Volontariato, l'arma in più contro la crisi

Ma troppo spesso la politica scarica sulle associazioni le difficoltà delle istituzioni a garantire i servizi. Giornata nazionale del volontariato con Napolitano.

Volontariato, l'arma in più contro la crisi
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4 Dicembre 2011 - 11.37


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L’Italia di questi ultimi 150 anni e quella di oggi è tale anche grazie al contributo del mondo del volontariato. Nel momento storico attuale, con la crisi culturale, economica e sociale che attraversiamo, al mondo della solidarietà è chiesto di fare uno sforzo ulteriore per proporre nuovi modelli sociali che siano inclusivi e solidali e contribuiscano al superamento del momento di difficoltà che il paese vive. C’è questo dietro l’appuntamento che le principali organizzazioni del volontariato presenti in Italia hanno organizzato per il 5 dicembre a Roma la «Giornata internazionale del volontariato» con la presenza del capo dello Stato Giorgio Napolitano.

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Nel nostro paese è uno “sport diffuso”, una “deriva che la politica cerca sempre”, ma per il volontariato è inaccettabile: proprio perché soprattutto in tempi di crisi deve prevalere il “senso di responsabilità collettivo”, non può ulteriormente farsi largo l’ipotesi di delegare al volontariato compiti che non sono i suoi. “Ognuno deve fare la propria parte”. E alla vigilia della Giornata internazionale, il volontariato non solo rispedisce al mittente e critica i tentativi compiuti in tal senso, ma mostra di voler prendere le proprie contromisure, invitando i responsabili delle organizzazioni di volontariato a saper riconoscere quei tentativi e a contrastarli nel concreto.

“La parola magica, in questo campo, è sussidiarietà: lavorare assieme, co-progettare, farsi carico assieme: ma – dice il coordinatore della Consulta del Volontariato Fausto Casini – quello che spesso si cerca di fare è una semplice esternalizzazione a basso costo”. Scaricare insomma sulle spalle del volontariato il sostegno di ampie fasce della popolazione per le quali le istituzioni, ad iniziare dagli enti locali, non riescono a mettere in campo interventi efficaci. Complice anche la conclamata crisi delle casse, comunali e non solo. “Questa – continua Casini – è una deriva che la politica cerca sempre, un vero sport diffuso in tutto il paese: non c’è un grande burattinaio, ma semplicemente una propensione ad andare in quella direzione”.

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Del resto, dice il coordinatore della Consulta, “vivono in una situazione di scarsità di risorse e se qualcuno toglie loro le castagne dal fuoco chiaramente non hanno che da essere contenti”. Certo, negli ultimi tempi “la politica dei tagli lineari ha costituito l’ennesimo occasione di deresponsabilizzazione da parte delle istituzioni”. Di fronte a quella che è e rimane una deriva, secondo Casini il volontariato deve prendere le sue contromisure, deve “fare il possibile perché i dirigenti delle associazioni e delle organizzazioni non ci caschino, non si lascino fregare”.

Formazione dunque, formazione dei dirigenti perché abbiano gli strumenti per orientarsi nei rapporti con la politica e le istituzioni, sapendo riconoscere i tranelli. La politica insomma ha una responsabilità che non è possibile delegare al volontariato. La responsabilità della definizione di livelli essenziali delle prestazioni sociali, la responsabilità di coprire i costi delle attività, anche prevedendo una contribuzione da parte dei cittadini ma mantenendo fermo il principio per cui “non può essere il volontariato a dover scegliere chi è bisognoso e chi no”. L’individuazione dei destinatari degli interventi deve essere a capo dell’amministrazione pubblica.

Come i cittadini, anche le organizzazioni di volontariato – fa presente a sua volta il presidente di CSVnet Stefano Tabò – “stanno sopportando un peso che le mette in grande difficoltà perché le attese e le richieste sono superiori alle possibilità”: “Non possiamo pensare però – precisa – che problemi così grandi e complessi possano trovare una soluzione esclusivamente attraverso le organizzazioni di volontariato: l’intervento nei nostri territori, nelle nostre strade, nei nostri quartieri continueremo a garantirlo, ma non possiamo pensare di cedere nella delega al volontariato per la soluzioni di questi problemi”. E se nel tempo il volontariato subisce “uno stress organizzativo evidente”, la soluzione non sta nella delega al volontariato, ma nel fatto che “ognuno deve fare la propria parte” per una situazione più equa e più giusta nei rapporti fra i vari soggetti sociali.

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