oracle Corporation. Ellison è storicamente un finanziatore di Marco Rubio, Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, e ha intenzione di continuare a sostenere i repubblicani se solo se la candidatura di Rubio sarà effettivamente la candidatura principale. La questione è vedere quali tra due pesi massimi dell’establishment repubblicano i tecnovassalli decideranno di sostenere. O se subentrerà un terzo incomodo, come il figlio di Trump, Donald junior.
Peter Tiel va oltre l’ambito politico e ama interloquire con quello religioso. Tiel non crede che l’Umanità possa essere redenta: né sul piano spirituale, né su quello civile. Più volte ha sostenuto che arriverà un momento nella storia in cui bisognerà trattenere, questo è il termine chiave, l’avvento dell’anticristo. Anticristo che lui individua nella Cina comunista o con uno stato mondiale omogeneo, cioè che per lui sarebbe la peggiore dittatura possibile, una sorta di governo totale totalitario. Pertanto, Usa e Palantir devono adoperarsi affinché questi scenari non si realizzino. In realtà, Tiel auspica l’eternarsi delle crisi per favorire un’azienda come la sua o aziende come quelle di Palmer Luckey che progetta apparecchiature militari all’avanguardia. Eppure, paradossalmente, malgrado tutto questo enorme apparato tecnologico e militare, Trump la guerra in Iran non la sta vincendo. Senza uno straccio di obiettivo strategico è difficile effettivamente raggiungere una vittoria.
Siamo in presenza di un populismo tecnologico al servizio di potenti forze internazionali disgregatrici. Un populismo che – come ha osservato Milena Santerini – arriva «all’elogio del tribalismo, alla spinta verso la frammentazione e la divisione sociale accompagnata da un disprezzo verso le istituzioni internazionali e verso la debolezza dell’Europa che, troppo sbilanciata a tutelare i diritti dei più vulnerabili, non sarebbe capace di garantire sicurezza. La costruzione culturale di capitalisti come Thiel si basa sull’idea di una perdita di identità dell’Europa, che non avrebbe fatto i conti (lezione di Machiavelli), con l’inevitabile violenza e l’inimicizia assoluta che caratterizza le società, ma avrebbe invece preteso di addomesticarle». Una sorta di “teologia” che vede in Donald Trump l’ultimo argine che può fermare o almeno rallentare la fine del mondo e che si coniuga – spiega Santerini – «con la “religione della prosperità” dei gruppi evangelicali e dell’Alt right, che sostengono una politica reazionaria, autoritaria e anti-immigrazione globale: un cristianesimo senza la Croce, il pentimento e il perdono». Si assiste così a una teorizzazione «“filosofico-religiosa” della libertà senza limiti di cui le Big Tech dovrebbero beneficiare. Libertà anche di hate speech e di disinformazione. Non a caso la maggior parte delle imprese della Rete hanno ormai rinunciato alla moderazione dei contenuti, adducendo il motivo che gli utenti sarebbero maturi per decidere, ignorando quindi volutamente la manipolazione intenzionale realizzata da poteri come la Russia di Putin con le loro guerre ibride. In base a queste teorie la Muai (Malicious use of Artificial Intelligence) cioè l’uso malevolo dell’Intelligenza Artificiale e tutte le forme di complottismo e disinformazione dovrebbero avere campo libero».
È indispensabile che gli Stati – e soprattutto l’Unione Europea – si impegnino a difendere la vocazione democratica e antiautoritaria delle loro politiche sul web, così come un’etica non ambigua e non teorizzata dagli stessi produttori. Mai come ora – e non solo in questo campo ma soprattutto nella difesa della pace, l’Europa dovrà credere alla forza – basata sul diritto e sulla solidarietà anziché sulla prevaricazione del più potente, che ha ereditato dalle sue radici giudaico-cristiane.
Antonio Salvati
