Chi parla di 'apartheid sanitario' non fa meno orrore di chi paragona il green pass ad Auschwitz
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Chi parla di 'apartheid sanitario' non fa meno orrore di chi paragona il green pass ad Auschwitz

Giustamente molti si sono ribellati ai no-nax e affini che parlano di nazismo, sfilano con le divise imposte agli ebrei nei lager. Ma qualcuno ricorda la ferocia del regime segregazionista del Sudafrica?

Chi parla di 'apartheid sanitario' non fa meno orrore di chi paragona il green pass ad Auschwitz
Nelson Mandela
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Gianni Cipriani Modifica articolo

27 Novembre 2021 - 17.55


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Qualcuno nel 2021 sa ancora cosa sia stato l’Apartheid? Qualcuno conosce le angherie e le violenze subite da Nelson Mandela rinchiuso per decenni in una stanzetta angusta di un carcere nella quale entrò da giovane e ne uscì da anziano?

Qualcuno ricorda le lotte per la libertà del popolo sudafricano?

Qualcuno ricorda la repressione, le uccisioni e le torture della polizia sudafricana verso i non bianchi?

Si parla molto, giustamente, della galassia negazionista che per giustificare la propria idiozia e il proprio egoismo nel non volersi vaccinare tra le tante bestialità paragona il green pass al nazismo e mentre è libera di fare il proprio porco comodo in giro per il paese osa vestirsi come gli ebrei nei campi di concentramento nazisti.

Quanta ignoranza, quale offesa per gli ebrei e tutti coloro – rom omosessuali, oppositori politici – che hanno subito la violenza nazista e sono finiti nelle camere a gas, non certamente invitati a sproloquiare nei salotti tv.

Ora, senza che nessuno abbia nulla da dire, dalla nostra destra sovranista – ora tal Salmastro di Fratelli d’Italia – il green pass viene vergognosamente paragonato all’apartheid, e si parta di apartheid sanitario. Ossia uno strumento pensato per difendere la salute pubblica da una terribile e mortale malattia infettiva definito come il più spregevole e detestabile sistema razzista di segregazione di cui il Sudafrica fu il principale assertore.

L’’apartheid dava tutto il potere alla minoranza bianca e nulla agli altri,  proibiva non solo i matrimoni ma anche i rapporti sessuali tra etnie diverse, aveva messo al bando ogni forma di opposizione politica, a cominciare dai comunisti e dalle organizzazioni di sinistra.

Proibiva ai neri di poter entrare in alcuni quartieri e rendeva loro quasi impossibile studiare. Tutto ciò, come detto, difeso attraverso una feroce repressione che costò migliaia di morti, di torturati e di incarcerati.

E questo signor Dalmastro dice: “La sintesi della variante sudafricana? Voli chiusi, borse a picco, porti aperti. C’è qualcosa che non funziona nel Governo. Se fosse davvero a capo del Governo dei migliori, Draghi avrebbe già trovato l’intrusa Lamorgese e l’avrebbe già buttata giù dalla torre. Ora però la misura è colma: apartheid sanitario per gli italiani con il super green pass, chiusura dei voli dal continente africano per il terrore della variante Omicron e porti aperti per chi sbarca sono il segno più evidente della schizofrenia di governo”.

Paragonare il green pass alla tragedia dell’apartheid non è meno obbrobrioso che paragonarlo alla persecuzione ebraica da parte dei nazisti.

Con una piccola aggiunta: all’epoca il Sudafrica razzista e segregazionista veniva protetto perché nel nome della guerra fredda era considerato un ‘bastione’ dal quale combattere l’espansione del comunismo in Africa.
E non a caso il Sudafrica e i sudafricani erano parte integrante dell’internazionale nera (ossia fascista) che con i suoi gruppi appoggiati e armati dai vari servizi segreti participavano ad azioni terroristiche o di provocazione internazionale.


Con il Sudafrica e i fascisti sudafricani aveva legami l’Aginter Press (una organizzazione di estrema destra che alimentava la destabilizzazione) guidata da Guerini Serac e che si è resa protagonista di tante azioni torbide.

Come è scritto in una relazione della commissione parlamentare sul terrorismo e le stragi della XIII legislatura: “Tra i collaboratori di Guerin Serac compaiono oltre ai noti ed immancabili Guido Giannettini e Pino Rauti, anche Giorgio Torchia e Gino Agnese, redattori del Tempo di Roma, e Michele Rallo, con Giannettini articolista del Secolo d’Italia”.

Come dire: la destra italiana invece di evocare in maniera impropria l’apartheid sanitario (che non esiste) potrebbe sempre condannare. – e magari scusarsi – per l’apartheid vero che tanti di quelli che ancora oggi vanno in giro a celebrare Mussolini all’epoca sostenevano in maniera entusiastica.

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