L'estrema destra litiga, Salvini contro Meloni: "Noi dentro il governo per decidere, voi potete solo protestare"

Il leader Lega: "Noi rispondiamo con i fatti, con il lavoro dei nostri sindaci, dei nostri governatori, dei nostri parlamentari"

Giorgia Meloni e Matteo Salvini
Giorgia Meloni e Matteo Salvini
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5 Maggio 2021 - 07.52


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Meglio dentro e decidere che fuori solo per sbraitare. Lo ha detto Matteo Salvini a ‘Reteveneta’: “Noi rispondiamo con i fatti, con il lavoro dei nostri sindaci, dei nostri governatori, dei nostri parlamentari. Poi alcune battaglie le vinciamo, alcune le perdiamo… Però, se sei dentro il governo, puoi incidere, puoi decidere, puoi ottenere. Se, invece, stai fuori, come ha scelto di fare la Meloni, puoi solo protestare, puoi proporre, suggerire ma non puoi ottenere…”. 
Come ha scritto due giorni fa Ugo Magri sull’Huffingtonpost

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In assenza di fatti nuovi, presto Meloni scavalcherà Salvini. Non nel 2023, quando è previsto che torneremo a votare, ma parecchio prima, magari già a Natale. Basta seguire la curva dei sondaggi. Un anno fa i Fratelli d’Italia erano dati al 13,5 per cento, cioè più o meno la metà della Lega che li guardava dall’alto in basso. Ma da allora il partito di Giorgia è cresciuto, lento però inesorabile, fino a raggiungere il 17,7; mentre quello di Matteo è scivolato giù, zero virgola ogni settimana, dal 27,2 al 22,3 per cento (fonte: la Supermedia di Youtrend). L’ingresso della Lega al governo non ha mutato la traiettoria, cosicché il distacco tra i due partiti si è andato via via riducendo di 9 punti in un anno. Oggi il gap non arriva al 5 per cento; continuando con lo stesso ritmo seguito fino a questo momento, il sorpasso di Fd’I sarà questione di sei-sette mesi al massimo. Virtualmente è già un testa a testa. E ciò porta a chiedersi che fine farà il centrodestra, come reagirà Salvini sentendosi braccato, come si comporterà Meloni con in testa il berretto da Capitano.

Lui di certo non si darà per vinto. Né potrebbe fare diversamente: la regola mai scritta dell’alleanza, ma già in vigore dai tempi di Berlusconi, è che il candidato premier lo decidono gli elettori; chi prende più voti comanda, gli altri si adeguano. Una volta che avrà surclassato Salvini, figurarsi se Giorgia rinuncerà a dettare le regole, a mettere condizioni per andare d’accordo con lei, a imporre giuramenti eterni di fedeltà e, nel caso di vittoria elettorale, a guidare di persona il governo diventando così la prima donna premier nella storia d’Italia. Perché un’altra circostanza è indubbia: qualora strappasse un voto in più della Lega, Meloni rivendicherebbe Palazzo Chigi come sacrosanto diritto. Conoscendone il temperamento, non ci sarebbe verso di farle cambiare idea. Matteo potrebbe fare al massimo il suo ministro, o l’assistente, o il vice; e sai che soddisfazione, dopo avere pregustato il trionfo, ritrovarsi numero due. Per giunta di chi, come Giorgia, ha passato anni a dargli la caccia, a rinfacciargli l’alleanza spuria coi Cinque stelle e adesso quella con il Pd (non c’è feeling, i due letteralmente “si odiano”, testimonia una fonte altissima della Lega). Per Salvini rassegnarsi è impossibile. Sarebbe una doppia tragedia, sul piano umano e su quello politico.

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Ecco perché la Lega, quando verrà superata nei sondaggi, reagirà con ogni mezzo. Tutte le decisioni che il suo leader prenderà da quel momento in poi avranno un unico scopo: tagliare la strada alle Meloni, ricacciarla là da dove è venuta. 

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