Referendum, ossia quando si parla solo di quantità ma non di qualità

Fa molto riflettere questo punto di partenza per una riforma, in cui il quanto si afferma come ossessione contemporanea, e mostra la lente con cui troppo spesso si guarda il mondo

Camera dei deputati
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Chiara D'Ambros Modifica articolo

6 Settembre 2020 - 08.56


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L’attuale dibattito sul si e sul no al taglio dei parlamentari in un momento così delicato per il paese stride come il rumore del gesso sulla lavagna quando non si dà la giusta pressione.

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In un momento in cui le lavagne delle scuole rischiano di restare nere, in aule vuote, di incertezza per l’istruzione di generazioni intere, in cui le biblioteche sono chiuse da mesi, tribunali lo sono stati causando non pochi problemi in ambito giudiziario. In un tempo in cui la salute è minacciata a livello globale, in cui ci si appresta ad affrontare una delle più grandi crisi economiche dell’epoca contemporanea e nel nostro paese in cui i contagi tornano ad aumentare, la politica si prende la scena e pone al centro s’è stessa con la discussione del taglio del numero di parlamentari.

Non che l’argomento non possa avere una sua rilevanza ma è davvero una priorità in questo momento?

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L’elemento di ulteriore disagio rispetto a tema che sta occupando spazi e tempi del dibattito pubblico e dei nostri rappresentanti è la forma con cui la questione viene posta. Ad essere messa in discussione è la quantità di parlamentari, ad evidenziare la forma del pensiero dominante.

Fa molto riflettere questo punto di partenza per una riforma della politica, in cui il quanto si afferma come ossessione contemporanea, e mostra la lente con cui troppo spesso si guarda il mondo, troppo spesso lo si determina.

Il fatto che ad essere al centro della discussone non sia la qualità è in linea con la tendenza alla riduzione della complessità che il contesto contemporaneo impone, ma quali sono le conseguenze di questo continuo procastinare la necessità di un ribaltamento di prospettiva?

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I numeri sono spesso la punta di un’iceberg molto più complesso di altri numeri spesso sommersi e si collocano in contesti ben precisi che rendono difficile la loro assolutizzazione.

L’attenzione alla quantità in politica è inevitabile perché ha a che fare con il consenso, con il numero di voti ma per esempio c’è molta differenza tra l’agire per il consenso, il consenso per agire. In un caso la quantità è un fine, nell’altra i mezzo. In un caso la politica lavora per se stessa, nell’altro per i cittadini.

Tutto fa riflettere a fondo sull’importanza della definizione delle priorità, sopra citata, fa interrogare sul tipo di progettualità, fattore necessario per lo sviluppo di una società, compromessa da qualsiasi stato emergenza ma che rimane elemento fondante.

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La quantità ha una sua rilevanza, nessuno lo nega, ma la polarizzazione dell’attenzione su di essa e la sua centralità in molte scelte politiche, l’utilizzo simbolico dei numeri rischia di ridurre la potenzialità e il senso stesso dell’azione politica,

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