Rogoredo, fermato il poliziotto indiziato per l'omicidio Mansouri: aveva cercato di manipolare le prove
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Rogoredo, fermato il poliziotto indiziato per l'omicidio Mansouri: aveva cercato di manipolare le prove

Secondo la Procura di Milano, diretta da Viola, a carico di Cinturrino emergono forti rischi di reiterazione del reato, di inquinamento probatorio e di fuga. Nelle prossime ore verrà inoltrata al gip la richiesta di custodia cautelare in carcere.

Rogoredo, fermato il poliziotto indiziato per l'omicidio Mansouri: aveva cercato di manipolare le prove
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23 Febbraio 2026 - 12.09


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La polizia di Milano ha fermato Carmelo Cinturrino, assistente capo della Polizia di Stato, per i fatti avvenuti nel parco di Rogoredo il 26 gennaio scorso. L’uomo è gravemente indiziato del reato di omicidio volontario di Abderrahim Mansouri, con precedenti per spaccio. È stato fermato mentre era al lavoro: era arrivato in commissariato alle 8 e circa un’ora dopo sono intervenuti gli uomini della Squadra Mobile coordinati dalla Procura.

Il procuratore di Milano Marcello Viola ha dichiarato: “Spiego l’accaduto con l’amarezza di vicende come questa che vedono coinvolte le forze dell’ordine ma con la consapevolezza che la Procura e la Polizia di Stato hanno compiuto tutti gli accertamenti rigorosi senza fare sconti a nessuno”.

Il questore di Milano Bruno Megale ha aggiunto: “Già da subito erano emersi degli elementi di contradditorietà che non ci convincevano. Il nostro compito è quello di essere assolutamente trasparenti, non dobbiamo fare difese corporative di nessuno, ci assumiamo le nostre responsabilità quando sbagliamo e in questo caso saremo rigorosi, rigorosissimi nei confronti di chi si è macchiato di questi gravi delitti come confermano le attività investigative. Noi abbiamo gli anticorpi per far fronte a questo tipo di problematiche che purtroppo possono emergere nel corso di queste attività”.

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Le analisi sulla pistola

Sulla replica della pistola trovata accanto al corpo di Mansouri non sono state trovate tracce di Dna della vittima ma solo quelle dell’assistente capo Cinturrino. Lo ha spiegato in conferenza stampa il pm titolare delle indagini Giovanni Tarzia.

Come è cambiata la ricostruzione

Il provvedimento restrittivo arriva dopo gli approfondimenti investigativi condotti dalla Squadra Mobile e dal Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica. In particolare hanno pesato sommarie informazioni testimoniali, interrogatori, analisi delle telecamere e dei dispositivi telefonici, oltre agli accertamenti tecnico-scientifici che hanno consentito di ricostruire la dinamica dell’evento.

Il rischio di reiterazione

Secondo la Procura di Milano, diretta da Viola, a carico di Cinturrino emergono forti rischi di reiterazione del reato, di inquinamento probatorio e di fuga. Nelle prossime ore verrà inoltrata al gip la richiesta di custodia cautelare in carcere.

Il movente è ancora da chiarire, ma dagli accertamenti sarebbe emerso che nell’ultimo periodo l’agente aveva preso di mira il presunto pusher. “Ce l’aveva con lui”, è la sintesi investigativa. Gli inquirenti descrivono un profilo di pericolosità elevato e inatteso per il poliziotto 42enne.

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La pistola “comparsa” dopo

Interrogato la sera del 26 gennaio, Cinturrino aveva sostenuto di aver sparato perché Mansouri gli avrebbe puntato contro una pistola, parlando quindi di legittima difesa e “paura”. Le indagini avrebbero invece accertato che l’arma — risultata una replica a salve — sarebbe stata collocata successivamente sulla scena.

Secondo la ricostruzione, l’assistente capo avrebbe detto al collega che era poco dietro di lui di andare in commissariato a prendere uno zaino, all’interno del quale si trovava la pistola.

I presunti depistaggi

Il 42enne avrebbe inoltre mentito ai colleghi affermando di aver chiamato subito i soccorsi, mentre la chiamata sarebbe partita 23 minuti dopo. Dalle testimonianze di amici e conoscenti della vittima sarebbe emerso che Mansouri negli ultimi tempi temeva Cinturrino e avrebbe valutato di denunciarlo per presunte richieste di denaro e droga — fino a 200 euro e cinque grammi di cocaina al giorno — alle quali si sarebbe rifiutato di sottostare.

Secondo gli investigatori, condotte analoghe sarebbero state tenute anche verso altri pusher e tossicodipendenti dell’area Rogoredo-Corvetto.

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I legali della famiglia

Gli avvocati dei familiari della vittima, Debora Piazza e Marco Romagnoli, hanno dichiarato: “Il fermo di Cinturrino è il giusto epilogo in uno Stato di diritto, dove la magistratura può indagare liberamente e senza alcun tipo di costrizione. Non credo abbia fatto tutto da solo, credo che sia stato fortemente aiutato dai suoi colleghi e quindi questo è il momento giusto per i suoi colleghi, se hanno un briciolo di coscienza, di dire tutta la verità su cosa è accaduto quell’orribile giorno a Rogoredo. Questo è il momento giusto”.

Perquisita la casa della compagna

Nel frattempo la Squadra Mobile di Milano sta perquisendo l’abitazione della compagna del 42enne, in zona Corvetto. La donna lavora come portinaia in un palazzo Aler di via Mompiani. Secondo alcune testimonianze ancora da verificare, alcuni spacciatori avrebbero operato indisturbati in cambio di denaro. Da alcuni giorni nell’appartamento non vive più nessuno.

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