Quirinale, spunta l'ipotesi 'Covid hotel' per far votare i parlamentari positivi

Questa è l'ipotesi di Andrea Costa, sottosegretario alla Salute: "Bisogna fare ogni sforzo per mettere nelle condizioni di chi ha il diritto di esprimere il proprio voto, di poter votare per il presidente della Repubblica"

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19 Gennaio 2022 - 12.05


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In questi giorni si è sottolineata l’importanza del voto, per l’elezione del capo di Stato, da parte di tutti quei politici impossibilitati dal Covid. Allora presto detto e presto fatto: un covid hotel per consentire ai parlamentari positivi di votare per l’elezione del presidente della Repubblica.

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Questa è l’ipotesi che Andrea Costa, sottosegretario alla Salute, ha prospettato. “Bisogna fare ogni sforzo per mettere nelle condizioni di chi ha il diritto di esprimere il proprio voto, di poter votare per il presidente della Repubblica. Per quanto riguarda i positivi si potrebbe fare un Covid hotel a Roma e dare la possibilità ai positivi tramite spostamenti sicuri, di poter votare con la scheda a domicilio”, ha detto Costa.

“Si fa per le amministrative, alle provinciali ed alle comunali, credo per un’elezione importante come quella del presidente della Repubblica dobbiamo fare ogni sforzo per permettere a tutti di votare. L’ipotesi del Covid hotel è tecnicamente realizzabile, quindi dobbiamo valutarne la possibilità e l’opportunità di realizzarla”, ha aggiunto.

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Tra le ipotesi circolate in queste ore, spicca anche quella del voto a domicilio per i positivi e per chi è in quarantena.

Per ora tuttavia, come emerso dalla Conferenza dei capigruppo della Camera di due giorni fa, si delinea un muro contro muro tra centrodestra e centrosinistra, favorevole il primo a trovare un modo per salvaguardare il plenum, esigenza sottolineata da diversi costituzionalisti, contrario il secondo.

Diverse, oltre a quella accennata da Costa, le ipotesi sul tavolo, anche se non tutte realmente fattibili. La prima il voto da remoto, che richiederebbe l’allestimento di un apparato informatico di cui Senato e Camera non dispongono e che non può essere predisposto in pochi giorni.

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Altra possibilità, la creazione di un seggio ad hoc dove possano votare i positivi. Anche in questo caso non mancano gli ostacoli da superare, soprattutto non sarebbe sufficiente il ricorso al principio della cosiddetta autodichia, ma occorrerebbero delle norme statali per disciplinare lo spostamento per e dal seggio degli interessati.

Quindi, il voto a domicilio. In questo caso non sarebbero necessarie particolari regolamentazioni nè ottenere specifici nulla osta da parte della struttura di consulenza tecnico-scientifica che opera al Senato e alla Camera. In primo luogo verrebbe applicata la circolare emanata venerdì scorso che consente e disciplina la circolazione tra regioni anche per i positivi. Questi, una volta raggiunta Roma, dovrebbero indicare il proprio domicilio (un covid hotel secondo l’ipotesi di Costa) dove verrebbe raccolto il voto espresso, come è già avvenuto in passato in occasione delle elezioni amministrative e politiche per gli elettori che non potevano recarsi ai seggi.

La Giunta del Regolamento della Camera dovrebbe comunque predisporre una disciplina per stabilire le concrete modalità con le quali attuare questa procedura. Una decisione che tuttavia richiede prima un preventivo via libera da parte delle forze politiche, con un accordo pressoché unanime che al momento appare lontano.

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