La sindaca di Brescello: "Peppone tirerebbe le orecchie alla sinistra ma non voterebbe mai Salvini"
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La sindaca di Brescello: "Peppone tirerebbe le orecchie alla sinistra ma non voterebbe mai Salvini"

Elena Benassi, prima cittadina bel borgo dove erano ambientati Don Camillo e Peppone replica al capo della Lega che aveva detto che il comunista avrebbe scelto lui

Salvini a Brescello
Salvini a Brescello
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13 Gennaio 2020 - 10.31


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Solo propaganda. Qualche comunista o persona davvero di sinistra voterebbe per un amico dei fascisti e uno che, sia di persona sia attraverso le tante giunte locali di destra disonora la Resistenza e riabilita quel criminale chiamato Benito Mussolini?
 Durante un comizio a Brescello Matteo Salvini ha dichiarato che oggi Peppone voterebbe Lega.
 “Io mi definisco un Peppone pro tempore -commenta Elena Benassi, sindaca del comune emiliano a Radio Cusano Campus -. Il personaggio di Peppone ha influenzato potentemente la mia candidatura. Nella mia giunta, anche se siamo una lista civica, ci chiamiamo compagni. Ho un ottimo rapporto con il parroco di Brescello. Cerchiamo di ricalcare Don Camillo e Peppone nel loro muoversi congiuntamente per il bene comune, ci incontriamo spesso con il parroco, c’è un rapporto molto buono, improntato alla risoluzione dei problemi della nostra comunità. L’affermazione di Salvini mi ha fatto riflettere. Se pensiamo al personaggio di Peppone che si rispecchia nei vecchi comunisti, anche partigiani, devo dire che non credo possa votare Lega. Certo è che il panorama politico attuale è ben diverso da quello che Peppone ha vissuto. Secondo me però non si rispecchierebbe mai nella Lega, che si è rifiutata di applaudire Liliana Segre. Penso che Peppone avrebbe voglia di tirare le orecchie all’attuale sinistra. Abbiamo bisogno di leader carismatici, lui godeva di grande rispetto nel suo paese. L’Italia ha bisogno di questi leader. Qui a Brescello abbiamo avuto due anni di commissariamento che non hanno fatto altro che alimentare un sentimento di smarrimento e confusione etica, politica e sociale. Il paese che abbiamo ereditato era diviso, distaccato dalla vita amministrativa e sociale. Anche le varie associazioni si stavano pian piano sciogliendo. In questo anno e mezzo è stata dura lavorare quotidianamente e l’obiettivo principale è stato quello di ricostruire coesione”.

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