di Jacopo Scaramuzzi
Non sono animalista, anzi. Non sono vegetariano, né mi appassiona la distribuzione chilometro zero. Adoro il fois gras di Parigi. Questa premessa personale, ininteressante e forse un po’ indisponente, per chiarire che l’ecologismo non mi scorre nelle vene. Eppure l’unico partito che voterei volentieri alle prossime elezioni è un partito verde. Se ci fosse. Il punto è che non solo non c’è all’orizzonte alcuna formazione ecologica (il passato è meglio lasciarlo alle spalle), ma l’ecologia è sparita dall’agenda politica italiana. Salvo qualche lodevole eccezione – il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, esponente di un partito che almeno ha inserito “ecologia” nel proprio nome, sta facendo bene anche in questo campo – di ecologia non si parla. I drammi italiani degli ultimi anni – dalla monnezza di Napoli all’alluvione di Genova – sono anche, se non principalmente, drammi ambientali. Eppure – possono suscitare simpatia o antipatia – i movimenti nati in Val di Susa per contrastarela Tav o a Vicenza per contestare la nuova base aerea Dal Molin sono, però, alcuni dei pochi sussulti di impegno civico registrati nel paese negli ultimi lustri.
Gente che ha studiato cartografia ed econometria per difendere il proprio habitat, con impulsi magari conservatori ma più che legittimi, gente che si è riunita per trovare soluzioni e proporre mediazioni, gente che, prendendo coscienza delle proprie esigenze territoriali, ha accumulato una consapevolezza politica che quel territorio lo scavalca ampiamente.
Eppure la raccolta differenziata nel mio quartiere a Roma è diventata un appuntamento naturale di tutti gli abitanti e un sano esercizio di educazione civica. Eppure la crisi economica ci imporrà, che lo vogliamo o no, una revisione degli stili di vita. Per non parlare della prospettiva, non fantascientifica, che inizierà a scarseggiare il petrolio. Negli Stati Uniti è nato il movimento di chi vuole imparare a vivere con 100 cose: “Buttare via tanto, ti vaccina contro la tentazione di comprare ancora più di prima. Dopo qualche mese anche le tue abitudini di consumatore cominceranno a cambiare”. In Francia alle elezioni europee del 2009 con l’apporto di Daniel Cohn-Bendit Europe ecologie ha ottenuto il 16% dei voti, un’enormità. Eppure l’ecologia può mettere d’accordo destra e sinistra, il Papa e gli indignados. E tuttavia, in Italia, niente.
L’unica proposta politica nuova che monopolizza il dibattito a sinistra è Matteo Renzi (può piacere o non piacere, e a me non piace, ma che dice di nuovo?). Quanto al governo Monti (può piacere o non piacere, a me non dispiace), propone però un programma che non rimette in discussione il modello economico che ci sta conducendo alla povertà, semmai lo corregge. Ci sarebbe bisogno di un’opposizione che proponga un’idea diversa dell’economia, dell’ambiente, degli stili di vita. Eppure l’unico partito che va all’opposizione è la Lega. Verde, sì, ma verde padano.