Pino Giammarinaro, il padrone della sanità
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Pino Giammarinaro, il padrone della sanità

Da imprenditore a politico in poco tempo, controlla gli affari con le cosche ed è raìs indiscusso della zona trapanesi di Salemi-Mazzara.

Pino Giammarinaro, il padrone della sanità
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22 Luglio 2011 - 15.09


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di Rino Giacalone

Secondo i rapporti investigativi è il politico che è passato attraverso le stagioni della mafia trapanese, quella borghese, dagli esattori Salvo a quella degli imprenditori e colletti bianchi agli ordini del boss latitante Matteo Messina Denaro. Imprenditore edile all’origine, tra quelli che hanno “cementificato” l’area di Scopello (speculazione condotta a più mani e fermata dall’istituzione della riserva naturale dello Zingaro in uno dei tratti di costa più suggestivi della Sicilia Occidentale), poi il salto di qualità, e il tuffo dentro il mondo della sanità, dal quale non è uscito nemmeno dopo la parentesi di deputato regionale e le vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto. Il suo nome è quello di Pino Giammarinaro, sessantenne uomo politico di Salemi, la città dove c’è sindaco oggi il critico d’arte Vittorio Sgarbi (proprio voluto da Giammarinaro, rais indiscusso del paese belicino, prima capitale d’Italia – per un giorno – dichiarata dal generale Garibaldi). Uomo di punta della Dc andreottiana, nel 1991 fu eletto con 50 mila voti deputato all’Ars dopo avere fatto per anni il presidente di una Usl, quella di Mazara-Salemi, ai tempi in cui la gestione della sanità pubblica siciliana era frastagliata in mille rivoli, mille sottogoverni, mille sprechi. Poi le indagini, quelle per mafia e per le malefatte da presidente della Usl, anche l’ombra di avere chiesto sesso in cambio di un appoggio ad una donna candidata ad un concorso per infermiere professionale. Per un periodo fu latitante tra la Tunisia e la Croazia, scappò da Mazara a bordo di un peschereccio. Dalle accuse di mafia fu assolto grazie alla legge sul giusto processo entrata in vigore mentre veniva processato a Palermo, i pentiti si erano avvalsi della facoltà di non rispondere e il pm Ingroia aveva fatto transitare i verbali di accusa resi in istruttoria, ma la legge entrata in vigore “a partita in corso” sancì che questo non era possibile farlo, e lo stesso pm fu costretto a chiedere l’assoluzione per Giammarinaro che però non sfuggì alla sorveglianza speciale per quattro anni. Adesso è tornato davanti al Tribunale delle Misure di prevenzione di Trapani, il questore Esposito ha chiesto e ottenuto il sequestro preventivo di beni a Giammarinaro direttamente o indirettamente intestati per 31 milioni di euro e la sorveglianza speciale per cinque anni. Resta soggetto socialmente pericoloso. Giovedì è iniziato il procedimento. E presente c’era lui, il discusso Giammarinaro.

“Ma è possibile che io sono colpevole di qualsiasi cosa che accade di brutto in questa provincia. Sempre a scrivere di me!”. Questa la prima reazione dell’ex deputato regionale della Dc Pino Giammarinaro, il capo degli andreottiani trapanesi e che dentro lo scudocrociato è tra i pochi che può vantare di avere fatto muovere apposta da Roma a Trapani il “divo” Giulio Andreotti, il potente presidente del Consiglio e senatore a vita, per l’apertura di una campagna elettorale. Non veniamo accolti certo a braccia aperte, alla prima richiesta di una intervista la reazione è quella di un secco no. Pino Giammarinaro era con i suoi avvocati, Ferruccio e Michelangelo Marino, poi arriverà l’avv. Paolo Paladino. Attorno a Giammarinaro altre persone. La misura che ha colpito Giammarinaro riguarda il controllo, non lecito, che avrebbe esercitato nell’ambito della sanità pubblica della provincia, il rapporto è frutto del lavoro di intelligence condotto dalla divisione anticrimine della Questura, ed è a firma del primo dirigente Giuseppe Linares, rapporto andato sotto il nome di operazione “Salus Iniqua”. Giammarinaro è inserito in un contesto che non sarebbe stata fatto solo da favoritismi, scambi di favore, vicende elettorali, ma interessi pesanti di natura economica, intromissioni nelle macchine burocratiche e amministrative della sanità pubblica e del Comune di Salemi. Fino al giorno prima della misura era ossequiatro da quasi tutti i politici, da destra a sinistra, scattato il sequestro molti si sono dileguati, a rimanergli accanto, esprimendo solidarietà e certezza della sua estranietà al malaffare sono rimasti il sindaco (devoto) Vittorio Sgarbi e il ministro dell’Agricoltura Saverio Romano che però nel frattempo si è trovato a dovere occuparsi dei propri guai giudiziari per le accuse di concorso esterno in associazione mafiosa. Romano, a proposito, si è difeso sostenendo il complotto giudiziario contro un membro del Governo Berlusconi, ma proprio agli atti dell’operazione “Salus Iniqua” sono trascritte intercettazioni ambientali che ne descrivono vicinanza con l’organizzazione mafiosa ancora prima che diventasse ministro.

Per la prima udienza (ma sarà così anche per le successive) dell’udienza contro Giammarinaro, il tribunale delle misure di prevenzione (Camassa, Corso e Fedele) si è insediato nell’aula bunker, nell’aula “Giovanni Falcone” del Palazzo di Giustizia, al piano terra, perché oltre alle tradizionali parti, accusa e difesa, sono intervenuti i legali in rappresentanza dei cosidetti terzi convenuti, cioè tutta quella serie di soggetti in un modo o in un altro interessati al sequestro perché presenti nelle società alle quali il Tribunale ha apposto i sigilli. In fase preliminare sono stati individuati 129 “terzi”, molti quelli che si sono costituiti con propri legali, e tra i presenti vi erano importanti avvocati dei fori siciliani. Insomma è un procedimento “pesante” sotto tanti profili quello che è appena cominciato.

Per l’on. Giammarinaro, si diceva, non è il primo. In precedenza ne ha subito un altro, senza sequestro di beni, ma per la sola applicazione della misura della sorveglianza speciale, si concluse con l’applicazione della sorveglianza per 4 anni, periodo durante il quale secondo gli esiti della nuova indagine “Salus Iniqua” non è rimasto con le mani in mano, ha anzi accresciuto per gli investigatori il proprio potere. C’è una analisi del patrimonio svolta dalla Guardia di Finanza che ha affiancato la divisione anticrimine della Questura e secondo il maggiore Matteo Amabile, comandante della compagnia, l’entità e il valore dei beni potrebbe essere superiore a quello stimato per adesso nei 31 milioni di euro. “Tutte storie infondate” risponde Giammarinaro che a udienza conclusa (si sono solo svolte le questioni preliminari, poi il rinvio al 4 ottobre) qualcosa alla fine decide di dirla. “Io sono stato assolto dalle accuse di mafia — ricorda -– perché la mia assoluzione è stata chiesta dallo stesso pm con la formula di non avere commesso il fatto, non ho mai fatto trionfalismi di questa cosa, eppure puntualmente l’assoluzione torna come se fosse stata una condanna”. Dalla decisione di non parlare a quella di dirle alcune cose. “Puntualmente scrivete della mia società con Lo Presti (imprenditore edile salemitano genero dei Salvo, scomparso negli anni ’70 per lupara bianca ndr) perché non andate a vedere chi erano i soci di Lo Presti, era una cooperativa con 25 persone e si parla sempre di me”. Il nome di Lo Presti è legato anche alla costituzione di una banca, vicenda emersa anche durante il processo per il delitto Mattarella. Interessato sarebbe stato proprio Giammarinaro ad aprire questa banca, ne ha parlato Sergio Mattarella durante la sua audizione, riferendo della contrarietà del fratello Piersanti e di un contrasto con Giammarinaro. “Di questa cosa ne parlate sempre, la banca non si fece perché la bloccò Mario D’Acquisto per conto dei Salvo”.

Passeggia nervosamente su e giù per l’atrio del Palazzo di Giustizia davanti gli ascensori, Pino Giammarinaro quando si ferma e parla così di se quasi si dipinge come lui una “vittima”. Lui che dice di avere conosciuto Andreotti non attraverso la “catena di comando” della Dc, non attraverso la presentazione del capo corrente siciliano Salvo Lima, ma addirittura presentato dalla allora senatrice alcamese del Psdi, Vincenza Bono Parrino, la folkloristica preside che per un periodo fu ministro dei Beni Culturali . I mafiosi dicono di Giammarinaro che era “Cosa Nostra”. “Non è vero – ripete – sono stato assolto su richiesta del pm”.

Oggi di lei parlano come il padrone della sanità. Come si sente? “La vuole fare una inchiesta vera sulla sanità con me – risponde – vuole vedere chi ha fatto le nomine in questa provincia, se le faccio i nomi dei primari ospedalieri di Trapani Gianformaggio, Zichichi, Brancato, sa politicamente a chi rispondono? Certamente non a me (per i primi due è accertata la vicinanza a Forza Italia e al senatore – Pdl – D’Alì sostiene Giammarinaro), io con l’avv. Fulvio Manno (ex manager Asl di Trapani) non ho mai parlato, ma quale controllo della sanità, non è vero niente ed io ho fiducia nella magistratura che ogni cosa si potrà chiarire”.

Ma come si è sentito a leggere che suoi amici la chiamano “Pino manicomio”? “Ma quando mai, ma mai nessuno mi ha chiamato così, solo quell’ex assessore….”. (Agli atti d’indagine c’è una intercettazione tra un suo fidato, il giornalista Nino Ippolito e un ex assessore della Giunta Sgarbi che l’appella proprio in questa maniera ndr).

E’ vero che con Sgarbi avete litigato? “Anche questa questione. Senta io ho conosciuto Sgarbi tanto tempo addietro, pensavo che la sua venuta a Salemi potesse dare nuove possibilità a questo paese sennò destinato a morire. Ho pensato proprio che lui potesse risolvere la questione delle case nel centro storico”.

Le famose case da vendersi ad un euro. Ma non si è fatto niente. E nelle intercettazioni di “Salus Iniqua” anche di questo si parla. “Non si è fatto niente perché è difficile fare qualcosa, ma non dispero che entro i prossimi due anni Sgarbi riesca a fare qualcosa. Poi Sgarbi è uno che si diverte, sa cosa ha fatto un giorno, ha nominato assessore Angelo Calistro che è parente mio e parente del deputato regionale del Pd Baldo Gucciardi, per questa doppia parentela lo ha fatto assessore”. “Io penso al bene del mio paese non ho cose mie da difendere”.

Si avvicina l’avv. Paladino, difensore preoccupato che qualche parola possa andare fuori posto, gli suggerisce di esprimere fiducia nella magistratura, Giammarinaro l’ha già detta e la ripete, però si capisce che vuole dire altre cose. “Mi dicono che controllo la sanità, io ho fatto fare un corso per infermieri professionali, ho permesso di farne diplomare 2400, giovani del mio paese, delle nostre zone, che oggi lavorano in ogni parte d’Italia, ogni giorno ricevo ringraziamenti e saluti da ogni ospedale, questo ho fatto, solo del bene per il territorio”. Parla dei corsi di formazione e gli occhi gli diventano rossi, compare la lacrima, trattiene il pianto. Va via così dal Palazzo di Giustizia di Trapani l’on. Giammarinaro, ci tornerà per la prossima udienza, il 4 ottobre.

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