P2, gli atti della commissione Anselmi online sulla Rete degli archivi
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P2, gli atti della commissione Anselmi online sulla Rete degli archivi

Online i documenti della Commissione parlamentare d’inchiesta guidata da Tina Anselmi sulla P2 di Licio Gelli. Ma oggi questa cura della memoria rischia di sparire.

P2, gli atti della commissione Anselmi online sulla Rete degli archivi
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16 Dicembre 2015 - 14.45


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Per non dimenticare mai il passato, da oltre un anno sono online gli [url”atti della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia P2″]http://www.memoria.san.beniculturali.it/web/memoria/home;jsessionid=BEB117D7B0F7913CDEA1B1CDD31935FC.sanmemoria_JBOSS_b[/url], guidata da Tina Anselmi dopo l’esplosione, nel 1981, dello scandalo sulla loggia massonica segreta di Licio Gelli a cui risultarono iscritti politici, giornalisti, imprenditori (compreso il futuro premier Silvio Berlusconi, tessera 1816), alti ufficiali, funzionari dello Stato e dei servizi segreti. Nomi, documenti, trame: tutto consultabile online.

Il motore di ricerca è stato presentato un anno e mezzo fa da Benedetta Tobagi, giornalista e scrittrice figlia di Walter Tobagi, a Firenze nel corso del convegno “Carte a rischio” organizzato dall’Archivio di Stato: “Della P2 è stato detto di tutto, e il contrario di tutto. Ma è stata l’archetipo delle massonerie coperte e deviate che continuano a infestare la vita italiana (specie in collusione con la mafia), e in modo serio non ne parla quasi nessuno. Odio le chiacchiere a vuoto e amo invece i documenti”. “Per questo sono molto felice e orgogliosa del fatto – ha aggiunto – che oggi 5 maggio dalle ore 15 sarà disponibile online, gratuitamente, in formato digitale, tutta la documentazione raccolta dalla Commissione P2 presieduta da Tina Anselmi. Con un motore di ricerca appositamente costruito per facilitare le ricerche nei 130 volumi. Grazie al Centro documentazione archivio Flamigni, all’impegno personale di Ilaria Moroni e alla Direzione nazionale Archivi”.

I testi sono fruibili sul sito della [url”Rete degli archivi per non dimenticare”]http://www.fontitaliarepubblicana.it/public/search/[/url], che riunisce più di sessanta tra associazioni, centri di documentazione, fondazioni, archivi di Stato e istituti privati “che conservano documentazione relativa al terrorismo, all’eversione, alla violenza politica e alla criminalità organizzata in tutti gli aspetti sociali, civili e politici”.

Tobagi ha poi detto: “Nelle carte di Gelli ci sono tracce del “conto protezione” di Craxi, anticipazioni di grandi scandali che scoppiarono tempo dopo come Eni Petromin e si può leggere persino un interrogatorio all’allora giovanissimo Luigi Bisignani che faceva l’addetto stampa del ministro democristiano Gaetano Stammati, iscritto negli elenchi della loggia P2. È incredibile la quantità di informazioni contenute in queste carte, informazioni già tutte verificate che dimostrano tra l’altro come Gelli abbia finanziato il terrorismo nero collegato alla strage dell’Italicus. E anche sulla strage di piazza della Loggia a Brescia e i 55 giorni del sequestro Moro ci sono molte pagine da indagare. Vorrei in questo modo rendere anche un omaggio e un tributo al grandissimo lavoro svolto da Tina Anselmi contro tutti e contro tutto, in particolare contro l’espropriazione della democrazia che la P2 si poneva l’obiettivo di raggiungere. Mi auguro che da oggi ci siano non solo tanti accessi al sito ma anche studi, analisi, ricercyhem, tesi di laurea e lavori giornalistici su questo immenso materiale”.

Al convegno di Firenze è intervenuto anche il minustro dei Beni culturali Dario Franceschini, che ha promesso sostegni economici al settore degli Archivi di Stato. “È il più importante, perché conserva la memoria di un paese, e il più bistrattato per scarsità di risorse”. ha osservato. “Ma questo errore va corretto. È difficole in un momento di spending review sostenere, rispetto ad altre emergenze, che la cultura non si può tagliare, anche se ci siamo riusciti col governo Letta e col governo Renzi. È difficile comprendere il valore del settore archivi perché non produce reddito e quindi viene visto come non prioritario. C’è anche un problema di spazi”. ha aggiunto. “Paradossalmente spendiamo 22 milioni di euro all’anno per affittare immobili mentre ci sono spazi pubblici dismessi come le caserme che potrebbero essere utilizzati”.

Nel frattempo emerge un dato sconfortante. Il lavoro della rede degli archivi potrebbe esaurirsi per mancanza di fondi…

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