Kyenge: basta insulti, temo per mia figlia
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Kyenge: basta insulti, temo per mia figlia

Dopo il lancio di banane e le diverse manifestazioni razziste, il ministro ora si sfoga: sono stanca, ma non perdo la mia serenità. Sono quasi abituata.

Kyenge: basta insulti, temo per mia figlia
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28 Luglio 2013 - 12.23


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“Mio marito è un po’ preoccupato per me, io però non perdo la serenità, anche se adesso sono in pensiero per la sicurezza delle mie figlie”. Così il ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge che non ha nascosto di sentirsi “stanca del ripetersi di insulti tanto pesanti. Non me li aspettavo così forti, ma – ha assicurato – non mi fermo o concentro sugli attacchi in sé, provo a guardare avanti, a riflettere sul disagio che dobbiamo cogliere dietro a questi avvenimenti e a quali siano le risposte migliori che la politica e la società intera possano dare”. Proprio venerdì sera l’ultimo episodio di razzismo contro il ministro: non bastavano gli insulti, anche da esponenti del Parlamento, le ostilità sono passate al lancio di cibo, più precisamente di banane.

“Le mie figlie mi vengono spesso a trovare, mi incoraggiano, mi fanno sentire la loro vicinanza, mi telefonano, mi mandano sms affettuosi e spiritosi”, ha raccontato Kyenge. “Mi spingono ad andare avanti. Condividono il mio modo di ragionare, le cose importanti sui cui puntare nella vita”.

Sulla scorta, “all’inizio la protezione della polizia mi creava disagio, venivo da un’esperienza di vita diversa, di condivisione, di associazionismo”, ha spiegato il ministro.

“Poi mi sono in parte abituata. Ma per me il contatto umano resta indispensabile e ancora oggi lo ricerco in tutti i modi”. Per Kyenge “l’Italia intera ha tanta strada da fare; per troppo tempo si è sottovalutato l’aspetto culturale dell’immigrazione e l’apporto che questa dà al Paese. In altri Stati europei, come la Svezia, ci sono ministri neri, ma non succede a loro quello che accade a me in Italia”.

Contro il razzismo, il 30 luglio con l’Unar partirà l’elaborazione di un piano che, ha detto, “coinvolgerà lavoro, sport e scuola per cercare di sensibilizzare a tutte le diversità. Si tratterà di rinforzare gli strumenti già in nostro possesso e di avviare un serio lavoro culturale”.

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