Messina Denaro, il talk show alla ricerca della 'vox mostri' invece di intervistare i conniventi

Dopo l'arresto del boss a Castelvetrano sono arrivati alcuni cronisti a caccia di qualche passante solidate con il mafioso. Perché non chiedere a massoni e a quell'area grigia che ha protetto il latitante?

Messina Denaro, il talk show alla ricerca della 'vox mostri' invece di intervistare i conniventi
Matteo Messina Denaro
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Onofrio Dispenza Modifica articolo

18 Gennaio 2023 - 16.47


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Il cronista del talk show arriva a Palermo e dall’aeroporto subito a Castelvetrano. Diamo per scontato che sappia tutto. Microfono in mano deve raccogliere quel che si chiama vox popoli, voci registrate al volo, in strada, per poi rientrare, cucire le voci una dietro l’altra per mandarle in onda. 

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Le voci raccolte a Castelvetrano sono ok, le risposte, una più immorale dell’altra. C’è chi niente sa, c’è chi appare dalla parte del cattivo. Sulla mafia, si faceva così tanto tempo fa, quando la tv era in bianco e nero. Si arrivava in piazza, ci si avvicinava al circolo degli anziani con le sedie schierate sul marciapiede, tante coppole e mantelle, e si era sicuri di poter raccogliere silenzi omertosi e frasi da spalleggiatori della mafia. Lavoro facile, saccoccia piena. Il colpo in questo caso è la risposta del tizio che dice “Per me hanno fatto un errore ad arrestarlo, per trent’anni era buono quando ci mangiavano tutti…Tutti ci hanno mangiato…”. Bingo. Si può rientrare. C’è la notizia, la rilanceranno. Vincere facile, diceva quella pubblicità.

Così è davvero facile, troppo facile. Registrata questa frase, sarebbero, semmai, da cercare quelli che – come suggerito dall’improvvido intervistato, che però una qualche verità ha detto – sarebbero da cercare quelli che con Messina Denaro e con la mafia si sono ingrassati ed hanno acquisito e/o mantenuto potere economico e politico.

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 Sarebbero da cercare e intervistare i professionisti, da un lato chi evade ( il fisco ), dall’altro massoni e veri conniventi. Difficile? Beh, certo. Allora per fare una cosa facile ( più che facili e laide voci di strada che sono, certo, il presente ma soprattutto quel che diventa passato della Sicilia, anche di quella soggiogata al terrorismo mafioso ) in questi momenti avrei raccontato delle tante classi delle scuole siciliane che nel mattino della cattura di Messina Denaro hanno interrotto latino e matematica, per vivere in religiosa comunione un momento importante della loro vita coi professori, insieme fatto festa e pianto di commozione. Mi scriveva, a caldo, una amica insegnante, mentre sugli schermi televisivi scorrevano ancora le immagini della clinica della cattura: “Oggi è stato bellissimo esultare insieme ai miei alunni”.

Ecco, avrei anche speso qualche ora a Palermo per cercare quei palermitani che si trovavano lì per caso, al momento del blitz in clinica e che, saputo dell’arresto, piangendo di gioia abbracciavano i carabinieri. Certo l’effetto è un altro, meglio atterrare sulle pustole di una città, di una terra che nella lotta alla mafia ha pagato un prezzo altissimo e che deve fare i conti con le scorie, per il proprio futuro e per il domani del Paese..

Anche in momenti come questi, domina una tv che ha bisogno di mostri, da cercare in strada, da ospitare in studio.

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