di Dario Spagnuolo
Domenica 27 settembre alle ore 9:00 è suonata la campanella per gli studenti della Scuola di Lingua e Cultura Italiana della Comunità di Sant’Egidio di Napoli. Nel capoluogo, la scuola è nata nel 1989 e, senza bisogno di pubblicità, è divenuta la più grande realtà regionale.
I corsi sono tenuti da docenti, professori universitari, pensionati, studenti tutti volontari non retribuiti. Tutti hanno approfondito le tecniche dell’insegnamento dell’Italiano come seconda lingua in contesto migratorio e anche per i docenti volontari è previsto un periodo di tirocinio. Sant’Egidio, inoltre, negli anni ha messo a punto un intero corso di italiano per migranti edito da La Scuola con il titolo “L’Italiano per amico”, che spazia dal livello A1 fino al C2. Alcuni studenti, in effetti, parlano italiano fluentemente, frequentano i corsi più avanzati e susciterebbero l’invidia delle scuole di lingua all’estero.
Ci sono Diarra (Senegal), Olha (Ucraina), Melani (Sri Lanka) e Stella (Colombia) che discutono animatamente su come aiutare gli studenti iscritti al primo anno.
In una decina di giorni si sono iscritti circa 1200 studenti provenienti da Sri Lanka, Salvador, Perù, Ucraina, Georgia, Bangladesh, Egitto, Mali, Guinea, Afghanistan complessivamente sono rappresentate una trentina di paesi diversi. Il numero è destinato a crescere, lo scorso anno sono stati sfiorati i 2.000 iscritti. Così, la Scuola ha dovuto dare vita a dei “plessi distaccati” in alcuni quartieri cittadini in cui Sant’Egidio è presente, tra cui il Vomero e il Rione Sanità, dove frequentano altri 200 studenti. Fuori Napoli, poi, Sant’Egidio ha aperto corsi anche a Giugliano, Aversa e Caserta.
La classe più affollata accoglie 40 studenti. Sono iscritti al corso di livello A2 e sperano, concluso l’anno di studio, di sostenere con successo l’esame per la certificazione necessaria al rilascio del permesso di soggiorno di lunga durata. Per l’anno corrente, solo nella sede al centro storico sono attive 36 classi. I corsi sono completamente gratuiti: ogni lezione dura 2 ore ed è prevista una frequenza settimanale da settembre fino agli inizi di giugno. Le lezioni si tengono la domenica mattina dalle 9:30 e poi il lunedì, il giovedì, il venerdì e il sabato sempre di pomeriggio/sera, negli orari e nei giorni in cui i lavoratori sono liberi. Giovedì e sabato le prime lezioni iniziano alle 16:00 ma ci sono i doppi turni e si prosegue fino alle 20:00.
Sono migliaia i migranti che desiderano imparare bene l’italiano e alcuni parlano già meglio di taluni autoctoni. Anche senza il provvedimento che obbliga i genitori a studiare l’italiano, conseguire l’A2 è una necessità se si vuole continuare a restare regolarmente in Italia, mentre chi vuole acquisire la cittadinanza deve esibire un attestato di conoscenza di livello B1.
Non c’era bisogno di inventare nuove leggi visto che già la L. 40 del 1998 prevedeva “l’accoglienza degli stranieri adulti regolarmente soggiornanti mediante l’attivazione di corsi di alfabetizzazione nelle scuole elementari e medie” (art. 36).
Piuttosto sarebbe bene interrogarsi sul perché i corsi siano tenuti soprattutto da organismi di volontariato mentre le scuole sono in difficoltà. I motivi sono principalmente due: la mancanza di finanziamenti e l’assenza di docenti adeguatamente preparati. D’altronde, scuole elementari e medie per essere aperte in orari consoni a dei lavoratori devono necessariamente disporre di ulteriore personale e fondi che consentano di prolungare l’orario di funzionamento.
Al momento, la domanda ricade soprattutto sui CPIA, troppo pochi per fronteggiare la richiesta, ed è notizia di questi giorni che oltre 31.000 iscritti restano esclusi dai corsi.
C’è poi tutta la difficoltà degli studenti lavoratori. I mancati controlli e il “contratto di lavoro”, ovvero la possibilità di restare in Italia solo a condizione di essere sotto contratto, rendono i migranti esposti a ogni tipo di vessazione. Da quelli che lavorano 24 h come badanti avendo, al più, mezza giornata libera, a quelli che fanno turni di 14 ore al giorno ma sono contrattualizzati per 25 ore settimanali. La casistica è varia ed è tristemente nota, sia ai sindacati, sia all’ispettorato del lavoro. Per costoro, anche la frequenza serale diviene impossibile.
Più che di normative ispirate dall’ideologia occorre un sano pragmatismo. Da un lato, sarebbe bene finanziare le scuole e rilanciare l’assunzione degli insegnanti di italiano L2. Il loro numero, in realtà, è stato consistentemente ridotto per l’anno in corso. Ne sono stati assunti appena 762, praticamente uno ogni 10 scuole e sono sempre assegnati come docenti di potenziamento, alimentando le ambiguità sul loro impiego.
E’ poi necessario finanziare le scuole. Non basta un docente se poi la scuola è chiusa perché manca chi la apra e non è possibile sostenere i costi di esercizio (pulizia, elettricità, riscaldamento). Infine, al momento è soprattutto l’associazionismo a condurre una battaglia di civiltà. Si potrebbe pensare di accreditare alcune associazioni consentendo loro di rilasciare certificati e attestati utilizzabili ai fini del soggiorno in Italia, oppure promuovere degli accordi con gli Uffici Scolastici Regionali e i CPIA per moltiplicare le sessioni di esame accogliendo gli studenti che hanno frequentato presso enti e associazioni. Sarebbe già un significativo passo avanti rispetto a normative risalenti al 1998.
