Giovanni Gozzini: “L’attenzione cambia, il giornalismo di qualità resta”

Dai social media all’intelligenza artificiale, cambiano i modi in cui leggiamo, ascoltiamo e consumiamo le informazioni. Ma, secondo l’intervistato non è l’attenzione a essere scomparsa ma il contesto in cui viene esercitata. Per questo il futuro del giornalismo passa dalla capacità di comprendere il proprio pubblico, leggere i nuovi segnali e, soprattutto, andare alla fonte delle notizie.

Giovanni Gozzini: “L’attenzione cambia, il giornalismo di qualità resta”
Lo storico del giornalismo Giovanni Gozzini
Preroll AMP

Marcello Cecconi Modifica articolo

10 Settembre 2026 - 22.07 Culture


ATF AMP

Ma siamo davvero diventati incapaci di concentrarci o è cambiato, piuttosto, il modo in cui scegliamo a cosa prestare attenzione? Tra social media, università, giornalismo e intelligenza artificiale, la questione riguarda non solo chi legge e ascolta, ma anche chi ogni giorno deve riuscire a farsi ascoltare. Ne abbiamo parlato con lo studioso di storia del giornalismo che invita a non confondere la velocità con la superficialità e a guardare ai nuovi strumenti senza lasciarsi sedurre né dagli allarmismi né dalle semplificazioni. Perché, anche nell’epoca dell’AI, la qualità del giornalismo passa ancora dalla capacità di capire il proprio pubblico, verificare le informazioni e andare alla fonte delle notizie.

Top Right AMP

Un dato spesso citato sostiene che il tempo medio in cui le persone riescono a rimanere concentrate su un singolo compito è sceso da due minuti e mezzo a circa quaranta secondi. Secondo lei è un fenomeno reale misurabile oppure stiamo semplicemente imparando a prestare attenzione in modo diverso?

Secondo me è un dato che mischia confusamente cose diverse. Sostanzialmente proviene dall’attenzione sul web e in particolar modo da quella dei social media. Lì sappiamo che il tempo di attenzione è davvero in quell’ordine e che si è costantemente ridotto nel tempo. Dal 2004, con l’arrivo di Facebook, ha iniziato progressivamente a ridursi proprio per effetto dei meccanismi del web che hanno indotto giovani e giovanissimi a frequentare i social media con “un’attenzione non dedicata”.

Dynamic 1 AMP

Cioè senza un interesse mirato?

Si, non mirato su un argomento specifico, solo per vedere, ancora più distratto di uno che passeggia tra le bancarelle di un mercato senza avere nessun tipo d’acquisto in testa. Ecco questo è il punto su cui voglio arrivare: l’attenzione è già deformata dalla motivazione di partenza.

Il fenomeno ha riflessi anche sui banchi dell’Università?

Dynamic 1 AMP

No, per la mia pluridecennale esperienza, lì è diverso. Il tempo di attenzione sfiora la mezz’ora, dopodiché devi inventarti dei fuochi d’artificio per tenere gli studenti ancora svegli e attaccati all’argomento. Naturalmente qui si parla di una situazione che è radicalmente diversa, ed è per questo che dicevo che l’indicatore dell’attenzione confonde varie cose. È ovvio che la decisione dello studente di venire in aula, con più o meno fatica a seconda della giornata, incide positivamente sulla durata e la qualità “dell’attenzione dedicata”.

Ma il fenomeno del web, che da un lato ha ridotto l’attenzione e dall’altro espone al sovraccarico informativo, consiglia di cambiare modo di fare giornalismo o di parlare in pubblico?

No, non cambia, le cose vanno distinte. L’essere umano è multitasking e questo spesso si dimentica. Tutta la storia dei media ci ricorda che ogni volta che ne arriva uno nuovo si pronostica l’immediata morte di un precedente. Quando è comparsa la radio si diceva che i giornali sarebbero morti, quando è arrivata la televisione si pensava alla scomparsa della radio e invece non muore mai nessun mezzo di comunicazione. Si riposiziona, questo sì, diffondendosi in qualche misura differente, però l’universo dei mezzi di comunicazione è plurale e le persone hanno diverse modalità di comunicazione: possono essere versatili, cioè possono saltare indifferentemente da una pratica all’altra.

Dynamic 1 AMP

Dunque, bisogna distinguere tra le diverse pratiche di apprendimento.

Sì, il web è una, l’insegnamento un’altra e una conferenza un’altra ancora. Quello che non cambia, secondo me, è la lezione di fondo che è proprio quella basic dei corsi di Scienze delle comunicazioni: l’umiltà. Cioè io devo capire il target che ho di fronte perché è mio dovere adottare la modalità di comunicazione più efficace per raggiungerlo con il mio messaggio.

Lezione di fondo rispettata dai docenti, secondo lei?

Dynamic 1 AMP

Molti miei colleghi docenti pensano di fare un favore al mondo intero semplicemente aprendo la bocca e quindi pensano che l’uditorio che hanno di fronte abbia sempre e comunque il dovere di star lì ad ascoltare. Per questo poi ci sono sempre lamentele su come ogni anno ci si trovi di fronte a studenti sempre più distratti. Sono docenti che non sanno fare il loro mestiere proprio perché non hanno imparato questa umiltà.

Vale anche nel giornalismo?

Sicuramente. I giornalisti, però, a differenza del professore universitario un riscontro immediato ce l’hanno. Le vendite e gli altri indicatori del successo della loro comunicazione. Poi, su quelli, si può discutere quali siano più o meno affidabili, però la lezione d’umiltà i giornalisti la praticano.

Dynamic 1 AMP

Il passaggio dalla carta alla rete ha davvero liberato limiti di spazio alla scrittura fino alla logorrea, oppure ha semplicemente spostato il problema della misura?

La logorrea è tipica dei social media. Sono lo specchio di un fenomeno che riflette lo spirito incattivito dei tempi ma che al novantanove per cento dei casi non ha niente da dire. Ed è proprio qui che sta il punto. Il giornalismo invece, nella mia modestissima opinione, ha un futuro e avrà anche un grande futuro se ridiventa giornalismo di qualità.

Che vuol dire di qualità?

Dynamic 1 AMP

Vuol dire quello che l’intelligenza artificiale non potrà mai fare: alzarsi dalla seggiola, mettersi in movimento, camminare per andare direttamente sul luogo dei fatti. Nessuna macchina, nessun robot, nessuna intelligenza artificiale lo potrà mai fare. Questa è la sostanza del giornalismo di qualità. Oppure ti contenti di essere raggiunto dalle notizie attraverso tutti questi nuovi mezzi che le hanno già rimasticate e sputate: semplicemente una ripetizione.

Ma muoversi per andare sui fatti vuol dire solo recarsi fisicamente sul luogo o ci sono anche altri mezzi che coinvolgono l’Ai senza scopiazzare?

Si, certo. Parliamo, per esempio, del Pizza Index. È un indicatore nato già al tempo dello scandalo Monica Lewinsky e tornato a galla grazie a Francesco Marconi che ne ha parlato nel suo ultimo libro: The Science of First. Catching Early Signals Before They Become News. Il Pizza Index è tornato a funzionare anche nelle prime ore del 3 gennaio 2026, quando i monitor open-source hanno rilevato aumento anomalo del traffico/affluenza nelle pizzerie vicino al Pentagono che poteva segnalare che qualcosa di importante stava per accadere. Il fenomeno si è poi spiegato perché gli Stati Uniti, con una operazione militare a sorpresa a Caracas, avevano catturato il presidente venezuelano Nicolás Maduro e la moglie Cilia Flores. Se viene registrato un aumento significativo degli ordini della pizza registrato dalle telecamere nella zona del Pentagono si può pensare che molti dipendenti siano stati spinti a portare la pizza in ufficio perché stanno programmando di restare a lavorare molto più a lungo del solito. Francesco Marconi definisce queste informazioni “prenews”, cioè le pre-notizie, alle quali arrivare grazie ai dati di una macchina che ha registrato un movimento insolito.

Dynamic 1 AMP

Un esempio del buon uso dell’AI?

Un esempio di come può funzionare l’intelligenza artificiale che non è sempre quel demone che ci mangerà tutti i posti di lavoro. Un modo di come si può fare giornalismo fuori casa “artificialmente”, non muovendosi dalla sedia e grazie ai dati di una macchina. Poi sta al giornalista interpretare e strutturare quei dati per trasformarli in indicatore di pre-notizia, cosa che non potrà mai fare l’intelligenza artificiale.

La scrittura conterà sempre molto anche in futuro?

Dynamic 1 AMP

In futuro conterà meno perché l’intelligenza artificiale è capace di scrivere bene. Quello non farà più la differenza ora che anche il nocciolo duro dei ragazzi che arrivano in aula un po’ di italiano lo sanno. Quello che è importante è la semplicità. Cito Alessandro Manzoni perché tutti sanno come iniziano i promessi sposi con “Quel ramo del lago di Como …”, ma la gente non si ricorda mai il dopo perché il predicato verbale retto da questo soggetto “Quel ramo del lago di Como…” arriva molto dopo. Illeggibile. Quell’italiano non è un italiano possibile e bisogna riscriverlo modello Bibbia “In principio Dio creò il cielo e la terra”. Complemento di tempo, soggetto, predicato verbale e complemento oggetto, punto! Il linguaggio deve essere essenziale e in quello giornalistico si trasforma nelle classiche 5W che in questa frase biblica si trovano tutte.

FloorAD AMP
Exit mobile version