È l’unico a stare accanto al Paese, Giorgio Napolitano. Le siderali distanze tra lui e tutti gli altri si sono accresciute dopo le dichiarazioni delle 13 e 10. L’Italia ha un Presidente in carica fino alla fine. La notte e la mattina sono servite per continuare a verificare disponibilità che non ci sono. Il Capo dello Stato ha dato ancora 48ore ai partiti per mettere a fattor comune qualcosa utile per un governo: di scopo, autorevole, tecnico.
Lui si è fatto carico. Difficilmente conferirà un incarico nel giorno di Pasqua, ma potrebbe farlo il giorno dopo per dare un segnale concreto al mondo finanziario. O anche no: c’è un governo, ha detto, e lui vuole massima condivisione. La sua disponibilità a restare è già molto. Sono due anni e più che Napolitano assiste all’incapacità delle forze politiche a trovare accordi su alcunché. Si è fatto carico, a torto o a ragione, di superare una fase drammatica con l’incarico a Monti e in quella sede chiese ai partiti una cosa sola: mettere mano alla legge elettorale. Non è successo ed ha anche dovuto subire critiche nemmeno tanto sottili per la forzatura del governo tecnico. Napolitano ha annotato l’irresponsabilità manifesta di Berlusconi e l’insipienza politica del centrosinistra: entrambe le parti hanno votato le misure del governo Monti, sottolineando regolarmente le loro distanze. Il Parlamento sarebbe sovrano, ma si è dimostrato incapace.
Napolitano poteva lasciare, fare un comunicato alla nazione, il Paese avrebbe capito. I partiti avrebbero meritato questo schianto nel buio, nessuno escluso. E invece ancora una volta solo attraverso il suo lavoro nascerà un governo. Forse migliore di quello che oggi possiamo immaginare.
