La Svizzera rimanda in Italia i richiedenti asilo: dopo quattro anni ripartono i trasferimenti
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La Svizzera rimanda in Italia i richiedenti asilo: dopo quattro anni ripartono i trasferimenti

Dopo quasi quattro anni di blocco, la Svizzera si prepara a riprendere i trasferimenti verso l'Italia dei richiedenti asilo per i quali, secondo il sistema di Dublino, la responsabilità dell'esame della domanda ricade sul nostro Paese.

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18 Agosto 2026 - 13.27


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Dopo quasi quattro anni di blocco, la Svizzera si prepara a riprendere i trasferimenti verso l’Italia dei richiedenti asilo per i quali, secondo il sistema di Dublino, la responsabilità dell’esame della domanda ricade sul nostro Paese. I primi trasferimenti sono previsti alla fine di agosto e i voli sono già stati prenotati. La ripresa sarà graduale e servirà inizialmente a verificare il funzionamento della procedura.

La vicenda nasce nel dicembre 2022, quando l’Italia, a causa dell’elevato numero di sbarchi e della pressione sul sistema di accoglienza, sospese i trasferimenti Dublino verso il proprio territorio. La decisione non riguardava soltanto la Svizzera, ma tutti gli Stati aderenti al sistema di Dublino. Da allora Berna ha continuato a chiedere a Roma di rispettare gli obblighi previsti dall’accordo, senza però ottenere la ripresa dei trasferimenti.

Il risultato è stato che la Svizzera ha dovuto farsi carico di migliaia di domande che, in base alle regole di Dublino, avrebbero dovuto essere esaminate dall’Italia. Secondo gli ultimi dati della Segreteria di Stato della migrazione svizzera, durante il periodo del blocco erano 3.784 i richiedenti asilo che la Confederazione avrebbe dovuto trasferire in Italia. Non essendo stato possibile procedere, le autorità svizzere hanno dovuto prendere in carico le relative procedure.

Nel frattempo la situazione di molti di loro è cambiata. Quasi il 40 per cento delle persone interessate ha ottenuto una forma di protezione e può quindi rimanere in Svizzera. Per oltre 1.300 persone la procedura d’asilo è invece ancora in corso. Restano così 652 persone che, secondo la SEM, potrebbero oggi essere trasferite in Italia.

La ripresa dei trasferimenti è legata anche all’entrata in applicazione, il 12 giugno scorso, del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. L’Italia aveva annunciato che, con l’avvio del nuovo sistema, sarebbe tornata ad accettare i trasferimenti previsti da Dublino. La Svizzera, che non fa parte dell’Unione europea ma aderisce agli accordi di Schengen e Dublino, ha quindi intensificato i contatti con Roma.

Il nuovo quadro europeo prevede inoltre un meccanismo di solidarietà destinato ad alleggerire la pressione sui Paesi situati alle frontiere esterne dell’Unione, tra i quali l’Italia. La Svizzera ha manifestato l’intenzione di partecipare al meccanismo, ma il suo coinvolgimento richiede un accordo con l’Unione europea. Nel frattempo, però, Berna insiste sul ripristino del sistema di Dublino come condizione per una gestione ordinata delle responsabilità tra gli Stati.

La questione non riguarda soltanto la Svizzera. Anche la Germania ha chiesto che l’Italia torni ad accettare i trasferimenti dei richiedenti asilo di sua competenza. Berlino ha sostenuto che il funzionamento del sistema di Dublino sia indispensabile per il nuovo sistema europeo e ha indicato il 12 giugno, data di applicazione del Patto, come spartiacque per la ripresa dei trasferimenti.

Il meccanismo di Dublino stabilisce quale Stato è responsabile dell’esame di una domanda di protezione internazionale. In molti casi la responsabilità ricade sul Paese attraverso il quale il richiedente è entrato nell’area europea. È proprio questo meccanismo che ha prodotto negli anni una forte pressione sui Paesi di frontiera, Italia e Grecia in particolare, chiamati a gestire una quota rilevante delle domande legate agli arrivi via mare.

Il blocco italiano ha però avuto conseguenze anche per la Svizzera. Secondo una precedente ricostruzione della Radiotelevisione svizzera, tra la fine del 2022 e l’inizio del 2026 la Confederazione aveva dovuto esaminare 2.540 domande d’asilo presentate da persone che erano state precedentemente registrate in Italia. Di queste, 838 avevano ottenuto l’asilo o un’ammissione provvisoria e potevano quindi rimanere in Svizzera. Il costo complessivo per Berna era stato stimato in circa 190 milioni di franchi.

Ora il meccanismo dovrebbe ripartire. Ma la Svizzera precisa che tra Berna e Roma non esiste un accordo che escluda automaticamente dai trasferimenti le persone entrate in Italia prima dell’entrata in applicazione del nuovo Patto. I primi casi saranno quindi quelli più recenti, per verificare concretamente le nuove procedure.

Dopo quasi quattro anni di sospensione, il problema torna così al centro dei rapporti tra Italia e gli altri Paesi europei: per Roma significa tornare ad assumersi una parte delle responsabilità previste dal sistema di Dublino; per gli Stati che hanno continuato ad applicarlo, significa poter nuovamente trasferire in Italia i richiedenti asilo che risultano di competenza italiana.

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