Noi pacifisti possiamo festeggiare: non i complici del genocidio di Gaza
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Noi pacifisti possiamo festeggiare: non i complici del genocidio di Gaza

Chi non ha alzato un dito per fermare il genocidio a Gaza (vero presidente Meloni?). Chi ha irriso gli attivisti della Global Sumud Flotilla (vero senatore Gasparri?).

Noi pacifisti possiamo festeggiare: non i complici del genocidio di Gaza
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

9 Ottobre 2025 - 12.51


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Avete cominciato a sentirli. E il tam tam mediatico proseguirà martellante per tutta la giornata e per i giorni a venire. Chi non ha alzato un dito per fermare il genocidio a Gaza (vero presidente Meloni?). Chi ha irriso gli attivisti della Global Sumud Flotilla (vero senatore Gasparri?). Chi ha ridotto le grandiose manifestazioni di piazza per la Palestina a raduni di una moltitudine di facinorosi, violenti, e ovviamente antisemiti.

Tutta questa composita compagnia di giro è da ieri notte mobilitata per rivendicare a sé lo stop ai bombardamenti a Gaza e il rilascio degli ostaggi. Nel mirino è finita Elly Schlein (Bonelli e Fratoianni lo sono per definizione), colpevole ai loro occhi di non aver sposato tout court il pian-Trump, imponendo ai parlamentari del PD di astenersi sulla mozione del Governo che conteneva l’assunzione del piano-Trump.

Ecco il coro degli aedi di Giorgia e soci: “Estremista! Movimentista! Sinistrorsa!” con l’indice accusatore rivolto alla Segretaria dem. In questa opera di killeraggio politico-mediatico supportati dal “fuoco amico” dei “saggi riformisti” che combattono dall’interno la “deriva populista e piazzaiola” di Elly. 

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Vergogna. Vergogna. E ancora Vergogna.

Voi silenti, voi complici, voi che non avete mostrato un briciolo di empatìa umana verso i gazawi massacrati a Gaza (64mila bambini tra morti e amputati, ricorda l’Unicef). Voi non avete diritto di impartire lezioni. 

Se Donald Trump ha deciso di mettere all’angolo l’amico e sodale di Tel Aviv, Benjamin Netanyahu) è per due ragioni fondamentali. La prima: gli ultimi sondaggi certificano che anche nell’elettorato repubblicano americano, il filo-israelismo ad oltranza non paga più. Trump l’ha capito e si è ricordato, o l’hanno fatto per lui i suoi consiglieri più avveduti, è che proprio sulla Palestina, e sul riarmo d’Israele, che Kamala Harris, pagando il fio di Biden, ha perso le presidenziali (4milioni di giovani non l’hanno votata per questo, come le comunità musulmane in alcuni Stati-chiave dati in bilico).

La seconda ragione non è meno importante della prima. Ed è stato lo stesso Trump a spiegarla a brutto muso a Netanyahu in uno dei loro ultimi incontri. Lo hanno riportato siti e giornali americani informatissimi (Axios, Politico etc..), “Caro Benjamin, accetta questo piano che è l’unico modo per uscire bene da questo casino…Nel mondo tira una brutta aria per Israele, io ti sto salvando”. Le parole possono essere rimodulate, ma il concetto è questo.

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Nel mondo tira una brutta aria per Israele. Per l’Israele dei fascisti che lo governano. Per i carnefici di Gaza. Per i coloni pogromisti in Cisgiordania (non certo per l’Israele che ha manifestato con coraggio, continuità e determinazione contro Netanyahu e la sua banda). E a determinare questo cambio di clima sono stati i milioni che sono scesi in piazza in Italia, in Europa, nel mondo.

Siamo stati noi. Con la Palestina nel cuore. E se oggi, e speriamo per tanto tempo, i gazawi non vivranno l’incubo quotidiano delle bombe, della morte per fame o mancanza di cure. Se i bambini di Gaza, quelli ancora in vita, avranno un futuro (quale si vedrà), è anche per le tante e tanti che si sono mobilitati, che hanno sfidato la marina e l’esercito d’Israele. 

Siamo noi a poter festeggiare. Noi e non i complici della mattanza. 

Ma festeggiare non significa smobilitare. Tutt’altro. Siamo ancora lontani, molto lontani, dal raggiungimento di una pace giusta, tra pari. Lo Stato palestinese è ancora una ragione di lotta e non un dato acquisito. Così come la fine del pluridecennale assedio di Gaza.

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La Palestina è ancora da liberare. 

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