A scuola le femmine si impegnano più dei maschi
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A scuola le femmine si impegnano più dei maschi

I ragazzi studiano soo per avere la sufficienza. Lo dice l'Istat che fotografa la scuola italiana: servizi molto carenti per l'infanzia

A scuola le femmine si impegnano più dei maschi
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redazione Modifica articolo

3 Ottobre 2012 - 12.51


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Una fotografia sullo stato della scuola italiana, dalla presenza dei servizi sul territorio al livello di impegno degli studenti (più alto tra le femmine che tra i maschi). E’ il report dell’Istat “La scuola e le attività produttive” che è stato diffuso oggi.

Femmine più “impegnate”

Il 38,3% delle studentesse -si legge nel report – impegna
molto nello studio mentre per i maschi tale quota è più
contenuta (24,9%). I maschi- spiega il rapporto – tendono a impegnarsi solo epr avere la sufficienza (il 21,3% rispetto al
14,1% delle femmine) e si concentrano meglio solo sulle materie di loro gtradimento (il 13,1% rispetto al 9,4%). Sarà conseguenza di questo approccio la quota più alta di
maschi che seguono corsi di recupero, in particolare tra gli
iscritti alla scuola secondaria di secondo grado (il 32,7% degli
studenti contro il 26,3% delle studentesse).
L’Istat segnala inoltre che all’esame di terza media il 35,4%
dei ragazzi di 13-17 anni ha conseguito il giudizio
“sufficiente”, il 27,5% ha il giudizio “buono”, il 19,7% il
giudizio “distinto” e solo il 17,3% il giudizio “ottimo”.

Aumenta il numero degli studenti stranieri

Tra gli altri dati messi in evidenza dal report quello sugli
studenti stranieri: tra il 2008 e il 2011 aumentato il numero
di studenti italiani che ha in classe compagni stranieri,
passando dal 54,8% al 59,3%. La presenza di compagni di scuola
stranieri è più alta nel Centro-nord (oltre il 78%), mentre nel
Sud e nelle Isole la quota non raggiunge il 33%. Nello stesso
periodo, la quota degli studenti italiani che frequentano
compagni stranieri al di fuori dell’orario scolastico è passata
dal 23% al 28,8%.

Asili nido, un miraggio

Pessime notizie sul fronte dei servizi: il rapporto mette in evidenza che i nidi pubblici – dedicati ai bambini dagli 0 ai 3 anni – riescono a coprire solo l’11% del fabisogno. Sarà per questo che non sono molti i bambini di quell’età che vengono mandati a scuola: solo il 18,7%, ricadendo quindi sulle spalle o dei nonni o delle mamme costrette a stare a casa.
La quota vive
maggiore nel Centro-nord, con un picco del 27,1% nel Nord-est,
mentre nel Sud e nelle Isole la percentuale scende sotto il 14%
(il 13,5% nelle Isole e il 7,6% nel Sud).
L’utilizzo del nido prevale tra i bambini con madre laureata
(27,4%) e con madre occupata (26,8%), in particolare se la mamma
è dirigente, imprenditrice o libera professionista (34,7%),
mentre solamente l’8,3% dei bambini con la mamma casalinga è
iscritto al nido. Non va al nido il 79,3% dei bambini di 0-2
anni. Prevalgono, nella scelta dei genitori, motivazioni di tipo
soggettivo come ricorrere a un familiare (35,7%), il bambino è
troppo piccolo per essere affidato a questo tipo di struttura
(34,5%), non voler delegare la propria funzione educativa ad
altri (6,1%).

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