Grasso: io ho la coscienza pulita
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Grasso: io ho la coscienza pulita

Il presidente del Senato ha risposto alle accuse che gli sono state mosse da Travaglio. "Non ho nulla da temere, non ho mai fatto inciuci con il potere".

Grasso: io ho la coscienza pulita
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redazione Modifica articolo

25 Marzo 2013 - 21.59


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“Parecchie persone mi hanno chiesto perché ho telefonato e perché ho chiesto un confronto”. Su La7, a Piazzapulita dove Travaglio non è voluto andare, il presidente del Senato, Pietro Grasso, torna sulla
vicenda del suo intervento in diretta nella trasmissione di
Santoro per rispondere alle critiche di Marco Travaglio: “Una
persona che ha la coscienza assolutamente pulita – sottolinea –
che cosa può temere? La sera della trasmissione di Travaglio arrivo a casa e trovo mia moglie in grande agitazione, come la sera di molti anni fa in cui una voce al citofono le disse, i figli si sa quando escono ma non si sa quando ritornano”. E ancora: “Al momento del mio insediamento in Senato ho detto che volevo che fosse una casa trasparente dove si fanno domande e risposte in maniera chiara”. “La mia funzione veniva opacizzata da
queste parole che è difficile contrastare nella loro
genericità”. “Un tempo ci si poteva difendere dietro una carica. Oggi
che l’informazione è sempre più importante, la gente vuole
sapere perché e mi avrebbe richiesto perché non ho risposto”.
Aggiunge Grasso e sottolinea ancora: “Era l’inizio di qualcosa
che sarebbe continuato. Un fatto politico usato strumentalizzando il mio passato”. E aggiunge citando Falcone: “In Italia per essere credibili bisogna morire”.

L’ex procuratore della Dda ha risposto a tutte le accuse che gli sono state mosse. A partire dalla mancata firma sull’appello per Andreotti.”Io ero stato testimone in quel processo. Ero stato sentito in istruttoria proprio da Scarpinato ed essendo diventato testimone la mia firma sull’appello avrebbe
impedito la chiamata come testimone nel successivo grado di
giudizio”, ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso. “E’ solo per questo che ho deciso di non firmare – ha ripetuto – e comunque andai con i
colleghi di Palermo e misi la mia faccia su questa sentenza”.

Infine sull’accusa più forte. “L’accusa che mi brucia di più è
che io abbia fatto inciuci con il potere per avere delle leggi a
mio favore”. Ovviamemnte il riferimento è alle leggi che hanno fermato Caselli di cui si è indirettamente giovato per l’ascesa alla Dda.”C’è stato un momento in cui il Csm avrebbe potuto deliberare sulla nomina del procuratore nazionale
antimafia”, prima che la “legge ‘anti-Caselli’ entrasse in vigore. In quel momento la legge non avrebbe avuto effetto retroattivo”. Tredici consiglieri del Csm chiesero di fare un plenum straordinario sulla nomuna, ma non si tenne. “Caselli se la deve prendere con quei colleghi che non hanno convocato quel plenum”. Nel ’92 si era creata una situazione pressoché simile a Palermo. “Partecipiamo io Caselli e tanti altri. Al plenum pur avendo requisiti, ma non come i miei fu nominato lui”. In chiusura poi sbotta: “La situazione del Paese è talmente grave che venire qui a dover rispondere alle accuse di Travaglio, ma le pare…”.

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