"Schiavo per colpa della crisi". Una storia italiana

Un padovano 42enne lavorava 24 ore su 24 controllato con un geolocalizzatore. Alla prima malattia, dopo due anni, costretto alle dimissioni.

"Schiavo per colpa della crisi".  Una storia italiana
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10 Settembre 2012 - 18.34


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Pur di lavorare, anche in condizioni di schiavitù. A confermarlo, una storia raccontata dal Corriere del Veneto. Una storia che entra nell’album della crisi. Foto che arriva da quella parte di paese dove fino a quattro anni fa si parlava di miracolo del Nord Est, di locomotiva d’Europa.

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La storia è quella di Paolo Sinigaglia, un padovano di 42 anni. “Ho lavorato per due anni in una azienda agricola sui Colli Euganei – racconta lo stesso Paolo – oltre ad accudire gli animali ed occuparmi della cura dei campi e del bosco dovevo anche fare il custode. Di fatto lavoravo 24 ore su 24. E questo, per 600 euro. Il cellulare aziendale che ero tenuto a portare sempre con me serviva alla datrice di lavoro come un geolocalizzatore: era in grado di vedere sempre dove mi trovavo, giorno e notte. Non potevo nemmeno andare a trovare mia figlia. Quando mi sono ammalato, dopo due anni di lavoro senza ferie, senza riposi, e senza una pausa, sono stato costretto alle dimissioni”.

Ad occuparsi del caso è stata Federcontribuenti del Veneto. Un legale ha istruito una causa di lavoro per far recuperare a Paolo Sinigaglia straordinari e ferie non godute. Lunedì Paolo andrà in tv per raccontare la sua storia: “Spero che la mia vicenda raccontata in tv possa dare la forza a chi si trova nelle mie condizioni di far valere i propri diritti. Io mi sono adeguato a lavorare per uno stipendio che, a conti fatti, non era superiore a 50 centesimi all’ora, perché quando sei senza lavoro ti va bene tutto, anche condizioni simili alla schiavitù. Ora spero che qualche imprenditore mi dia la possibilità di far vedere quanta sia la voglia di lavorare che ho dentro”.

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