Salvini e il caso Ranucci: quando il governo entra nella Rai, il rischio non è la 'pausa' ma il bavaglio

È un dovere per il Parlamento approfondire. È un dovere per le agenzie di stampa e per il mondo dell’informazione dare il giusto rilievo.

Salvini e il caso Ranucci: quando il governo entra nella Rai, il rischio non è la 'pausa' ma il bavaglio
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Michele Anzaldi Modifica articolo

11 Agosto 2026 - 18.46


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Ranucci: Salvini, REPORT avanti senza Ranucci? ‘Si,serve una pausa.’ Questo è il titolo di una AdnKronos delle ore 12:02 del 11/08/26.

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La prima reazione che ho avuto dopo la lettura di questa agenzia , è stata quella di fare due tweet.

Il primo : ”ma è opportuno che un elemento di spicco del governo, addirittura il vicepresidente del Consiglio , si intromette in questo momento in una vicenda così dedicata? Ranucci è la vittima dell’attentato e secondo il GIP e anche vittima di un’attività di manipolazione”

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Il secondo : va ricordato, peraltro, che il partito di cui Salvini è segretario esprime anche il titolare del Ministero dell’Economia, azionista di controllo della Rai ed ente che di fatto indica il nome dell’amministratore delegato dell’azienda.

In pratica, il Governo su questa delicata vicenda giornalistica giudiziaria, tutt’ancora da approfondire anziché starne fuori addirittura esce per primo sulle agenzie suggerendo o peggio chiedendo la sospensione di Ranucci.

Un fatto gravissimo e tutto ciò avviene mentre  la politica o meglio la maggioranza discute di come adeguare o modificare la  legge attuale per evitare infrazioni e adeguarsi all’ European Freedom Act, entrato in vigore già’ un anno fa che impone ai servizi pubblici europei di sganciare la governance dalle ingerenze dei governi. 

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Ritardo nell’applicazione che è stato definito dallo stesso presidente della Repubblica Sergio Mattarella “difficilmente comprensibile”.

Oggi, si è capito il motivo di quel ritardo.  il Governo con Salvini è’ venuto allo scoperto .

È quella di oggi, è in ordine di tempo l’ultima perché solo  15 giorni fa  il presidente dell’Ordine dei Giornalisti italiani, Carlo Bartoli, ha denunciato pubblicamente sul Foglio che in Rai stanno mettendo il bavaglio a una trasmissione e a un giornalista. Parole che riguardano il cuore del  servizio pubblico. Parliamo di “Lupus in fabula” di Pietrangelo Buttafuoco: “Ma certo… hanno messo il bavaglio a una voce perché non allineata anche se rispettabile”. Da allora: silenzio. Nessuna smentita ufficiale. Nessun dato. Nessuna risposta pubblica da parte dell’azienda.

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La domanda che faccio, e che dovrebbero farsi tutti i cittadini, è una: può la principale azienda di comunicazione e di cultura pagata con il canone di tutti gli italiani avere un atteggiamento di tale arroganza con il presidente dell’Ordine dei Giornalisti?

Parliamo della massima autorità di garanzia della professione giornalistica nel nostro paese. Parliamo di chi rappresenta, solo in Rai, oltre 2000 giornalisti contrattualizzati. E parliamo di centinaia di altri colleghi iscritti all’Ordine che lavorano in azienda, dall’operatore al dirigente fino ai consiglieri di amministrazione. Oggi tutti loro si trovano a lavorare in un’azienda accusata dal vertice della propria categoria di piegarsi al potere politico e di mettere il bavaglio alle voci scomode.

Le accuse di Bartoli parlano chiaro: censura, bavaglio, disponibilità della Rai alle sollecitazioni politiche. E nel caso di Buttafuoco si parla addirittura di ritorsione per la mancanza di obbedienza nell’esercizio del suo mandato di presidente in un’altra azienda che non ha nulla a che fare con la Rai.

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Si proceduto  con l’esclusione di Pietrangelo Buttafuoco senza prima dare una risposta pubblica, con dati e motivazioni, alla denuncia del presidente dell’Ordine.

Il Consiglio di Amministrazione avrebbe avuto il dovere di rispondere ufficialmente. Non può avallare uno schema editoriale costruito, secondo il Presidente dell’Ordine, su logiche di censura e di allineamento.

È un dovere anche per la Corte dei Conti, attraverso il suo magistrato delegato, battere un colpo davanti ad accuse così gravi di cattiva gestione e di lesione del servizio pubblico.

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È un dovere per il Parlamento approfondire. È un dovere per le agenzie di stampa e per il mondo dell’informazione dare il giusto rilievo. È un dovere verso i cittadini italiani che pagano il canone per avere un servizio pubblico libero e plurale, non un megafono, o addirittura come denunciato in questo caso, trasformato in strumento di vendetta per mancanza di obbedienza in altre.

Mi chiedo infine: l’Ebu è informata di queste ingerenze e di questa totale mancanza di trasparenza?

La Presidente Delphine Ernotte Cunci è a conoscenza della denuncia pubblica fatta dal presidente dell’Ordine, rimasta ancora senza alcuna risposta pubblica? E’ conoscenza delle dichiarazioni pubbliche del Ministro Salvini su Salvini? 

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