Referendum giustizia: quanti universitari voteranno e per cosa simpatizzano?
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Referendum giustizia: quanti universitari voteranno e per cosa simpatizzano?

Alla luce del diniego di estendere il voto anche a studenti e lavoratori fuorisede, abbiamo chiesto ai primi se voteranno e cosa barreranno. Ecco quanto emerso.

Referendum giustizia: quanti universitari voteranno e per cosa simpatizzano?
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2 Marzo 2026 - 13.16 Culture


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Di Agostino Forgione, Giada Zona e Martina Narciso

Il referendum sulla giustizia si fa sempre più vicino e il 22 marzo è ormai alle porte. Quest’anno, tuttavia, non è prevista l’estensione del voto per gli studenti e i lavoratori fuorisede. Una scelta che ha fatto storcere il naso a molti, che ravvedono in questa decisione una precisa intenzione politica volta a spingere il sì. Sia il Senato che la Camera, infatti, hanno volutamente bocciato tutti gli emendamenti del recente decreto elezioni che avrebbero permesso a chi lontano dalla propria residenza di votare presso il domicilio, o quantomeno nel capoluogo di regione. Sebbene, come abbiamo scritto, l’impossibilità sia parzialmente aggirabile votando come rappresentanti di lista, ciò costituisce solo un espediente.

L’opinione più diffusa è che il voto degli universitari foraggi il no e dunque i più maliziosi – ma neppure più di tanto – credono che il governo abbia espressamente voluto mettere un bastone tra le ruote degli avversari politici. Ma è davvero così? La nostra testata ha sottoposto un sondaggio a un gruppo di studenti dell’Università di Siena, oltre a raccogliere i commenti di qualcun altro. Ecco quanto è emerso.

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Su 40 intervistati il 77,5% (31 rispondenti) ha dichiarato che si recherà alle urne. Un dato interessante che abbiamo ulteriormente scremato distinguendo tra studenti fuorisede e in sede o pendolari. Appartengono al primo gruppo il 58,1% mentre al secondo il 41,9%. Esaminando il gruppo dei fuorisede che eserciteranno il diritto di voto, pari a 18 studenti su 40, la stragrande maggioranza, pari al 94,4%, si sposterà appositamente per l’occasione. Di questi solo una piccola parte, l’11,8%, ha residenza in Toscana. Esaminando le motivazioni di coloro che non voteranno, 9 rispondenti su 40, cinque di loro non lo faranno per l’impossibilità di raggiungere il seggio. Uno studente su otto. Gli stessi affermano che l’avrebbero fatto se fosse stato istituito il voto fuorisede. Di questi cinque, due avrebbero votato per il no, altri due si sono dichiarati indecisi mentre un altro ha preferito non rispondere.

Abbiamo chiesto inoltre a coloro che si presenteranno alle urne cosa voteranno. Su 31, 16 barreranno il no, 3 il sì, 7 non hanno ancora deciso e 5 preferiscono non rispondere. In conclusione, riportiamo il commento di alcuni studenti dell’Università di Siena e non. “Tornerò a casa appositamente per votare no perché avverto l’urgenza di farlo dinanzi alla pericolosità di uno stravolgimento costituzionale del genere. Tuttavia, mi turba il fatto che farlo non sia alla portata di tutti: votare non può essere un privilegio”, dichiara Giorgia.

Mi sono informata e ho deciso di votare no perché credo che non ci sia bisogno di cambiare la costituzione. Inoltre, la cattiva e becera propaganda del sì ha confermato questa mia scelta. Sono costretta a prendere un aereo per Trapani e poi uno per Pantelleria per votare e la compagnia aerea Ryanair non offre alcuno sconto. Ritengo ciò ingiusto, visto che per i treni sono previsti degli sgravi”, sono le parole di Daria.

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Non voterò al referendum perché, da fuorisede, non posso rientrare in quei giorni dato che dovrei ritornare a farlo in occasione delle vacanze pasquali. Spostarmi due volte in così poco tempo è insostenibile sia dal punto di vista logistico che economico. Questo finisce per costringermi a scegliere tra il rientro in famiglia e la partecipazione al voto. Un atto, quest’ultimo, che non dovrebbe essere un sacrificio. Il governo ha dimostrato di aver ignorato nuovamente gli studenti. Ad ogni modo, avrei votato il no”, afferma Chiara.

Voterò no, ma c’è da specificare che ho domicilio e residenza nella stessa regione. Credo che la riforma non migliorerà la giustizia, ma rischia solo di aumentare pericolosamente l’ingerenza della politica nei confronti della magistratura. Come Barbero, credo che la magistratura debba rimanere autonoma e libera”, commenta infine Elisa.

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