In arrivo già stasera un nuovo decreto legge: zona arancione o rossa fino al 15 gennaio, poi...
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In arrivo già stasera un nuovo decreto legge: zona arancione o rossa fino al 15 gennaio, poi...

Un provvedimento ponte fino a metà mese per poi cambiare i criteri di classificazione delle regioni. Il governo preoccupato per l'aumento dei contagi

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4 Gennaio 2021 - 11.04


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A quanto pare non ci sarà nessun libera tutti e non si tornerà, almeno non da subito, allo status quo ante Natale, ovvero alla divisione delle regioni per colore. Il governo è al lavoro per varare un nuovo provvedimento che secondo le indiscrezioni potrebbe vedere la luce già stasera. Sarà probabilmente un decreto “ponte” a dettare le regole in vigore dal 7 al 15 gennaio, Perché queste due date? Semplice: perché il giorno dopo l’Epifania scade il decreto legge 172/2020 (il così detto decreto Natale), mentre otto giorni dopo a perdere di validità sarà il Dpcm del 3 dicembre 2020. A partire dal 15 gennaio enterà invece in vigore un nuovo Dpcm che dovrebbe – usiamo il condizionale – introdurre anche una zona “bianca” per le regioni che hanno una situazione epidemiologica non particolarmente preoccupante. Ma andiamo con ordine.

Stando alle norme attualmente in vigore, il 7 gennaio l’Italia dovrebbe svegliarsi interamente gialla, mentre l’8 gennaio è prevista l’ordinanza del ministero della Salute sul base dei dati raccolti dall’Istituto Superiore di Sanità nel consueto monitoraggio settimanale. Ma con l’aumento dei contagi l’esecutivo non vuole correre rischi. Da qui la necessità di prorogare le misure di contenimento fino al 15 gennaio. Un Consiglio dei ministri, a quanto si apprende, è previsto per questa sera: la convocazione potrebbe essere alle 21. Il provvedimento – scrivno le agenzie – sarà accompagnato poi da un’ordinanza del ministero della Salute. L’ipotesi più percorribile sembra essere quella di adottare misure più soft rispetto a quelle del decreto Natale ma ugualmente valide per tutto il territorio nazionale. Almeno fino all’11 gennaio. In sostanza, si potrebbe avere una situazione del genere:

  • 7-8 gennaio: Italia interamente in zona gialla;
  • 9-10 gennaio: zona arancione in tutto il territorio nazionale;
  • 11-15 gennaio: dovrebbe tornare in vigore il sistema della classificazione per colori;

A rischio zona arancione o rossa ci sarebero Veneto, Liguria, Calabria e forse anche Lombardia, Puglia e Basilicata. Ma questa è solo una delle ipotesi. Non è escluso ad esempio che si decida di continuare con le regole già in vigore durante le feste natalizie che prevedono la zona rossa nei festivi e prefestivi e la zona arancione negli altri giorni. È una possibilità più remota, ma che non può essere esclusa a priori. Tutto dipenderà come sempre dai dati epidemiologici che i tecnici del Cts porteanno sul tavolo del confronto.

Dopo il 15 gennaio le cose potrebbero cambiare ulteriormente con l’introduzione di una zona bianca per “le regioni, le fasce o le zona con gli indicatori migliori, e in queste aree si potrebbero riaprire i luoghi della cultura, come musei, teatri, sale da concerto e cinema. In questa zona bar e i ristoranti lavorerebbero senza limiti di orario e anche piscine e palestre tornerebbero a funzionare a pieno ritmo. Sempre però mantenendo le regole base di contenimento, come mascherina obbligatoria, distanziamento e divieto di assembramento”.

Ricapitolando:

Il 7 gennaio dovrebbe entrare in vigore un provvedimento ponte, probabilmente un decreto, in vigore fno al 15 gennaio. L’ipotesi più probabile è quella che riportiamo di seguito.

  • zona gialla: 7-8 gennaio
  • zona arancione 9-10 gennaio
  • ritorno della divisione per colori dall’11 gennaio in poi. In tal caso alcune regioni potrebbero finire di nuovo in zona rossa;

Dal 15 gennaio in poi un nuovo decreto dovrebbe cambiare ulteriormente i criteri, introducento una “zona bianca” per le regioni meno a rischio, ma anche modificando i parametri di classificazione che saranno più severi.

In poche parole, l’idea è di far scattare la zona arancione quando l’indice di contagio Rt è superiore all’1 e compreso nell’intervallo di 1,25 e di far scattare la zona rossa quando supera l’1,25. Il Fatto ricorda oggi che l’8 gennaio l’Istituto Superiore di Sanità diffonderà il nuovo monitoraggio del contagio, che dovrebbe essere compilato sulla base di nuovi parametri di valutazione dell’indice Rt, la velocità di diffusione del contagio ieri a 0.99 nazionale secondo i calcoli del fisico dell’Università di Trento Roberto Battiston. Secondo il nuovo indicatore Rt “modificato” Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Marche sarebbero a rischio. 

Una simile possibilità è vista con il fumo negli occhi dal governatore della regione Abruzzo Marsilio che sperava di vedere la zona gialla dopo quasi due mesi passati tra zona rossa e arancione.

“Ho chiesto al Governo di non stravolgere un’altra volta le regole a cui famiglie e imprese hanno cercato di adeguarsi e sulle quali stanno da settimane cercando di programmare il loro futuro. La posizione dell’Abruzzo – dichiara in una nota- è che bisogna dare un quadro di stabilita’ che consenta di affrontare il prossimo futuro con un minimo di prospettive. Dal 7 gennaio occorre tornare alla disciplina pre-natalizia che prevede la divisione in tre fasce. Ho condiviso, come tutti i miei colleghi, la proposta di abbassare le soglie di Rt previste per il passaggio da gialla a arancione e poi a rossa (portando i limiti oggi previsti a 1,50 e 1,25, rispettivamente a 1,25 e 1,00). Ma un conto e’ fare una ‘manutenzione’ dello strumento anche sulla scorta dell’esperienza fatta – conclude Marsilio – altro sarebbe cambiare un’altra volta in corsa le regole del gioco”. 

Il presidente della Liguria Giovanni Toti si dice invece favorevole a cambiare di nuovo i parametri, ma specifica che “oltre al criterio dell’Rt come proposto dal governo, occorre considerare anche la classificazione dei tamponi, contando quelli antigienici, il tasso di incidenza del virus e il numero di pazienti negli ospedali”. “Le Regioni – spiega Toti – hanno concordato sul fatto che stiamo vivendo ancora un momento complesso, in cui il tasso di diffusione del virus è tornato a crescere, in Europa come in Italia. In più non sono ancora noti tutti i risvolti della cosiddetta ‘variante inglese’, con un maggiore tasso di contagiosità”. Ad ogni modo, argomenta il governatore, vanno evitate “classificazioni regionali ingiuste e penalizzanti, o addirittura assurde, che puniscono chi fa più tamponi”. “Oggi continuerà il confronto Governo-Regioni sia sulle regole che varranno dal 7 al 15 gennaio, sia sul nuovo Dpcm che, dice Toti, “varrà dal 16 gennaio per le settimane a venire”. 

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