Pietas meneghina. «Cari milanesi, cercate nei vostri cassetti e negli armadi: è probabile che troviate un golf che non indossate mai perché ha un colore che non vi piace, oppure una coperta che non usate. Cercate anche un libro, un cd o un dvd che non vi interessa più e che può diventare un strumento di conforto e compagnia per altre persone». Così il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, invita tutti i cittadini a partecipare alla raccolta di coperte, vestiti, sacchi a pelo, libri, cd, dvd da donare ai centri che ospitano le persone senza fissa dimora.
Muoio di freddo. «Se quest’anno il freddo si è fatto un po’ attendere -ha aggiunto Pisapia- ora le temperature sono calate parecchio. In questi giorni freddi il nostro pensiero si rivolge in modo particolare alle persone che non hanno un tetto. Il dovere di un’amministrazione responsabile è stare vicino a questi uomini e a queste donne aiutandoli concretamente. Sono certo che i milanesi saranno solidali verso coloro che ne hanno più bisogno. Questa è un’occasione per tutto noi, per sentirci parte attiva di una comunità, seppure con tante differenze».
Sogno e realtà. Milano è l’emblema del benessere, un sogno per migliaia di persone che arrivano da lontano e che non hanno niente, richiamate dall’idea che la città abbia risorse infinite. Per loro, spesso, il sogno non diventa realtà. Basta girare per la città, raccontano le organizzazioni umanitarie presenti sul territorio, per vedere che certi luoghi simbolo, dove dovrebbero regnare serenità e amicizia, si sono trasformati in: Piazza della Solitudine, Stazione della Povertà, Parco dell’Emarginazione. L’Istat conferma: l’11,0% è relativamente povero e il 4,6% lo è in termini assoluti.
Identikit. I nuovi poveri secondo, secondo la Caritas Ambrosiana sono certamente le 17.610 persone che si sono rivolte ai loro centri di solidarietà. Le donne rappresentano i due terzi del totale degli utenti (11.307 persone, pari al 64,2%). Gli stranieri costituiscono il 73,6%. Tra di essi spiccano, per numerosità, i cittadini extra-comunitari (57,2%), quindi i comunitari (8,6%). Gli irregolari sono il 7,8%. Tra gli immigrati che si rivolgono alla Caritas, spiccani cinque paesi: Perù (14%), Marocco (11,7%), Ecuador (9,7%), Romania (9%), Ucraina (8,4%).
Cosa sanno. Età: tra i 35 e i 44 anni. Titolo di studio: licenza media o diploma. Hanno la licenza media inferiore il 38,2%, il diploma il 26,7%, la licenza elementare il 12,4%, la qualifica professionale il 12,2%, la laurea il 7,5%. I disoccupati di breve periodo sono il 39,9%, cui seguono i disoccupati di lungo periodo (24%) e le persone alla ricerca del primo lavoro (5,2%). Una quota significativa, circa il 17%, è costituita da soggetti occupati regolarmente. M;a cosa è cambiato oggi dopo la crisi economica planetaria e dell’Italia in particolare?
Sempre di più. Aumentano le persone che chiedono aiuto: gli utenti dei centri di ascolto sono nel 2010 il 10,7% in più rispetto al 2007, cioè al periodo immediatamente precedente alla crisi, il 59% in più rispetto al 2002. Gli italiani risalgono e arrivano a rappresentare più di un quarto degli utenti totali (il 26,4%). Diventano sempre più minoritari, tra gli stranieri, gli irregolari il cui numero cala della metà. I disoccupati aumentano del 12,7% e rappresentano il 63,9%. Italiani in gran parte dunque a superare comodi egoismi e razzistiche diffidenze.
Le richieste. Aumentano di un quarto (+ 6,5%) coloro che chiedono beni materiali e servizi per integrare un reddito inesistente, o, insufficiente o incerto. Raddoppiano coloro che chiedono sussidi economici (11,2%). Il lavoro resta la richiesta principale (51,6%). A partire dal 2007 esplode invece la questione del reddito: mentre prima della crisi riguardava poco più del 30% degli utenti, nel 2010 sono poco meno del 50% coloro che non riescono a far quadrare il bilancio familiare anche quando hanno un lavoro.
Lavoratori poveri. Non basta più il lavoro anche quando c’è. Non è più sufficiente avere un’occupazione per potersi considerare al riparo dalla povertà. “Working poors” li chiamano i sociologi. Persone sino a ieri autosufficienti che per circostanze di lavoro o di famiglia (onerose separazioni), scoprono la povertà. Sono uomini, non più solo donne, italiani e non più solo stranieri che, con il coraggio della disperazione, chiedono aiuto il pagamento delle bollette del gas e della luce e dei libri di scuola dei figli. Povera Milano, povera Italia.
